Censura russa: gli Usa finanziano vpn gratuiti per aiutare i dissidenti

Le reti private virtuali sono elaborate da aziende informatiche statunitensi: "l nostro strumento è utilizzato principalmente da persone che cercano di accedere ai media indipendenti"

Censura russa: gli Usa finanziano vpn gratuiti per aiutare i dissidenti
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Sicurezza informatica

La risposta alla censura russa sul world wide web verso i propri connazionali arriva dagli Stati Uniti.

Da quando il Cremlino ha intensificato le restrizioni sui media indipendenti e i giornalisti minacciati di ripercussioni penali in caso di critiche verso la strategia putiniana, per i russi accedere a internet e alle notizie non di regime è diventato quasi impossibile. 

In loro aiuto sta accorrendo l'Open Technology Fund (Otf), sostenuto dal governo Usa, che sta economicamente sostenendo un folto gruppo di aziende americane affinché possano fornire reti private virtuali (vpn) gratuitamente a milioni di russi, in modo che questi ultimi possano visitare i siti web bloccati dalla censura.

"Sono in corso iniziative di ogni tipo e per mantenerle in vita è necessario internet, perché non puoi riunirti di persona o perché gli attivisti sono sparsi per il mondo", ha detto Natalia Krapiva, consulente legale tecnico di una tra le aziende informatiche interessate: “È molto importante per i russi essere connessi all'intero world wide web per mantenere viva la resistenza".

I software vpn creano quello che è praticamente un canale privato su internet per il flusso di dati e il loro uso è esploso in Russia dall'invasione dell'Ucraina. "Il nostro strumento è utilizzato principalmente da persone che cercano di accedere ai media indipendenti, quindi il finanziamento dell'Otf è stato assolutamente fondamentale", ha affermato il portavoce di una delle società coinvolte. 

L’Open Technology Fund ha già stimato come circa quattro milioni di utenti in Russia abbiano ricevuto i vpn. Una di queste ha visto un importante aumento dell'utenza russa, con un numero che è salito da circa 48.000 il giorno prima dell'invasione del 24 febbraio a più di un milione al giorno entro la metà di marzo.

Ai primi di marzo il direttore di una delle 11 testate di informazione russe raccontava: "Il governo ci sta ordinando di non usare le parole guerra, invasione e vittime civili".