"Polveriera" Libia

Il presidente Saleh: "Dietro l'assalto al Parlamento di Tobruk c'è l'ex regime del Colonnello"

Interruzioni di energia elettrica fino a 18 ore, stipendi non pagati, corruzione: la Libia sull'orlo di una guerra civile, se non c'è l'accordo sul voto auspicato dalla maggiornanza dei partiti e dai gilet gialli libici

Il presidente Saleh: "Dietro l'assalto al Parlamento di Tobruk c'è l'ex regime del Colonnello"
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I gilet gialli libici durante le manifestazioni a Tripoli il 1 luglio 2022

Libia in stallo politico da quando il 1 luglio scorso un violento assalto al Parlamento di Tobruk ha riacceso il conflitto interno tra le due anime del paese considerato "una polveriera" pronta a esplodere sin dalla lontana caduta del regime del Colonnello. I libici indossano i gilet gialli libici imitando la protesta francese: cittadini, lavoratori, famiglie stretti nella morsa del caro-vita e della forte instabilità politica. Fattori tali da condurre a una guerra civile. Venerdì scorso l'assalto violento e drammatico al Parlamento di Tobruk. Il presidente della Camera dei Rappresentanti (Hor) libica, Aguila Saleh, ha accusato i sostenitori del precedente regime di Gheddafi di aver deliberatamente appiccato il fuoco alla sede del parlamento nell'est del paese. Lo si legge su Libya Review che riporta alcune dichiarazioni di Saleh secondo cui bruciare la sede del Parlamento è stato un atto premeditato per rovesciare l'autorità legislativa. 

"I sostenitori dell'ex regime hanno preso d'assalto la sede del parlamento e noi li riteniamo responsabili di questo. Ci occuperemo di coloro che hanno bruciato la sede del Parlamento secondo la legge e nessuno sarà risparmiato", scrive Saleh affermando che i manifestanti hanno marciato "senza richieste specifiche".

Tobruk, Libia. Il palazzo del Parlamento dopo le fiamme (2 luglio 2022) AP Photo
Tobruk, Libia. Il palazzo del Parlamento dopo le fiamme (2 luglio 2022)

Le due anime del paese diviso

A 11 anni dalla caduta del governo del colonnello Muammmar Gheddafi e dalla sua uccisione, il Paese resta ancora spaccato sul piano politico-istituzionale. A un esecutivo di unità nazionale con base a Tripoli, guidato da Abdul Hamid Dbeibah, se ne contrappone un altro, presieduto da Fathi Bashaga e riconosciuto dalla Camera dei rappresentanti di Tobruk. I manifestanti hanno chiesto di tenere le elezioni il prima possibile, dopo aver sopportato interruzioni di corrente fino a 18 ore al giorno, stipendi non pagati e una mancanza di carburante senza precedenti: cosa considerata un paradosso se si pensa alle ingenti riserve di petrolio libico, da far invidia al resto del mondo. Migliaia di persone sono scese in strada urlando: "Vogliamo la luce" e brandendo le bandiere verdi appartenute al Colonnello. 

I colloqui di Ginevra di questa settimana sono stati un buco nell'acqua. Le elezioni presidenziali e parlamentari, originariamente fissate per dicembre 2021, avevano lo scopo di coronare un processo di pace guidato dalle Nazioni Unite dopo la fine dell'ultimo grande round di violenza nel 2020. 

Sarebbero 31 i partiti politici che hanno rivolto un appello al Consiglio di Stato e alla Camera dei rappresentanti della Libia, di base rispettivamente nella capitale Tripoli e nella città orientale di Tobruk, affinché definiscano al più presto una data per le elezioni nazionali. Della presa di posizione ha riferito il quotidiano Libya Observer, dopo giorni di manifestazioni di piazza e anche disordini sia nella regione della Tripolitania che nel Fezzan e nella Cirenaica.  Nel loro appello i partiti denunciano lo "stallo politico" che ha portato al rinvio delle elezioni sostenendo che le due istituzioni "non hanno più legittimità". 

Saleh accusa il governo uscente di al-Dbeibha di non aver saputo organizzare il voto. "Conosco l'entità della sofferenza dei libici. La Banca Centrale libica (Cbl) non ha liquidato fondi al governo di Fathi Bashagha appena approvato e inoltre gli stipendi non sono stati pagati", ha affermato. "I libici soffrono per i servizi scadenti, compresa l'elettricità, e hanno il diritto di manifestare. Incontrerò i giovani della regione orientale domenica per chiarire le cose".

Per il leader libico la controversia sul percorso costituzionale con l'Alto Consiglio di Stato (Hcs) è legata alla candidatura della doppia cittadinanza e del personale militare. "Non impediremo a nessun libico di candidarsi alle elezioni. Più di 20 persone con doppia nazionalità hanno presentato domanda per le elezioni presidenziali. Nessuno è escluso e dobbiamo permettere a tutti di candidarsi, e i libici decideranno per chi voteranno", ha detto Saleh che, unendosi alla protesta, rifiuta l'ingerenza dell'ambasciatore degli Stati Uniti negli affari libici. Un alto funzionario turco visiterà la Libia per incontrare il primo ministro Bashagha. Poi l'affondo ad Ankara: "La mia valutazione personale è che la Turchia non sostiene più il governo di Al-Dbaiba", ha affermato.

Anche secondo il Libya Observer le formazioni politiche respingono "ogni intervento internazionale negativo" e ribadiscono la richiesta di "un governo unitario che monitori le elezioni" e denunciano ogni ingerenza straniera che miri a "un ruolo nella gestione dei proventi" della Libia, derivanti innanzitutto dalle esportazioni di petrolio e di gas.  

Pompe di petrolio RaiNews
Pompe di petrolio

Ci vuole poco per capire che la crisi libica,a livello geopolitico, con la guerra in Ucraina e le sanzioni sul gas russo, stannoprovocando uno scossone sul mercato dell'"oro nero", in rialzo di circa l'1% per i timori di una scarsità di offerta a causa del calo della produzione dell'Opec. L'americano Brent si è avvicinato al massimo storico di 147 dollari al barile, raggiunto solo nel 2008. Anche la produzione dell'Ecuador è stata recentemente colpita da disordini e uno sciopero in Norvegia potrebbe tagliare l'offerta questa settimana.  

"Qualcuno, nel frattempo, dovrebbe concentrarsi sulla Libia. L’Italia, certo, ma anche l’Europa (e non solo qualche paese europeo che in Libia ha già fatto troppi danni). Guardate che la questione libica è una polveriera pazzesca", scrive nella sua enews il leader di Italia Viva, Matteo Renzi. "Se la Libia fosse stabile, non solo risolveremmo larga parte dei nostri problemi ma avremmo il confine sud dell’Europa più protetto. Bene che l’Europa e la Nato si proteggano a Est. Ma serve proteggersi anche a Sud. Della Libia non parla nessuno, è un errore. Un grave errore", conclude.