Una nuova Costituzione tunisina

La Tunisia a una svolta: sarà il primo stato arabo a non avere l'Islam come religione di Stato

Il presidente della Repubblica tunisino Kais Saied ha spiegato che lo Stato, per sua natura, non può avere una religione. La sua decisione viene vista anche come tentativo di mettere fuori gioco Ennahdha suo partito arci-rivale. Proteste nel Paese

La Tunisia a una svolta: sarà il primo stato arabo a non avere l'Islam come religione di Stato
@ansa
Kais Saied ha affermato che "la nuova Costituzione della Tunisia non farà riferimento ad uno Stato la cui religione è l'Islam, ma sancirà l'appartenenza a una umma (una comunità) che ha l'Islam come religione"

Svolta in Tunisia che dovrebbe diventare il primo Paese arabo a non avere l’Islam come religione di Stato nella propria Costituzione. Il presidente della Repubblica tunisino Kais Saied ha affermato che "la nuova Costituzione della Tunisia non farà riferimento ad uno Stato la cui religione è l'Islam, ma sancirà l'appartenenza a una umma (una comunità) che ha l'Islam come religione", ha detto parlando ai media all'aeroporto di Tunisi-Cartagine in occasione della partenza di un primo gruppo pellegrini per il pellegrinaggio a La Mecca.   

Saied ha spiegato che lo Stato, per sua natura, non può avere una religione. "Solo le persone fisiche hanno una religione", ha detto, ma poi, mantenendo qualche legame con la religione islamica: “lo Stato deve operare per il raggiungimento degli obiettivi dell'Islam e della 'Sharia'”. La nuova Costituzione sarà resa pubblica entro il 30 giugno per poi essere sottoposta a referendum popolare. 

La mossa di Saied fa parte dei suoi sforzi per riformare il sistema politico in Tunisia, accusato di essere corrotto e caotico, ma è anche vista come una manovra per mettere fuori gioco i partiti islamisti rivali. La nuova costituzione è al centro della tabella di marcia annunciata unilateralmente da Saied per la ricostruzione del sistema politico tunisino, dopo che nello scorso luglio il presidente ha estromesso il governo e sciolto il parlamento, in mosse descritte dai rivali come un colpo di stato.

Saied ha preso nelle sue mani la bozza del nuovo testo costituzionale quest'oggi consegnatogli da Sadeq Belaid, un professore di diritto costituzionale che una volta insegnava a Saied messo alla guida, il mese scorso, della commissione che redige la nuova costituzione. Belaid ha detto all'AFP che "l'80% dei tunisini è contro l'estremismo e contro l'uso della religione per fini politici".

"Non permetteremo che si usi la religione per impegnarsi nell'estremismo politico", ha detto Belaid. "Abbiamo partiti politici con le mani sporche. Che vi piaccia o no, non accetteremo queste persone sporche nella nostra democrazia".

I commenti di Belaid hanno innescato un acceso dibattito nel paese a maggioranza musulmana, che ha una forte tradizione di laicità, ma dove partiti di ispirazione islamista come l'arci-rivale di Saied, Ennahdha, hanno svolto un ruolo importante dalla rivoluzione del 2011.

 

Kais Saied @ansa
Kais Saied

La costituzione del 2014 era stata il prodotto di un compromesso duramente conquistato tra Ennahdha e i suoi rivali laici tre anni dopo la rivolta che aveva rovesciato il dittatore Zine El Abidine Ben Ali.

Il nuovo testo, prodotto attraverso un "dialogo nazionale" che ha escluso però le forze di opposizione, come richiesto invece dai Paesi del G7 e dall’Unione Europea, è stato boicottato dalla potente confederazione sindacale UGTT. Il testo dovrebbe essere approvato da Saied entro la fine di giugno prima di essere presentato agli elettori per il referendum  il 25 luglio. Ma sono migliaia i tunisini che hanno protestato contro il referendum nella capitale durante l'ultimo fine settimana.

Le decisioni di Saied sono state accolte con favore da una parte della popolazione tunisina stanca del sistema post-rivoluzionario corrotto e spesso caotico, ma i molti che non lo approvano temono che il nuovo progetto, di stampo marcatamente presidenzialista, possa restituire il paese all'autocrazia.

Nella road map del presidente c'è dunque il referendum costituzionale del 25 luglio prossimo, per il quale non ci sarebbe bisogno di un quorum, ed elezioni parlamentari anticipate il 17 dicembre. Fonti stampa indicano che il capo dello Stato abbia intenzione di modificare la legge elettorale per impedire ai partiti rivali di presentarsi al voto.