A trent'anni dalla strage di Cosa Nostra

Palermo si ferma: alle 16.58 è calato il silenzio su via D'Amelio, nel ricordo di Paolo Borsellino

Poi nomi delle vittime sono stati scanditi, uno dopo l’altro, letti da Antonino Vullo, unico poliziotto sopravvissuto: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, la solare Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

Palermo si ferma: alle 16.58 è calato il silenzio su via D'Amelio, nel ricordo di Paolo Borsellino
Ansa
Palermo, 30°Anniversario strage di via d'Amelio, commemorazione Paolo Borsellino

Alle 16.58 cala il silenzio su via D’Amelio, per ricordare. Trent’anni in un minuto. Poi i nomi delle vittime sono stati scanditi, uno dopo l’altro, letti da Antonino Vullo, unico poliziotto sopravvissuto: Paolo Borsellino, Agostino Catalano, la solare Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, mentre il pubblico gridava “Presente”. 

Alzate al cielo tante agende rosse, simbolo della verità e della giustizia negate. 

Poi le note del Silenzio suonate con la tromba, e un grande applauso dalla strada che è stata vietata da Salvatore Borsellino e dalle Agende rosse alle passerelle politiche e alla retorica della memoria. 

Una scelta, quella del silenzio e di dare spazio piuttosto alla musica, che ha voluto sottolineare l’assenza di verità e giustizia dopo tre decenni su questa strage. 

“Ringrazio tutti i presenti ci date la carica, la forza e il coraggio di andare avanti per cercare la verità” ha detto Vullo. 

In collegamento con la diretta Facebook, da casa, c’è Salvatore Borsellino fratello di Paolo che si è alzato in piedi durante il silenzio e poi ha letto la poesia “Giudice Paolo” di Marilena Monti. Non era presente perché affetto da Covid. “Non riesco mai a non commuovermi, anche oggi, da casa”, ha detto. 

Poco prima era giunto in via D’Amelio il corteo di cittadini di ogni età partito nel primo pomeriggio da via Cilea, dove si trova l’abitazione di Paolo Borsellino.

Era il 19 luglio 1992. Il caldo in quel pomeriggio divenne ancora più insopportabile, si trasformò in un boato, come se il cielo avesse preso fuoco.

Avvenne in un quartiere residenziale sconosciuto ai più ma che, da quel momento, sarebbe entrato nella memoria collettiva: via Mariano D’Amelio.

Una Fiat 126, imbottita con quasi un quintale di Semtex-H, un esplosivo al plastico, venne fatta esplodere al civico 21 di quella via, proprio mentre un uomo dal portamento distinto si stava avvicinando al citofono del civico: era il magistrato Paolo Borsellino.

Una potenza inimmaginabile che strappò la vita, oltre a Paolo Borsellino, anche gli agenti della sua scorta.

A distanza di trent’anni il ricordo di quel pomeriggio è vivo più che mai, da nord a sud, con manifestazioni, dibattiti, mostre, spettacoli teatrali, fiaccolate. Ma è a Palermo che si concentra lo sguardo di tutti. 

In una giornata che risente della recente sentenza a Caltanissetta che ha disposto la prescrizione per due poliziotti e l’assoluzione di un terzo, tutti e tre accusati di aver depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio.

Il sindaco della città, Roberto Lagalla, è stato contestato silenziosamente oggi quando si è recato in via Mariano D’Amelio. Nella strada erano rimaste poche persone e i giovani delle Agende rosse si sono voltato verso l’ulivo, piantato davanti il portone dell’abitazione dove viveva la madre del magistrato, dando le spalle al primo cittadino e con le agende rosse sollevate in aria. 

Angelo Garavaglia Fragetta, del direttivo delle Agende rosse, ha detto: “È stato il nostro malvenuto al sindaco: ci siamo messi di spalle al suo arrivo a protezione dell’albero. Lui non ha mai preso posizione chiara sull’appoggio ricevuto da Dell’Utri e Cuffaro e quindi noi cerchiamo di preservare la memoria di quest’albero e delle persone che sono morte. Ci saremmo aspettati dal sindaco di Palermo una presa di posizione più forte”. 

In via Mariano D’Amelio è andato anche l’ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando. “Sono qui da normale cittadino”, ha detto.

Anche il ministro dell’istruzione, Patrizio Bianchi, si è recato a Palermo in via D’Amelio. Il ministro ha incontrato i bambini che partecipano all’iniziativa “Coloriamo via d’Amelio”, promossa dal Centro studi Paolo e Rita Borsellino nell’area allestita accanto all’Albero della Pace, simbolo della lotta per la legalità.

 Bianchi ha incontrato diverse delegazioni di associazioni antimafia e ha salutato alcuni familiari delle vittime della strage, fermandosi a parlare coi bambini presenti, che hanno dato vita a una serie di brevi rappresentazioni simboliche

Il ministro Bianchi ha esortato i giovani a chiedere che sia fatta giustizia: “I bambini domandano giustizia e hanno bisogno di certezza della verità, di un senso di legalità che è il fondamento stesso della Repubblica e ispirazione per tutti noi che siamo qui”, ha dichiarato.

“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto in modo chiaro che la scuola è il luogo in cui si reclama la verità - ha aggiunto - Non c’è memoria senza verità. Siamo qui per questo, quest’area pretende verità”.