Sanità

Fiaso: “Italiani più longevi e in salute. Ora occorre investire in sanità, innovazione e sviluppo”

Il presidente Fiaso Giovanni Migliore: “A fronte di nuovi bisogni sanitari non è cresciuto l'investimento per il personale: mancano 40mila professionisti”

Fiaso: “Italiani più longevi e in salute. Ora occorre investire in sanità, innovazione e sviluppo”
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Attrezzature mediche, medici

Italiani più longevi e in salute, ma personale sanitario ridotto del 5,6% dal 2010 a oggi. Questi i dati presentati in occasione dei 30 anni della legge che ha sancito il passaggio dalle Usl (Unità Sanitarie Locali) alle Asl (Aziende sanitarie pubbliche), "Da 30 anni al servizio dei cittadini: il direttore generale nelle aziende sanitarie pubbliche". Al Ministero della Salute il confronto tra i manager della Fiaso, la Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere anche alla luce dell’esperienza legata alla pandemia. "Ora lo sforzo straordinario dell'emergenza Covid deve essere trasformato in ordinarietà - evidenzia il presidente Fiaso, Giovanni Migliore - i direttori sono cruciali nel Ssn, ma serve personale, già 10 regioni su 20 hanno avviato le stabilizzazioni Covid".

Il ministro della Salute Roberto Speranza intervenendo in merito alle difficoltà legate alla pandemia, ha sottolineato che il "Covid è ancora una sfida aperta, la partita non è archiviata: ce lo dicono i numeri di questi giorni. Francia e Germania sono molto sopra i 100mila casi al giorno, noi siamo in una fase di ripresa dei contagi che crescono e se si alzano, anche se la percentuale di ricaduta sui nostri presidi sanitari è più limitata rispetto al passato, ci sarà comunque una ricaduta con cui dover fare i conti". 

"Il nostro Sistema sanitario nazionale sta diventando un punto di riferimento, il nostro modello organizzativo, ispirato sul modello inglese, oggi è uno dei pochi sistemi universalistici e molti paesi guardano all'Italia con grande interesse e come punto di riferimento" ha affermato il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro.

Lo stato di salute della popolazione italiana è anche documentato dal confronto internazionale, l’aspettativa di vita in casa nostra è tra le più elevate: dai 79,9 anni del 2000 è salita agli 83,6 del 2019 più alta di Germania, Francia, Regno Unito, Svezia e seconda in Europa solo alla Spagna con 83,9 anni. 

Anche la mortalità neonatale è scesa da 3,5 per mille del 2000 a 1,9 del 2019, tra le più basse in Europa. Prendendo in considerazione gli indicatori associati alle performance del SSN, come le prestazioni sentinella sugli standard quantitativi, strutturali, tecnologici e qualitativi della assistenza ospedaliera (ad esempio le fratture di femore con una capacità di intervento in 48 ore raddoppiata dal 31 al 66% o i parti cesarei ridotti dal 28 al 22%), i dati sono in costante miglioramento nel decennio 2010-2019. In dieci anni, inoltre, si sono ridotti i ricoveri per asma e diabete del 60% e grazie all'assistenza e alle cure extraospedaliere sono diminuite del 30% le giornate di ricovero in vent'anni. "L'aziendalizzazione e il management hanno assicurato ottimi risultati, sia per i livelli di salute raggiunti dal paese in trent'anni, sia sul piano economico - commenta Giovanni Migliore - Gli ultimi due anni di pandemia, inoltre, hanno dimostrato come la figura del direttore generale, in grado di elaborare modelli di gestione flessibili e di rispondere con tempestività alle emergenze, sia cruciale nell'assetto del servizio sanitario. Da dieci anni, però, a fronte di nuovi bisogni sanitari e con l'invecchiamento della popolazione, non è cresciuto affatto l'investimento per il personale: mancano 40mila professionisti. Nel corso dell'emergenza abbiamo reclutato precari che ora, grazie alla legge sulle stabilizzazioni, possono essere assunti: già 10 regioni su 20 hanno stipulato accordi con le organizzazioni sindacali per procedere con i contratti a tempo indeterminato. Ma, per colmare il divario decennale, occorre anche abbandonare la logica dei tetti di spesa e incrementare il finanziamento destinato alle assunzioni di nuovi professionisti che potranno fare la differenza nella sanità del futuro con le sfide del Pnrr. Dobbiamo allineare infine la percentuale di risorse destinate alla sanità a quella della media europea; perché investire in sanità, oltre che tutelare la salute, significa anche garantire innovazione e sviluppo al Paese, per poter continuare a guardare con fiducia al futuro".

 

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