Morto a Mogadiscio per una bomba sotto il sedile dell'auto

Ucciso Omar Hassan, condannato e poi assolto per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Hashi Omar Hassan, dopo un ennesimo ricorso, fu ritenuto innocente e fu assolto dopo 16 anni di detenzione. Scarcerato, è stato risarcito dallo Stato italiano con 3 milioni di euro.

 Ucciso Omar Hassan, condannato e poi assolto per la morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin
GaroweOnline/Twitter
L'auto su cui viaggiava Hashi Omar Hassan

Hashi Omar Hassan è morto per l'esplosione di una bomba piazzata sotto il sedile dell'auto. Lo riferisce Garowe Online, testata giornalistica somala. 

Hashi Omar Hassan è il cittadino somalo condannato e poi assolto per l'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Horvatin, ammazzati nel 1994 a Mogadiscio.

L'uomo fu condannato in secondo grado e in Cassazione perché ritenuto parte del commando che uccise Alpi e Hrovatin, impegnati in una inchiesta sul traffico di armi e rifiuti. 

In seguito a un ulteriore ricorso, Hashi Omar Hassan fu però ritenuto innocente e fu assolto dopo 16 anni di detenzione. Scarcerato, è stato risarcito dallo Stato italiano con 3milioni di euro.

Il ricordo nelle parole di Chiara Cazzaniga, giornalista della trasmissione RAI “Chi l'ha visto”, che grazie alla sua intervista a Ali Rage Hamed detto Jelle (andata in onda il 19 febbraio 2015) ha portato alla luce che Hassan era “un capro espiatorio per depistare le indagini e la ricerca della verità”

 

20 marzo 1994: una storia che non sembra finire mai

20 MARZO 1994. Ilaria Alpi, 28 anni, inviata in Somalia per il Tg3, viene uccisa nel corso di una sparatoria a Mogadiscio assieme all'operatore Miran Hrovatin, 45 anni. Un commando di sette persone si affianca alla loro auto, esplode numerosi colpi di kalashnikov, poi si dà alla fuga. I due giornalisti erano impegnati a seguire la missione Onu "Restore Hope". Per la Alpi si trattava della settima missione in Somalia.

22 MARZO 1994. La procura di Roma avvia un'inchiesta. Il fascicolo viene affidato al pm Giuseppe Pititto il quale scopre che sul corpo della giornalista e' stato fatto solo un esame esterno. Nessuna autopsia. 

9 APRILE 1996. Il pm iscrive sul registro degli indagati, quale mandante del delitto, il sultano di Bosaso, Abdullahi Mussa Yussuf, l'ultima persona che la Alpi aveva intervistato prima di morire, per fare luce su un presunto traffico di armi effettuato dai pescherecci di una società italo-somala. La posizione del sultano, che aveva sempre respinto le accuse, sarà poi archiviata.

8 MAGGIO 1996. La salma di Ilaria Alpi viene riesumata per una nuova perizia. Ma le conclusioni degli esperti sono contraddittorie: non si capisce se la cronista sia stata uccisa con un colpo sparato a bruciapelo, quindi un' esecuzione, o a distanza.

12 GENNAIO 1998. Per concorso in duplice omicidio volontario viene arrestato il cittadino somalo Omar Hashi Hassan, indicato quale componente del commando. A sollecitare l'arresto è il pm Franco Ionta al quale il procuratore capo Salvatore Vecchione decide di affidare l'inchiesta, revocando la delega a Pititto e facendo ripartire da zero gli accertamenti.

20 LUGLIO 1999. Hassan viene assolto dalla Corte d'assise di Roma "per non aver commesso il fatto". Il pm aveva chiesto la condanna all'ergastolo. 

24 NOVEMBRE 2000. La Corte d'assise d'appello ribalta la sentenza di primo grado e condanna Hassan al carcere a vita. Per il somalo scattano in aula le manette. Fortemente critici i genitori di Ilaria: si tratta di "una sentenza nera, non ci accontentiamo di questa verità. Vogliamo i mandanti veri".

10 OTTOBRE 2001. La Corte di Cassazione conferma la condanna per omicidio volontario ma, annullando la sentenza di secondo grado limitatamente all'aggravante della premeditazione e alla mancata concessione delle attenuanti generiche, rinvia il procedimento per nuovo esame ad altra sezione della Corte d'assise d'appello. 

10 MAGGIO 2002. Comincia il processo d'appello bis. Nell'arco di varie udienze, sfilano dirigenti e funzionari della Digos, del Sismi e del Sisde. Rimane il segreto sulle due fonti che nei mesi precedenti hanno fornito notizie su mandanti ed esecutori del duplice delitto. L'articolo 203 del codice di procedura penale non consente di rivelare l'identità di tali fonti impedendo alla stessa magistratura di svolgere indagini. 

