La crisi di luglio

Governo, alta tensione nel Movimento 5 stelle, Conte: "La decisione spetta a Draghi"

Clima da resa dei conti nel confronto interno dei pentastellati. Il garante Grillo "sconfortato" dalla personalizzazione del dibattito interno. Possibile un nuovo strappo, si parla di una ventina di deputati e di tre o quattro senatori in uscita

Governo, alta tensione nel Movimento 5 stelle, Conte: "La decisione spetta a Draghi"
ANSA/ETTORE FERRARI
L'aula della Camera dei deputati

Adesso la decisione non spetta al M5s, ma al presidente del Consiglio, Mario Draghi. 

In base a quanto trapela dall'assemblea congiunta dei gruppi del Movimento 5 stelle, è' il senso dell'intervento con cui Giuseppe Conte ha parlato davanti a deputati e senatori pentastellati. Conte avrebbe anche sottolineato come la stragrande maggioranza degli interventi abbia colto la forza e la coerenza della posizione del M5s. 

Le posizioni dell'assemblea

Continuano, intanto, le tensioni all'interno del Movimento 5 stelle a due giorni dalle comunicazioni del premier Mario Draghi in Parlamento con voto di fiducia per sondare quale maggioranza di Governo sia ancora possibile. Durante l'assemblea congiunta dei gruppi parlamentari via zoom, ripresa dopo le interruzioni dei giorni scorsi, nel mirino è finito il capogruppo a Montecitorio, Davide Crippa, reo - a detta di alcuni suoi colleghi parlamentari - di aver appoggiato, durante la conferenza dei capigruppo, la richiesta di Pd e Italia Viva di far tenere il voto di fiducia prima alla Camera e poi al Senato. A quanto viene riferito, il leader del Movimento Giuseppe Conte, anche lui in video-collegamento, ha fatto sapere di non essere stato informato circa l'iniziativa di Crippa.

Duro l'intervento del capogruppo Davide Crippa: "Dall'opposizione la vita non la migliori. Fai solo propaganda". "Alla Camera abbiamo votato la fiducia e il non voto al Senato era legato al provvedimento, non alla fiducia. Quindi ora risulta difficile spiegare ai cittadini perché ritiriamo la fiducia a Draghi dopo averla data alla Camera in attesa del decreto di fine luglio". 

Tensione alle 5 stelle

Mercoledì deputati e senatori sfileranno sotto i banchi del governo e annunceranno i loro voto davanti al presidente del Consiglio Mario Draghi. Una fiducia con il sistema della chiama nominale su un ragionamento politico, quello che farà Draghi in Aula, e non su un testo di legge. Un segnale, sostengono fonti parlamentari, che si tratti di un passo in direzione della prosecuzione del governo guidato dall'ex governatore della Bce. 

Un altro segnale è dato dalla richiesta arrivata da Partito Democratico, M5s, Insieme per il Futuro, Leu e Italia Viva nel corso della conferenza dei capigruppo di Montecitorio perché si potesse votare prima alla Camera e poi al Senato. Il tutto, viene riferito, sarebbe funzionale a veder realizzato quel "fatto politico" nel M5s che convincerebbe Draghi a rivedere la sua scelta di dimettersi, ovvero l'uscita di un gruppo di parlamentari dal Movimento così da sostenere il premier senza alterare l'equilibrio di esecutivo e maggioranza. Se questa uscita non dovesse verificarsi, infatti, Draghi avrebbe sì ancora una maggioranza, ma nettamente sbilanciata a destra. Ma questa strada è stata poi stoppata dalla decisione dei presidenti di Camera e Senato di rispettare l'iter e quindi di prevedere l'intervento di Draghi prima al Senato e poi alla Camera.

Ragionamenti che aumentano ancora di più la tensione nella maggioranza e nel Movimento 5stelle in attesa delle comunicazioni del premier Draghi di mercoledì. Proprio alla Camera l'esecutivo potrebbe avere numeri maggiori con la possibilità che il Movimento 5 stelle si spacchi ulteriormente con uno smarcamento di un gruppo di pentastellati (c'è chi parla di una ventina di deputati e di tre o quattro senatori) che non intenda seguire la linea di Conte. 

Lo sconforto di Beppe Grillo

Secondo quanto riferisce l'agenzia Agi, il garante Beppe Grillo sarebbe "sconfortato" dal dibattito interno al M5s degli ultimi giorni. Il comico genovese avrebbe lamentato con alcuni suoi interlocutori l'eccessiva personalizzazione del leader Conte nello scontro con il premier Draghi.