Crisi di governo a un bivio, il giorno più lungo del premier Draghi

Domani il discorso alle Camere per chiedere il sostegno decisivo, tra i dilemmi dei 5Stelle e il rinnovato appoggio del centrosinistra. Salvini e Berlusconi si vedono a Roma, assente Giorgia Meloni

Crisi di governo a un bivio, il giorno più lungo del premier Draghi
Augusto Casasoli/A3/Contrasto

È la vigilia del D-day (“D” come Draghi), la data cruciale che determinerà il futuro del governo e la sorte del presidente del Consiglio. Se sarà ancora lui, l’ex banchiere centrale stimato in mezzo mondo e forte del sostegno di sindaci e amministratori locali, a guidare l’esecutivo nato un anno e mezzo fa; o se il presidente Mattarella non potrà far altro che ridare la parola agli elettori per una nuova legislatura e un nuovo Parlamento (dimezzato).

Draghi passa questa vigilia chiuso a Palazzo Chigi, impegnato a scrivere il discorso che farà domani in Senato. Forse, il più importante di quelli pronunciati finora da premier, per il messaggio da trasmettere ai partiti che lo sostengono e ai parlamentari più incerti da portare dalla sua parte. La febbrile attesa che agita la maggioranza di un esecutivo appeso a un filo, scandita dagli incontri con il presidente della Repubblica al Quirinale, l'ultimo oggi in tarda mattinata.

I partiti, si diceva. Da un lato, il principale azionista di maggioranza del centrosinistra, quel Pd finora leale a Draghi e stra-convinto sostenitore della linea del governo. La vicinanza del Partito Democratico al presidente del Consiglio è stata plasticamente certificata dall’incontro di questa mattina a Palazzo Chigi fra Draghi e il segretario Enrico Letta. Un impegno, quello dei democratici, dettato dalle scadenze del Pnrr e di tutti i provvedimenti adottati in questi mesi a fronte delle varie crisi che hanno investito il Paese, dal caro energia agli aiuti da confermare all’Ucraina, dall’impennata dei prezzi all’emergenza siccità. Con un occhio alle proposte di iniziativa parlamentare, lo Ius scholae e la legalizzazione delle droghe leggere, che – a dispetto di un cammino a dir poco accidentato – si è comunque cercato di portare avanti. Nella convinzione che si sarebbe dovuto attendere un nuovo Parlamento, e una nuova maggioranza, per approvarle. Superare l’ostilità dei partner di governo sul coté destro sarebbe, infatti, quasi impossibile.

La destra, quindi. Da un lato l’unico partito di opposizione al governo, Fratelli d’Italia col vento in poppa dei sondaggi e la sua leader che si sfrega le mani e pregusta il primo posto alle prossime – e sempre più vicine – elezioni politiche. E, dall’altro lato, Salvini e Berlusconi, che oggi si vedono a Roma per concordare una linea comune di rinnovato sostegno al premier, appoggiato fino a ieri. In casa Lega, infatti, c’è chi scommette che il segretario sposi la linea “governista” del ministro Giorgetti (e degli amministratori locali) per confermare l’appoggio a Draghi, sicuri che anche Forza Italia, e il suo dominus, vogliano restare su questo tracciato. Tuttavia, su un punto Salvini e Berlusconi hanno subito trovato una linea convergente: entrambi hanno ribadito con fermezza la propria contrarietà alla prosecuzione di un impegno di governo con il Movimento 5 Stelle, rivelatosi ormai troppo inaffidabile.

I 5 Stelle, infine. A conti fatti, è sull’ormai ex principale gruppo parlamentare di questa legislatura agli sgoccioli che si concentrano le valutazioni, i calcoli col pallottoliere, le ipotesi “scissione nella scissione”, linea governista vs linea barricadera da “grillini della prima ora”. Forse, l’unica possibilità per Draghi di ottenere un sì in extremis alla prosecuzione del cammino è il ribadire i famosi nove punti programmatici chiesti a gran voce da Giuseppe Conte e confermati dal premier in tempi non sospetti, che molto probabilmente domani saranno rievocati nel discorso del presidente del Consiglio in Senato. Nel frattempo, oggi pomeriggio i gruppi parlamentari 5Stelle tornano a vedersi: il D-day sarà il giorno più lungo.