26 GIUGNO 2002. Hassan viene condannato a 26 anni. 

31 LUGLIO 2003. Nasce la commissione parlamentare d'inchiesta Alpi-Hrovatin. A presiederla è l'avvocato Carlo Taormina. 

23 FEBBRAIO 2006. La Commissione si spacca e termina i suoi lavori con tre relazioni, una di maggioranza e due di minoranza. Ufficialmente la Commissione si schiera per l'ipotesi di un tentativo di rapina o di rapimento "conclusosi accidentalmente con la morte delle vittime". La versione alternativa invece ipotizza che la Alpi avesse scoperto un traffico di armi e di rifiuti tossici illegali nel quale erano coinvolti anche l'esercito e altre istituzioni italiane. 

10 LUGLIO 2007. La procura di Roma chiede l'archiviazione dell'inchiesta-stralcio sull'omicidio: non è stato possibile accertare altre responsabilità oltre a quella di Hassan. L'inchiesta era stata aperta subito dopo la condanna dell'unico imputato, per il quale si era ipotizzato il "concorso con ignoti".

14 FEBBRAIO 2010. Il gip Emanuele Cersosimo boccia la richiesta di archiviazione e ordina nuovi accertamenti: secondo il giudice il caso Alpi è un omicidio su commissione, con l'intento di far tacere i due reporter.

23 NOVEMBRE 2010. Parte il processo contro Ahnmed Ali Rage detto "Gelle", il principale accusatore di Hassan anche se le sue dichiarazioni, rese durante le indagini preliminari, non sono mai state confermate al processo. L'ipotesi di accusa è calunnia. Si costituiscono parte civile la madre di Ilaria e lo stesso Hassan.

18 GENNAIO 2013. Il tribunale di Roma assolve Gelle. Per i giudici della seconda sezione penale, il teste chiave non ha mentito.

16 DICEMBRE 2013. La presidenza della Camera, su iniziativa della presidente Boldrini, avvia la desecretazione degli atti delle Commissioni d'inchiesta sui rifiuti e sul caso Alpi. Verranno desecretati nel maggio dell'anno successivo.

16 FEBBRAIO 2015. Gelle, nel frattempo fuggito all'estero, ritratta a 'Chi l'ha visto?' che lo ha intercettato in Inghilterra: "Hassan è innocente, io neanche ero presente al momento dell'agguato. Mi hanno chiesto di indicare un uomo".

14 GENNAIO 2016. Su istanza degli avvocati di Hassan, la Corte d'appello di Perugia riapre il processo di revisione per il somalo. D'accordo anche il procuratore generale e le parti civili, cioè la Rai e la madre di Ilaria Alpi, che prima dell'udienza abbraccia Hassan.

19 OTTOBRE 2016. La Corte d'appello di Perugia assolve - e dichiara subito libero Hassan - dall'accusa di duplice omicidio.

17 FEBBRAIO 2017. La procura di Roma avvia una nuova inchiesta che riguarda l'anomala gestione in Italia di Gelle.

4 LUGLIO 2017. Nuova richiesta di archiviazione: per i pm non solo non appare possibile risalire ai mandanti e agli esecutori materiali del duplice delitto ma non esiste neppure alcuna prova di presunti depistaggi.

26 GIUGNO 2018.  Il gip Andrea Fanelli respinge la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e dispone ulteriori accertamenti da effettuarsi entro 180 giorni.

6 FEBBRAIO 2019. La procura di Roma chiede per la seconda volta al gip di archiviare l'inchiesta sull'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: i nuovi elementi vagliati, è la motivazione, si sono "rivelati privi di consistenza".

13 MARZO 2019. Federazione nazionale della stampa, Ordine dei giornalisti e Usigrai depositano l'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione firmata dalla procura di Roma. La famiglia della giornalista chiede di approfondire nuovi spunti investigativi.

4 OTTOBRE 2019. Il gip Andrea Fanelli rigetta per la seconda volta la richiesta di archiviazione avanzata dal pm della capitale, Elisabetta Ceniccola. Viene disposta, tra l'altro, l'acquisizione di atti relativi alle indagini sulla morte del giornalista Mauro Rostagno, ucciso dalla mafia nel 1988.

 

Ilaria Alpi e Miran Hrovatin Rai
Ilaria Alpi e Miran Hrovatin

Le reazioni

"Sono stati i terroristi islamici, nessun  dubbio. Lo hanno ammazzato a scopo di estorsione. Sono persone in  cerca di soldi e se non sei d'accordo con loro ti uccidono". Lo  afferma l'avvocato Antonio Moriconi, difensore per 20 anni insieme con il collega Douglas Duale di Hashi Omar Hassan, l'uomo che è stato  detenuto in carcere per quasi 17 anni per l'omicidio di Ilaria Alpi e  Milan Hrovatin.      

