Verso le elezioni politiche

La corsa dei partiti su programmi e alleanze: agenda Draghi e manovre al Centro

Due mesi al voto: turbolenze sulla premiership nel centrodestra. FdI: "Forza Italia e Lega dichiarino candidato premier". Il campo aperto del Pd per battere le destre. Calenda propone un Patto Repubblicano. Renzi: "Pronti a correre soli"

La corsa dei partiti su programmi e alleanze: agenda Draghi e manovre al Centro
Ansa
Benedetto Della Vedova, Carlo Calenda, Emma Bonino e Matteo Richetti presentano il "Patto Repubblicano"

Proposte di alleanze, convergenze possibili sui programmi e veti, veri o presunti, su cui intavolare trattative: i giornali del 25 luglio, a due mesi esatti dalle elezioni, fotografano una scena di grande agitazione e fermento nelle forze politiche. La crisi di governo e il voto anticipato, benché atteso in alcuni casi, hanno spiazzato non solo i cittadini ma gli stessi partiti alle prese con una campagna elettorale in piena estate, rapida e insolita. 

Il Pd, abbandonato il campo largo e sancita la rottura - “irreversibile” - secondo il segretario Letta - con il M5s artefice della crisi, lavora a una lista di Democratici e progressisti, con cui provare a battere le destre. Il dialogo è in corso con Articolo Uno - Roberto Speranza avrebbe già dato il via libera - con i Verdi e Sinistra italiana, e i socialisti. E con quelle realtà fuori dai partiti che col Pd hanno condiviso il percorso delle agorà. Anche Zingaretti chiude ai 5s e si dice disponibile a scendere in campo. I lavori sono in corso. C'è un'area che guarda al Centro con cui il segretario Dem potrebbe interloquire. Il Nazareno appare disponibile a cercare vie comuni con i transfughi di Forza Italia. C'è la forza politica guidata da Luigi Di Maio, Insieme per il Futuro: "Dobbiamo costruire l'alleanza dei moderati per dare una alternativa" rispetto al "partito di Conte di estrema sinistra" e al "centrodestra che è estrema destra", da costruire "sulla base dell'agenda Draghi", dice il leader di Ipf. Poi ci sono Carlo Calenda e Matteo Renzi. Ma in tal caso i nodi e le ruggini, del passato e del presente, complicano il percorso di avvicinamento. Renzi, ad esempio, ci tiene a ricordarlo: "Se c'è un veto politico su di noi ne prendiamo atto. In una coalizione che va da Fratoianni a Toti passando per Brunetta, Gelmini e Orlando qualcuno mette veti su di noi? Per cosa? Forse perché siamo stati gli unici a proporre Draghi mentre loro inneggiavano a Conte creandone il mito di 'fortissimo riferimento progressista"? Se invece il veto è legato all'astio di Letta per le vicende del 2014, non possiamo farci niente: per noi conta la politica non i rancori personali", dice il leader di Italia Viva in una intervista al Corriere. 

D'altro canto anche Carlo Calenda, presentando il Patto repubblicano con +Europa “aperto a chi vuole esserci” tiene il punto sui distinguo. Non esclude una possibile alleanza con il Pd  “su una base comune di valori e programmi, riassumibili nell'agenda Draghi”, ma “Letta deve domandare a tutti i suoi compagni di strada se sono d'accordo" proprio su questo. “Se uno dice no all'invio di armi in Ucraina e un altro dice che non vuole il rigassificatore, di che parliamo? Che offerta politica sarebbe? Molto confusa e con poco appeal”. Insomma, quello del leader di Azione “non è un aut-aut”, come dice, ma mette certamente paletti precisi alle mosse del segretario dem. ”Gli vogliamo bene, è una persona seria, siamo disponibili a discutere con tutti sulle cose da fare". E le cose sono: "Rigassificatori, termovalorizzatori, se necessario fatti militarizzando le aree in cui dovranno esserci. Revisione del reddito di cittadinanza, salario minimo. Facciamo un'agenda, un Patto repubblicano aperto ai cittadini e alle personalità politiche. Chi ci vuole stare ci sta e noi siamo molto contenti". Con qualche eccezione, a partire dalle forze che hanno contribuito alla caduta del governo, l'M5s ma anche a chi, pur avendone fatto parte, ha preso altre strade come il ministro degli Esteri. Tranchant, infatti, il commento dell'eurodeputato, che interpellato su Di Maio ha risposto "non so proprio chi sia". Un inequivocabile “Di Maio chi?” .

Letta, intanto, ha cominciato a mettere in moto la complessa macchina elettorale: 100 mila volontari da mobilitare sui territori a partire dalla rete capillare del Partito Democratico in ogni provincia italiana. Andando dalle persone laddove sono: in vacanza ma anche e soprattutto nei luoghi del disagio e delle solitudini. Nelle grandi aree metropolitane come nei piccoli centri. Una campagna elettorale “casa per casa, con umiltà” dice Letta, che domani in Direzione Nazionale chiederà allo stato maggiore dem di supportare il suo piano per contendere alla "peggiore destra di sempre" la guida del Paese per i prossimi 5 anni. "Sarà una sfida tra noi e la Meloni. E il Pd è al lavoro nel solco della serietà e del patriottismo di Mario Draghi e con una agenda democratica e progressista". Dunque, prima di tutto confronto sulle idee. “Sostenibilità ambientale, lavoro, giustizia sociale, diritti: sono i pilastri del centrosinistra e la bussola del Pd ormai da anni”, ricordano al Nazareno.

