Il secondo incontro con i nativi

Papa: la Chiesa è una casa per tutti come nella cultura indigena. Il proselitismo è duro a morire

"Mi ferisce pensare che dei cattolici abbiano contribuito alle politiche di assimilazione e affrancamento che veicolavano un senso di inferiorità, derubando comunità e persone delle loro identità culturali e spirituali" ha detto il Santo Padre

"Sono lieto di vedere che in questa parrocchia, nella quale confluiscono persone di diverse comunità delle First Nations, dei Me'tis e degli Inuit, insieme a gente non indigena dei quartieri locali e a diversi fratelli e sorelle immigrati, tale lavoro è già iniziato. Ecco una casa per tutti, aperta e inclusiva, così come dev'essere la Chiesa, famiglia dei figli di Dio dove l'ospitalità e l'accoglienza, valori tipici della cultura indigena, sono essenziali: dove ognuno deve sentirsi benvenuto, indipendentemente dalle vicende trascorse e dalle circostanze di vita individuali. E vorrei anche dirvi grazie per la vicinanza concreta a tanti poveri - sono numerosi anche in questo ricco Paese - attraverso la carità". Lo ha detto Papa Francesco nell'incontro con le popolazioni indigene e con i membri della Comunità Parrocchiale presso la Chiesa del Sacro Cuore di Edmonton.

Lasciato il St. Joseph Seminary, Papa Francesco si è così trasferito in auto alla Chiesa del Sacro Cuore. Al suo arrivo è stato accolto all'ingresso della chiesa dal parroco, Padre Padre Susai Jesu, O.M.I., ed è entrato accompagnato dal suono dei tamburi.

"Immagino la fatica, in chi ha sofferto tremendamente a causa di uomini e donne che dovevano dare testimonianza di vita cristiana, a vedere qualsiasi prospettiva di riconciliazione. Nulla può cancellare la dignità violata, il male subito, la fiducia tradita - ha detto ancora il Santo Padre - E nemmeno la vergogna di noi credenti deve mai cancellarsi. Ma occorre ripartire e Gesù non ci propone parole e buoni propositi, ma la croce, quell'amore scandaloso che si lascia infilzare i piedi e i polsi dai chiodi e trafiggere la testa di spine. Ecco la direzione da seguire: guardare insieme Cristo, l'amore tradito e crocifisso per noi; guardare Gesù, crocifisso in tanti alunni delle scuole residenziali".

"C'e' un altro aspetto della riconciliazione di cui vorrei parlarvi. L'Apostolo Paolo spiega che Gesù, per mezzo della croce, ci ha riconciliati in un solo corpo. Di quale corpo parla? Della Chiesa: la Chiesa è questo corpo vivente di riconciliazione - prosegue il Santo Padre - Ma, se pensiamo al dolore incancellabile provato in questi luoghi da tanti all'interno di istituzioni ecclesiali, viene solo da provare rabbia e vergogna. Ciò è avvenuto quando i credenti si sono lasciati mondanizzare e, anzichè promuovere la riconciliazione, hanno imposto il loro modello culturale. Questo atteggiamento è duro a morire, anche dal punto di vista religioso. Infatti, sembrerebbe più conveniente inculcare Dio nelle persone, anzichè permettere alle persone di avvicinarsi a Dio - dice ancora Papa Francesco - Ma non funziona mai, perché il Signore non agisce così: egli non costringe, non soffoca e non opprime; sempre, invece, ama, libera e lascia liberi. Egli non sostiene con il suo Spirito chi assoggetta gli altri, chi confonde il Vangelo della riconciliazione con il proselitismo. Perché non si può annunciare Dio in un modo contrario a Dio. Eppure, quante volte è successo nella storia! Mentre Dio semplicemente e umilmente si propone, noi abbiamo sempre la tentazione di imporlo e di imporci in suo nome".

Il papa ha lasciato la chiesa su una sedia a rotelle, soffermandosi a salutare un gruppo di anziani, anch'essi in carrozzella.