Monitoraggio settimanale Gimbe

Covid, corrono i contagi (+55%) e i ricoveri in intensiva (+36%)

Sono 38 le province con oltre mille casi per centomila abitanti. Cartabellotta: "Non abbandoniamo le mascherine al chiuso e usiamole per gli assembramenti all'aperto"

Covid, corrono i contagi (+55%) e i ricoveri in intensiva (+36%)
(LaPresse)
Tornano ad aumentare i ricoveri in terapia intensiva

Continua l’aumento dei nuovi contagi e ospedalizzazioni da Covid per la terza settimana consecutiva con un raddoppio dei casi di circa 10 giorni. 

La media mobile, fanno sapere dal monitoraggio settimanale Gimbe, supera gli 85 mila casi al giorno. 


Nella settimana 29 giugno-5 luglio tutte le Regioni registrano un incremento percentuale dei nuovi casi: dal 24,7% della Sardegna al 95,9% della Lombardia. Rispetto alla settimana precedente, in tutte le Province si rileva un aumento percentuale dei nuovi casi (dal +11,1% di Cagliari al +120,7% di Sondrio). L’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti in 103 Province, di cui 38 registrano 1.000 casi per 100.000 abitanti.

Si registra un aumento del numero dei tamponi totali (+33,3%). In particolare l’aumento è stato del 38,5% per i tamponi rapidi (+503.389) e dell’11,3% per quelli molecolari (+34.722).


“Sul fronte degli ospedali – afferma Marco Mosti, Direttore– continuano ad aumentare i ricoveri sia in area medica (+32,6%) che in terapia intensiva (+36,3%)”.  Segnano un netto aumento anche gli ingressi giornalieri in terapia intensiva con una media mobile a 7 giorni di 40 ingressi/die rispetto ai 29 della settimana precedente. 


E se nel dibattito pubblico e professionale si vuole fare la distinzione tra pazienti ricoverati in area medica con COVID e per COVID Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, risponde: “Anche se siamo ancora molto lontani da situazioni di grave sovraccarico ospedaliero, esistono reali motivi di preoccupazione. Innanzitutto, l’occupazione dei posti letto è destinata ad aumentare nelle prossime settimane, in un periodo in cui tra ferie estive e assenze per isolamento il personale sanitario è numericamente ridotto, con conseguente peggioramento della qualità dell’assistenza e aumento dello stress su chi è in servizio.  In secondo luogo, la maggior parte dei ricoveri in area medica riguarda pazienti anziani con patologie multiple, nelle quali il COVID peggiora un equilibrio di salute già instabile. Infine, il progressivo sovraccarico ospedaliero porta a rimandare prestazioni chirurgiche e visite specialistiche non urgenti, alimentando quelle liste di attesa che le Regioni – nonostante quasi un miliardo di euro stanziato dal Governo – non sono ancora riuscite a recuperare con buona pace dei pazienti bloccati in un limbo di cui si fatica a intravedere la fine”.


Continuano anche a crescere i decessi: 464 negli ultimi 7 giorni (di cui 27 riferiti a periodi precedenti), con una media di 66 al giorno rispetto ai 56 della settimana precedente.


Terza e quarta dose: rischi per anziani e immunodepressi scoperti


“Il netto aumento della circolazione virale – spiega il Presidente – aumenta la probabilità di contagio e lo sviluppo di malattia grave in chi ha fatto la terza dose da oltre 120 giorni: per questo appare un vero azzardo la scelta di rimandare la quarta dose all’autunno con i “vaccini aggiornati”, di cui ad oggi non si conoscono né le tempistiche di reale disponibilità né gli effetti sulla malattia grave. 

In tal senso è inaccettabile che, mentre la somministrazione delle quarte dosi per i pazienti vulnerabili rimane sostanzialmente al palo, peraltro con rilevanti diseguaglianze regionali, il dibattito si sposti sull’opportunità di allargare la platea a tutti gli over 70, senza prima potenziare le capacità di chiamata attiva da parte delle Regioni ‘a fondo classifica’”.  


“Oltre ad accelerare ora la somministrazione della quarta dose nei pazienti vulnerabili – continua Cartabellotta - è indispensabile contenere la circolazione virale utilizzando le mascherine al chiuso, in particolare in luoghi affollati e poco ventilati, oltre che all’aperto in condizioni di grandi assembramenti con attività ad elevata probabilità di contagio. Infatti, al di là della scelta individuale di dichiarare alle autorità sanitarie la propria positività, l’isolamento domiciliare non è sinonimo di asintomaticità e bisogna chiedersi quanto costa al Paese (giornate lavorative perse, attività chiuse per COVID, vacanze cancellate, etc.) un’elevata percentuale di popolazione sintomatica e/o isolata a domicilio per COVID, che peraltro rischia di determinare un “lockdown di fatto” su vari servizi, inclusi quelli turistici. 

Se il muro eretto dalla vaccinazione ha ridotto ospedalizzazioni e mortalità, oggi l’utilizzo della mascherina rimane lo strumento più efficace che ciascuno di noi ha per arginare la diffusione del virus: utilizziamola, facciamolo per la nostra salute, per i professionisti sanitari stremati da due anni e mezzo di pandemia, per l’economia del nostro Paese e per non ritrovarci nuovamente con gli ospedali in sovraccarico che causano inaccettabili ritardi alle cure di tutti i cittadini”.