 

 

Enrico Letta @ansa
Enrico Letta

Se il “campo aperto” del centrosinistra è tutto da definire, nel centrodestra la tensione resta alta sulla questione della premiership. "Forza Italia e Lega dichiarino qual è il candidato premier prima del voto. Per noi la chiarezza è essenziale. Ci sono punti che non si possono più eludere. Il primo è il patto anti-inciucio, un pilastro di trasparenza", dichiara in un'intervista a Il Messaggero, Francesco Lollobrigida, capogruppo di FdI alla Camera, "ci aspettiamo - dice - che le regole che ha sempre usato il centrodestra vengano ribadite". 

Proprio su tali regole e su quelle per la suddivisione delle quote nei collegi, in vista del voto il 25 settembre, mercoledì prossimo è in programma un vertice ufficiale della coalizione, a Montecitorio, in una sede istituzionale e "neutra" come chiesto più volte da Giorgia Meloni. Silvio Berlusconi, già sceso in campo con la prima bozza del programma elettorale è pronto a fare la sua parte. Non solo con la sua candidatura per il Senato dove, secondo indiscrezioni di stampa - smentite però dal coordinatore nazionale di Forza Italia Tajani che le ha definite “bassezze” - potrebbe ambire alla Presidenza. Ma il nodo della premiership resta quello più delicato per la coalizione. La leader di FdI è la più accreditata dai sondaggi ad ottenere quei voti in più per candidarsi a palazzo Chigi in caso di vittoria e avverte. “Con la campagna elettorale è ripartita, puntuale come sempre, la macchina del fango contro me e Fratelli d'Italia”. Il riferimento è alla stampa estera, dopo l'attacco del New York Times sulla possibile vittoria di "un'alleanza dominata da nazionalisti e populisti di estrema destra", ma non solo. Ad amplificare i timori della leader di FdI ci sono anche le ipotesi sull'indicazione di Antonio Tajani per la presidenza del Consiglio. "Noi chiediamo pari dignità, chiediamo non cambino le regole né sui collegi né su come si sceglie un candidato. O si vince insieme e si perde insieme" chiarisce Ignazio La Russa. Da parte sua Tajani minimizza la questione: "Io non sono candidato a nulla. Sto bene dove sto. Ora l'importante è lavorare per gli italiani", dice.

Giorgia Meloni alla convetion di Fratelli d'Italia ansa
Giorgia Meloni alla convetion di Fratelli d'Italia

A giocare il ruolo di mediatore, a quanto pare, è il leader della Lega Matteo Salvini: Berlusconi "può aspirare a qualsiasi incarico" mentre per la premiership conferma: "Chi prende più voti indica il premier". Forza Italia, d'altra parte, ha ora urgente necessità di rassicurare gli elettori moderati ed evitare, dopo lo strappo sul governo Draghi, la fuga di altri esponenti dopo quelle di Gelmini e Brunetta (in mattinata ad annunciare l'addio anche Annalisa Baroni). 

La rottura con il premier "è stata un atto di irresponsabilità motivato da una valutazione di tipo opportunistico" ha sibilato il ministro in tv, ospite di Lucia Annunziata su Rai3, contestando anche l'atto di body shaming sulla sua statura che gli era stato rivolto dalla compagna del Cavaliere, Marta Fascina. L' ex azzurro Brunetta propone "un rassemblement repubblicano" e lavora ad un listone che metta insieme i sostenitori dell'agenda Draghi. 

La speranza è quella di coinvolgere anche Mariastella Gelmini, che si è presa ancora qualche giorno di riflessione per annunciare i suoi programmi, e anche Mara Carfagna, entrambe corteggiate comunque da Carlo Calenda. E proprio a Calenda, dopo la presentazione del Patto repubblicano, Gelmini ha risposto facendo trapelare il suo orientamento: "Ho letto il manifesto di Azione.Europeismo e atlantismo, infrastrutture, Pnrr, industria 4.0,revisione del reddito di cittadinanza. E' l'agenda Draghi ed è quello che serve all'Italia. Carlo Calenda io ci sono, vediamoci" ha scritto su twitter.

Mentre anche un'altra azzurra del calibro di Letizia Moratti medita di abbandonare il partito e dimettersi "in proprio". Dopo aver dato la sua disponibilità alla coalizione di centrodestra per succedere ad Attilio Fontana in Lombardia, secondo il Corriere della Sera l'assessora alla Sanità lombarda potrebbe mettersi alla guida di una nuova formazione, anch'essa che punta al Centro e tutta da costruire.