Maggioranza in fibrillazione

Governo, ancora tensione nel M5s. La mediazione del Pd

Sale la tensione nel Movimento in vista del voto di fiducia al Senato sul dl Aiuti. Giovedì i senatori stellati potrebbero disertare l’Aula. Salvini: "Draghi rischia se non fa le cose"

Governo, ancora tensione nel M5s. La mediazione del Pd
Screen/Senato
Aula del Senato, immagine di repertorio

"Per tutti i partiti della maggioranza il senso ormai è fare una buona legge di Bilancio per il triennio 2023/25. Poi, se si vota a febbraio/marzo o ad aprile/maggio, poco cambia a questo punto": a dare concretezza alle fibrillazioni che attraversano la maggioranza è il responsabile Enti locali del Pd, Francesco Boccia reduce da un faccia a faccia venerdì con il presidente del M5s Giuseppe Conte.

“Mi aspetto un'assunzione di responsabilità - osserva Boccia in un 'intervista ad Avvenire - come quella decisa il 17/ 18 febbraio 2021, quando in Parlamento nacque il governo Draghi”. Se così non fosse e dal parte del M5s giungessero invece segnali opposti "la maggioranza i numeri li avrà lo stesso. Poi, ogni valutazione spetterà al presidente Mattarella. Faccio notare solo che ormai la legislatura volge al termine: nel 2023 in ogni caso si vota". 

La tensione sale in vista del voto al Senato sul dl Aiuti,  dove - a differenza della Camera - voto sulla fiducia e sul provvedimento sono unificati. Per ora l'orientamento prevalente tra i pentastellati, a Palazzo Madama più agguerriti che mai, è quello di abbandonare l'Aula.Ma tale atteggiamento, un escamotage per non sfiduciare formalmente il governo, apparirebbe come una sfiducia di fatto a Draghi, si ragiona in ambienti parlamentari. In un colloquio con Repubblica il ministro M5s Stefano Patuanelli dichiara: "Mi auguro che le risposte arrivino. Ma per il bene dell'Italia, non perché bisogna accontentare i 5 Stelle".   Alla domanda se l'ipotesi della non-fiducia, con l'uscita dall'Aula al momento del voto, sia percorribile il ministro risponde possibilista: "Vediamo. Non lo escludo. Bisogna vedere - aggiunge - quale sarà il ragionamento politico con Draghi".

Intanto, il Pd tende una mano ai pentastellati che - consegnato il documento con le loro nove priorità al premier Mario Draghi - hanno un piede dentro e uno fuori dall'esecutivo. Basta con i politicismi, è il messaggio dei dem, che indicano una via concreta per uscire dall'impasse: lavorare sui temi, "dando risposte sui salari e sul welfare".

Eppure, qualcosa nel rapporto tra le due forze sembra essersi già rotto. L'ex segretario Nicola Zingaretti - che nel 'campo largo' del Lazio ha aperto tra i primi ai pentastellati in maggioranza - si dice d'accordo con Dario Franceschini, quando sostiene che se il M5s fa cadere il governo salta anche l'alleanza e prende atto che Conte non è più punto di riferimento per i progressisti.    

A Palazzo Chigi, nel frattempo, lavorano su quelli che saranno due temi portanti della prossima settimana: sociale e lavoro. Il premier sta preparando l'atteso incontro con i sindacati di martedì, dove si potrebbe parlare di rinnovo dei contratti, taglio del cuneo fiscale e anche della proposta a cui sta lavorando il ministro Andrea Orlando sui minimi salariali, per il contrasto al lavoro povero. Questioni e appuntamenti già programmati da tempo, ma che potrebbero offrire un'importante sponda anche a Conte.   

Il leader del M5s, stretto tra la responsabilità di un addio traumatico all'esecutivo e le fortissime spinte centrifughe nel suo partito, è in attesa di un segnale. I pontieri sono al lavoro per favorire il dialogo a tutti i livelli. Ma la strada è stretta e la prossima settimana sarà decisiva,   Nonostante la linea dura sia prevalente, non tutti i Cinque stelle sarebbero pronti all'addio. Uno strappo, secondo i calcoli degli ex compagni di squadra di Ipf porterebbe un'altra quindicina di parlamentari dalla parte di Di Maio. 

A complicare la vita della maggioranza sono poi le proposte su cannabis e Ius scholae, che vedono uniti a supporto Partito Democratico e Movimento e contrari Lega e FI. "Stiamo bloccando il dibattito con cannabis e Ius scholae", dice AntonioTajani. "La priorità del 'campo largo'? La droga libera. Siamo alla follia!", punta il dito Matteo Salvini. "Il governo Draghi rischia se non fa le  cose", afferma il leader della Lega in una intervista a Nazione-Carlino-Giorno, sulla eventualità che l'M5s esca dalla maggioranza. "Non mi interessano le dinamiche degli altri partiti di maggioranza - chiarisce - Il governo va avanti se  riesce a soddisfare le aspettative per cui è nato, e certamente non è  nato per la droga libera o per dare la cittadinanza facile agli immigrati. Piuttosto, discutiamo su come togliere il Reddito di  cittadinanza a chi rifiuta anche un solo lavoro, invece di accanirsi  con taxisti, ambulanti e partite Iva". 

Mentre Mariastella Gelmini, in un'intervista a La Stampa, chiede "responsabilità" a tutte le forze di maggioranza, definendo"fisiologiche le fibrillazioni" alla viglia della campagna elettorale, ma avverte: "Chi stacca la spina al governo, stacca la spina al Paese". La priorità è portare avanti "l'agenda Draghi", il Pnrr non si esaurisce nel 2022 ed è auspicabile che "le forze liberali e riformiste siano sempre più protagoniste e convergenti":  Il piano di riforme deve andare avanti, dice. E la prospettiva è già quella del voto.