L'area è un punto strategico

L'Isola dei Serpenti torna ucraina, cambia lo scenario nel Mar Nero

Una vittoria 'simbolo' per Kiev. Si allontana il pericolo per Odessa, più speranze per l'esportazione del grano ucraino.

L'Isola dei Serpenti torna ucraina, cambia lo scenario nel Mar Nero
(Maxar Technologies via Ansa)
Le nuove immagini satellitari dell'isola dei Serpenti mostrano i danni del conflitto in Ucraina, con ampie aree bruciate e devastate.

"L'isola dei serpenti è un punto strategico" e il ritiro dei russi "cambia in modo significativo la situazione nel Mar Nero". Così il presidente ucraino Zelensky ha sintetizzato l'evento militare della giornata di ieri nel suo briefing notturno e ha continuato sottolineando un punto fondamentale: "Questo ritiro, non garantisce ancora la sicurezza, non garantisce ancora che il nemico non tornerà. Ma limita già in modo significativo le azioni degli occupanti". Il ritiro dei russi dall'Isola dei serpenti, una posizione strategica nel Mar Nero conquistata da Mosca fin dall'inizio dell'invasione e sotto attacco dei bombardamenti ucraini da settimane, è un importante successo per Kiev, anche simbolico, sia per il controllo dei flussi navali ma anche per un possibile attacco anfibio su Odessa.

 

Isola dei Serpenti Comandante in capo delle forze armate dell'Ucraina
Isola dei Serpenti

Il portavoce del ministero della Difesa Igor Konachenkov ha minimizzato il ritiro spiegando che è "segno di buona volonta'" da parte di Mosca intenzionata a favorire le esportazioni di cereali dall'Ucraina attraverso un "corridoio umanitario", l'esercito ucraino ha invece sostenuto di aver costretto alla mossa i russi "incapaci di resistere al fuoco della nostra artiglieria".  In ogni caso allontana la minaccia russa dalle coste ucraine e ridà fiato agli sforzi di Turchia e Nazioni unite per la creazione dei corridoi del grano, di fronte a una crisi alimentare globale sempre più allarmante. A 140 km dal porto di Odessa e alle viste della costa romena, l'avamposto permetterà di controllare il transito lungo i corridoi navali fino al Bosforo, se davvero alla fine le navi cargo riusciranno veramente a passare.

Intanto, però, Mosca ha fatto salpare "verso paesi amici" la prima nave mercantile con 7.000 tonnellate di grano da Berdiansk, porto sul Mar d'Azov sotto il suo controllo, che Kiev l'aveva accusata di aver rubato. Quel che Putin non ha detto, ma è pressoché ovvio è che rimane intatta la capacità russa i colpire Odessa dalla Crimea con missili a lunga gittata e di tornare a minarne le acque costiere.

L'operazione di riconquista dell'Isola dei Serpenti, che ha ricevuto una spinta decisiva con le nuove armi pesanti occidentali, dai missili antinave Harpoon ai lanciarazzi multipli Himars, ha anche un grande valore simbolico. Si tratta dello stesso posto, caduto in mani russe poche ore dopo l'inizio dell'invasione, dove uno dei difensori ucraini pronunciò la celebre frase contro l'incrociatore Moskva: "Nave da guerra russa, vai a farti fottere!" (cosa poi effettivamente accaduta con l'affondamento della nave russa).

L'invasione era iniziata da poche ore e l'epopea della resistenza era già nata: tredici soldati a presidio di un avamposto strategico nel Mar Nero, sorpresi dalla flotta di Vladimir Putin e costretti a una sfida decisamente impari, che però rifiutano la resa. Quel giorno l'Isola dei Serpenti è diventata un simbolo, poi alimentato da una sapiente campagna di comunicazione con cui Kiev conquistava la simpatia delle opinioni pubbliche occidentali, utilissima alleata nella richiesta costante di nuove armi a front del coraggio e del sacrificio.

L'isola dei serpenti Ap
L'isola dei serpenti

Una battaglia a tutto campo nella quale a pagare il prezzo più alto sono i civili, come sottolineato dalla first lady di Kiev Olena Zelenska che - in un'intervista a Porta a Porta - parla del 24 febbraio come della "notte che ha messo una croce sulle nostre vite in pace" mentre ora i bambini "vanno a letto con la paura" e vengono "rubati" dai russi. Al momento Kiev può solo "resistere", grazie all'aiuto dell'Occidente, davanti a un nemico "disumano".