La crisi dell'energia

Gas, sciopero in Norvegia mette a rischio le esportazioni in Europa

"Le esportazioni norvegesi rappresentano un quarto dell’energia europea e l’Europa dipende interamente dalle forniture norvegesi in una fase di tagli agli approvvigionamenti dalla Russia", riferisce un'organizzazione del settore

Gas, sciopero in Norvegia mette a rischio le esportazioni in Europa
(Ansa/repertorio)
Una piattaforma petrolifera in Norvegia nel Mare del Nord

Uno sciopero dei lavoratori delle piattaforme per l’estrazione di petrolio e gas nel Mare del Nord in Norvegia ha fermato la produzione, cosa che potrebbe avere conseguenze temporanee per le forniture all’Europa e che aggraverebbe così la situazione di carenze legate alle sanzioni contro la Russia.

Si ipotizza, infatti, una riduzione del 60% delle esportazioni di gas nel prossimo week end. A stimarlo è l’associazione Norsk Olje & Gass che riunisce le aziende attive nel settore. 

Se lo sciopero continuerà, le esportazioni di gas della Norvegia dovrebbero essere ridotte di oltre la metà entro sabato e di oltre 340.000 barili di petrolio grezzo. “Quasi il 60% delle esportazioni di gas dalla piattaforma continentale norvegese sarà influenzato dall’azione di sciopero se sarà ulteriormente intensificata”, afferma il gruppo.

“Lo sciopero comporterà una perdita di produzione di petrolio di 130.000 barili al giorno e una perdita di produzione di gas di 292.000 barili di petrolio equivalente al giorno”, ha affermato l’organizzazione.

Le esportazioni norvegesi rappresentano un quarto dell’energia europea e l’Europa dipende interamente dalle forniture norvegesi in una fase in cui i tagli agli approvvigionamenti dalla Russia hanno reso molto nervoso il mercato del gas”, fa sapere l’associazione.

La compagnia Equinor ha fermato la produzione nei campi Gudrun, Oseberg Sor e Oseberg Ost oggi in conseguenza dello sciopero. L’agitazione riguarda il salario, con 74 tecnici che si sono astenuti dal lavoro, secondo il presidente del sindacato Lederne, Audun Ingvartsen.       

Da domani altri 117 lavoratori hanno minacciato di interrompere la produzione in altri tre siti, che rischiano la chiusura.

I sindacati – ha riferito Ingvartsen - speravano in un rapido avvio delle trattative. Ora affermano che in mancanza di negoziati, altri 191 dipendenti di tre grandi piattaforme potrebbero entrare in sciopero dal 9 luglio.   

Lo sciopero rischia di creare problemi a diversi Paesi dell’Ue che, non ricevendo più forniture di petrolio e gas dalla Russia a causa dell’invasione dell’Ucraina, hanno aumentato gli acquisti dalla Norvegia. 

Quest’ultima ha già incrementato la sua produzione di gas e ha annunciato che quest’anno avrebbe aumentato le sue vendite dell’8%. Finora l’Ue ha importato circa il 20% del suo gas dalla Norvegia.