Il confronto in Aula

Dl Aiuti: la maggioranza lavora a un accordo per evitare la fiducia

Rinviato l'esame alla Camera, attesi i pareri del ministero dell'Economia sugli emendamenti al provvedimento che dovrebbe essere approvato entro il 15 luglio. FdI annuncia ostruzionismo sul decreto

Dl Aiuti: la maggioranza lavora a un accordo per evitare la fiducia
ANSA/ETTORE FERRARI
Aula della Camera dei Deputati, immagine di repertorio

Si cerca una mediazione all'interno della maggioranza sul Dl Aiuti per evitare al governo di mettere la fiducia sul provvedimento. Va trovata una - non facile - intesa e vanno sciolti  i nodi politici legati ad alcuni punti critici del decreto. Se sembra ormai archiviata la questione relativa al termovalorizzatore di Roma, la cui norma dovrebbe comunque passare, rimangono aperti al momento i fronti legati al Superbonus e al prezzo del gas, su cui il Movimento 5 Stelle avrebbe chiesto l'impegno del governo. Dopo la richiesta (approvata) di rinviare tutti i punti all'ordine del giorno in Aula alle 18,30 queste ore potranno servire per individuare una soluzione. La richiesta del rinvio, rispetto alla convocazione della seduta fissata per le 12, è stata motivata dalla maggioranza con l'attesa dei pareri del ministero dell'Economia sugli emendamenti al provvedimento. La maggioranza ha messo in votazione la sospensione ottenendo un  largo consenso nonostante la contrarietà dell'opposizione. Si cerca, comunque, un accordo per evitare il ricorso alla fiducia o il ritorno del testo in commissione, perciò governo e maggioranza sono al lavoro su alcune modifiche al testo e sulla rinuncia, da parte dell'Esecutivo, al voto di fiducia. Il provvedimento dovrebbe essere approvato entro il 15 luglio, il testo infatti scade il 16 luglio e deve essere discusso anche in Senato.

Nel corso della discussione generale sul provvedimento, ieri, erano emerse tensioni, soprattutto da parte M5S, su temi sostenuti dalle altre componenti della coalizione, come il termovalorizzatore a Roma, e la 'stretta' sul reddito di cittadinanza e sul Superbonus. Perplessità sarebbero state, peraltro, registrate anche intorno alla norma, voluta dal Pd, sulle limitazioni agli affitti turistici a Venezia. Il M5S, riportano alcune  fonti, avrebbe puntato i piedi per evitare la fiducia, chiedendo con  forza una norma sul superbonus che sollevi dalle responsabilità  l'ultimo titolare del credito, con l'obiettivo di oliare un meccanismo che sembra essersi inceppato. Pd e Leu chiedono che, in caso di  mancata fiducia, il governo dia garanzie su alcuni temi sensibili  contenuti nel decreto.   La Lega spinge, invece, per la fiducia, "sarebbe un precedente grave non porla, perché con noi certe attenzioni non ci sono mai state, quindi si  aprirebbe un problema politico", il ragionamento consegnato al  ministro con i Rapporti con il Parlamento Federico D'Incà chiamato a  gestire una partita difficile.        

Ma c'è chi è pronto a scommettere che la Lega sarebbe disposta a chiudere un occhio sulla fiducia al Dl Aiuti pur di veder slittare il testo sullo Ius Scholae, un rinvio che sarebbe  tuttavia irricevibile per i Dem e Leu. Secondo fonti parlamentari nel corso di un incontro con i senatori Matteo Salvini ha ribadito la sua contrarietà al confronto su “temi divisivi”. Mentre la decisione dell'esecutivo di non mettere la fiducia - almeno per il momento - sul decreto viene considerata una sponda al Movimento 5 Stelle. Il partito di via Bellerio ha messo così, sul tavolo le proprie richieste per l'agenda di governo e dice di aspettare dei segnali concreti da parte del capo dell'esecutivo. Una situazione complessa e sintomatica delle tensioni che sta vivendo il governo, alle prese con  le fibrillazioni delle forze di maggioranza, in particolare alla vigilia dell'incontro chiarificatore tra il premier Mario Draghi e il leader  M5S Giuseppe Conte.

Intanto dall'opposizione l'annuncio di voler fare barricate. FdI intende praticare ostruzionismo sul decreto a fronte dello stallo della maggioranza spaccata sul tema: lo conferma un parlamentare del gruppo di Giorgia Meloni. Questo potrebbe complicare l'esame del testo, che scade il 16 luglio e deve ancora andare al Senato. I voti complessivi in Assemblea sono quasi 330: se l'opposizione usasse tutti i tempi messi a disposizione dal regolamento per intervenire, il rischio di compromettere la conversione del testo sarebbe più che realistico.