Le tensioni tra i pentastellati

M5s, l'attacco di Casaleggio a Conte: "Un progetto distrutto in 15 mesi"

"Il Movimento oltre il punto di non ritorno" dice in un'intervista al Corriere della Sera. La scelta di Luigi Di Maio? "Giochi di palazzo"

M5s, l'attacco di Casaleggio a Conte: "Un progetto distrutto in 15 mesi"
(Ansa)
Il presidente dell'associazione Rousseau, Davide Casaleggio

Giuseppe Conte ha "distrutto in soli 15 mesi un progetto politico costruito con grandi successi in 15 anni". È il giudizio di Davide Casaleggio, figlio del fondatore del Movimento 5 Stelle, che in una intervista al Corriere della Sera elenca, a suo parere, i problemi insorti: "Con la guida Conte si sono persi l'80% degli elettori rispetto al 2017, si sono candidati 10 sindaci contro i 224 nel 2017, i gruppi locali sono scomparsi, si è persa la vicepresidenza in Europa, sono rimasti 5 europarlamentari su 14, e solo 167 parlamentari sui 339 iniziali perdendo anche la maggioranza relativa in Parlamento. Per molto meno un amministratore delegato di una azienda verrebbe licenziato in tronco o si dimetterebbe". Critiche anche sulla scelta fatta da Luigi Di Maio definita come un “gioco di palazzo”.

Un quadro che esclude un futuro per il M5s: "Credo si sia andati oltre il punto di non ritorno. Mi fa pensare a quel film comico in cui per poter prendere la pensione della nonna deceduta, i nipoti la mettevano nel congelatore facendo finta che fosse ancora viva. Tuttavia la pensione è sempre più magra vedendo il 2,2% di voti delle ultime amministrative". Le cause della scissione per Casaleggio stanno nel fatto che "oggi il processo è accentrato in una persona nominata che si consulta con organi nominati da lui stesso e che stranamente decidono tutto all'unanimità. Se non ci sono spazi di confronto è fisiologico che le persone escluse, che siano parlamentari, attivisti o elettori, ti abbandonino". 

E allora Casaleggio ricorda il giudizio "già detto da Grillo: credo che Conte sconti la sua totale inesperienza manageriale e anche l'assenza di una visione innovativa. Ha accentrato potere nelle stanze romane cancellando con un tratto di penna i gruppi locali che erano la rete strategica per promuovere i territori, e decidendo di non utilizzare un'architettura della partecipazione unica al mondo che consentiva di creare valore tra oltre 200 mila persone e che custodiva un know how decennale fondamentale".

Ma questo non significa che l'uscita di Luigi Di Maio sia la soluzione: "per ora mi sembra solo un gioco di palazzo in cui sono stati spostati parlamentari in un altro contenitore. Alle prossime elezioni al centro potrebbero esserci più partiti che elettori".