Parigi

La Francia decide sull'estradizione di dieci ex terroristi italiani

Devono tutti scontare condanne in Italia per fatti risalenti agli anni settanta e ottanta e sono rifugiati oltralpe da molti anni

La Francia decide sull'estradizione di dieci ex terroristi italiani
Ansa
I dieci per cui è attesa la decisione sull'estradizione: Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Luigi Bergamin, Enzo Calvitti e Maurizio Di Marzio. Roberta Cappelli, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti, Alimonti Giovanni e Raffaele Ventura

Nelle prossime ore la Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi deciderà il destino dei dieci italiani rifugiati in Francia condannati per reati legati all'eversione comunista negli anni ‘70 e ’80 e per i quali l'Italia ha chiesto l'estradizione. 

Saranno tutti presenti, a quanto si apprende, ad eccezione del settantottenne Giorgio Pietrostefani, il più anziano dei dieci e in condizioni precarie di salute. È stato uno dei fondatori di Lotta Continua, organizzazione extraparlamentare che operava pubblicamente ma a cui sentenze passate in giudicato addebitano l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, di cui Pietrostefani è stato riconosciuto come uno dei mandanti e per questo condannato a 22 anni.

In questi mesi si sono susseguite le udienze, che in buona parte sono stati rinvii per consentire l'invio dall'Italia di materiale relativo alle condanne penali. Ora che per tutti il dossier dovrebbe essere completo, la parola passa alla giustizia francese che, caso per caso, può decidere di accogliere la richiesta o respingerla. Possibile anche che per alcuni di loro venga disposto un ulteriore rinvio per consentire l'acquisizione di nuovi documenti.

I nove attesi domani in aula facevano tutti parte di formazioni armate di ispirazione comunista. Sono Enzo Calvitti, 67 anni, ex psicoterapeuta oggi in pensione ed ex Br condannato in contumacia a 18 anni di carcere per associazione a scopi terroristici e banda armata; Narciso Manenti, 64 anni, quaranta dei quali trascorsi in Francia, arredatore e gestore di una società di comunicazione, ex membro dei 'Nuclei armati per il contropotere territoriale', condannato nel 1983 all'ergastolo per l'omicidio dell'appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri; Giovanni Alimonti, 66 anni, che faceva  parte delle Brigate rosse e fu condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio, dieci anni prima, di un poliziotto, Nicola Simone. Roberta Cappelli, 66 anni, ex Br, condannata all'ergastolo per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, il 31 dicembre 1980, dell'agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981); Marina Petrella, 67 anni, anche lei militava nelle Brigate Rosse e fu condannata con Cappelli per l'omicidio del generale Galvaligi e inoltre per il sequestro del giudice Giovanni D'Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, per quello dell'assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, per l'attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).

L'elenco prosegue con Sergio Tornaghi, 63 anni, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Renato Briano, direttore generale dell'azienda "Ercole Marelli"; Maurizio Di Marzio, 60 anni, storico gestore a Parigi di un noto ristorante, che dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Raffaele Ventura, 70 anni, militava nelle Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione a Milano; Luigi Bergamin, 72 anni, ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti.

Per molto tempo la Francia ha escluso di concedere l'estradizione a chi vi si rifugiasse perché accusato di atti violenti di ispirazione politica: era la “Dottrina Mitterand”, dal nome del presidente in carica dal 1981 al 1995, che sotto la presidenza di Emmanuel Macron Parigi ha deciso di abbandonare.