 "Il processo di revisione ha provato la sua completa estraneità ai  fatti" spiega l'avvocato. "Abbiamo ricevuto la notizia della morte di  Hashi da alcune nostre fonti locali. Il clan a cui apparteneva Hashi  ha legami con il nuovo governo. Lui, da quando era tornato in libertà, dopo il processo che lo aveva scagionato, voleva fare qualcosa per il  suo Paese. Sognava di inserirsi nel settore dell'import-export. Faceva a volte tappa in Italia, ma andava anche in Svezia dalla figlia e poi  da amici in altre città d'Europa". Per l'ingiusta detenzione l'Italia  ha risarcito Hashi con oltre 3 milioni di euro. "E' una cifra alta e  dovuta a tutto il carcere che è stato fatto patire ad un innocente -  prosegue Moriconi - Quei soldi però lo hanno ammazzato. Perché i  terroristi lo hanno saputo ed evidentemente, dopo che lui non ha  ceduto a qualche estorsione, lo hanno fatto saltare in aria. La  tecnica dell'attentato dice tutto".        

'Ho incontrato Hashi per l'ultima volta due mesi fa, eravamo a  mangiare insieme. L'Italia non era casa sua, lui sognava e parlava  sempre di Mogadiscio, di quello che avrebbe voluto fare,  dell'artigianato, delle imprese. Lui, la sua famiglia, il clan al  quale apparteneva, voleva che la Somalia tornasse stabile". Hashi Omar Hassan "in Italia venne assolto in primo grado, poi condannato in  appello all'ergastolo ed arrestato in aula. Il dato sicuro è che lui  con Ilaria e Miran non c'entrava nulla''.

La Federazione Nazionale della Stampa Italiana, l’Ordine dei Giornalisti e l’Usigrai, per il tramite dell’avvocato Giulio Vasaturo, depositeranno nelle prossime ore una richiesta formale al Pubblico Ministero presso la Procura di Roma, all’Ambasciata italiana a Mogadiscio ed all’Ambasciata somala in Italia, per sollecitare indagini mirate sulle dinamiche dell’attentato in cui ha perso la vita Hashi Omar Hassan, anche al fine di verificare l’esistenza di un eventuale collegamento fra questo efferato delitto e l’inchiesta, tuttora in corso, sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo 1994. Questo quanto anticipato a Rainews.it
“Siamo molto turbati dalla tragica uccisione di Hashi”, ha osservato l’avvocato Giulio Vasaturo “Non possiamo non riscontrare la sconcertante ricorrenza di morti misteriose che lega tanti protagonisti dell’inchiesta giudiziaria sul caso Alpi-Hrovatin. Poco dopo aver testimoniato in Italia, fu rinvenuto in un albergo di Mogadiscio il cadavere di Ali Abdi, l’autista di Ilaria, deceduto in circostanze mai chiarite. Starlin Arush, attivista somala, amica dell’inviata del Tg3, è stata invece uccisa da un commando di sicari, nei pressi di Nairobi, nel 2003. Faremo del tutto affinché le autorità italiane e somale collaborino fattivamente per far luce sullo scenario che si cela dietro l’uccisione di Hashi Omar Hassan e per fare chiarezza su questa serie di inquietanti delitti che si protrae, ininterrotta, da circa trent’anni”.

Mariangela Gritta Grainer, portavoce di #NoiNonArchiviamo dice a Rainews.it “Sono rimasta colpita dalla morte di di Hashi Omar Hassan due volte vittima di un caso che non ha fine. Vittima prima perché capro espiatorio al centro di un depistaggio che inizia sin dalle prime ore successive alla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, come hanno dimostrato le carte processuali e vittima oggi di un attentato. Una scia lunghissima quella delle persone legate a quel marzo 1994 e che sono morte in circostanze non sempre limpide come Carlo Mavroleon operatore della ABC che girò le immagini nell’immediatezza dell’attentato ucciso in Afghanistan per una rapina in hotel o Vittorio Lenzi della Tv Svizzera morto in un incidente stradale. Voglio sperare che questa morte, proprio a Mogadiscio, possa scuotere le nostre autorità che hanno il dovere di Arrivare a giustizia e verità su chi ha ucciso Ilaria e Miran, esecutori e mandanti. Lo si deve alle famiglie e a tutti i cittadini italiani. C’è chi sa. È tempo di parlare".

 

possa scuote le nostre autorità che hanno il dovere di arrivare alla verità per Ilaria e Miran, per Luciana e Giorgio i genitori di Ilaria ma anche per tutti noi italiani. L’inchiesta è ancora aperta. Ci sono delle persone, anche in posti di rilievo, che sanno chi ha despistato e perché. Chi sa deve parlare"