Omicidio Caccia

Delitto Caccia, la procura generale di Milano riapre le indagini

Il magistrato fu ucciso nel 1983, indagava sulla 'ndrangheta in Piemonte

Delitto Caccia, la procura generale di Milano riapre le indagini
(Ansa)
Una foto di archivio del procuratore Capo di Torino Bruno Caccia

Si riaprono le indagini sul caso di Bruno Caccia, il magistrato ucciso a Torino il 26 giugno 1983. La procura generale di Milano, che da tempo ha un fascicolo aperto, oggi ha raccolto le dichiarazioni di Rocco Schirripa, 69 anni, un ex panettiere, considerato vicino alla 'ndrangheta, che sta scontando l'ergastolo perché considerato uno degli esecutori materiali. Schirripa fu arrestato nel 2015. Per lui l'ergastolo è diventato irrevocabile nel 2020, ma quello di Caccia è un omicidio su cui gravano ancora, nonostante i processi e le sentenze, diversi aspetti da chiarire. Nel 1992 era stato condannato in via definitiva al carcere a vita un presunto boss, Domenico Belfiore, in qualità di mandante.

Rocco Schirripa, arrestato come presunto esecutore materiale dell'omicidio del 1983 del procuratore di Torino Bruno Caccia (Ansa)
Rocco Schirripa, arrestato come presunto esecutore materiale dell'omicidio del 1983 del procuratore di Torino Bruno Caccia

Molti anni dopo, nel 2018, la procura generale di Milano prese in carico un fascicolo su Francesco D'Onofrio: si tratta di un ex militante dei Colp, formazione eversiva di estrema sinistra nata dalla dissoluzione di Prima Linea, dalla quale si dissociò formalmente nel 1987. A Torino gli investigatori dell'antimafia sono convinti che fosse anche legato alla criminalità calabrese e che avesse avuto un ruolo nel delitto Caccia. D'Onofrio però ha sempre negato di essere uno 'ndranghetista, sostenendo anzi di "dissentire completamente" dal quel genere di mentalità. Quanto all'omicidio del magistrato, ha respinto qualsiasi coinvolgimento.