Autorità Garante per la protezione dei dati personali

Pasquale Stanzione: "Oggi l’Autorità è a tutela della persona, soprattutto nel digitale”

Presentata la relazione del Garante 2021 in Parlamento. Il 2021 ha visto una serie di interventi dell'Autorità Garante sulle grandi questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale

Pasquale Stanzione: "Oggi l’Autorità è a tutela della persona, soprattutto nel digitale”
ansa/alessandro di meo
Pasquale Stanzione presidente del Garante per la protezione dei dati personali

Oggi in Parlamento è stata presentata la Relazione Annuale dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali. Nel suo discorso il presidente dell'Autorità Garante , Pasquale Stanzione, 'Umanesimo digitale e protezione dei dati', ha illustrato i diversi fronti sui quali è stata impegnata l'Autorità nel corso di un anno caratterizzato ancora dall'impatto dell'emergenza sanitaria su tutti i settori della vita nazionale e dal ricorso massiccio alle piattaforme on line. 

Tanti i contesti: le implicazioni etiche della tecnologia; l'economia fondata sui dati; le grandi piattaforme e la tutela dei minori; i big data; l'intelligenza artificiale e le problematiche poste dagli algoritmi; gli scenari tracciati dalle neuroscienze; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico; il diffondersi di sistemi di riconoscimento facciale; la monetizzazione delle informazioni personali, il fenomeno del revenge porn e dello sharenting. 

Sul fronte della tutela on line dei minori nell'anno trascorso è proseguita l'azione di vigilanza sull'età di iscrizione ai social. L'Autorità ha imposto a Tik Tok, misure per tenere fuori dalla piattaforma gli utenti giovanissimi, facendo rimuovere centinaia di migliaia di account di iscritti sotto i tredici anni. Particolare attenzione è stata posta all'uso dei dati biometrici e al riconoscimento facciale.

 

Durante "il lock down si è registrato un incremento significativo degli attacchi informatici ai danni (anche) di enti pubblici, di catene di approvvigionamento e di reti sanitarie, secondo una tendenza che si sarebbe, inevitabilmente, amplificata con il conflitto russo-ucraino. Ma se la guerra convenzionale soggiace, quantomeno, alla logica territoriale del confine, la sua component ibrida, cibernetica, ne prescinde mettendo in gioco, sia pur solo per spillover, anche i Paesi che non partecipano direttamente alle ostilità". Ha dichiarato Pasquale Stanzione.

Durante l’emergenza la protezione dei dati è stata uno dei pilastri del modello europeo, “sul terreno dell'emergenza sanitaria si è infatti misurata, fino in fondo, la capacità tutta europea di coniugare libertà e solidarietà senza consentire prevaricazioni dell'una sull'altra". Ha detto Pasquale Stanzione, sottolineando come la guerra in Ucraina oltre che una cyber-war sia una social-war che contribuisce alla disinformazione. “Anche in questo caso, la pandemia aveva anticipato la tendenza futura all'infodemia che, con la guerra, ha mostrato di poter divenire persino autarchia informativa, realizzata mediante censura di contenuti ostili e promozione della narrazione dei fatti più utile alla propria parte".

Per quanto riguarda l’Artificial Intelligence Act, Stanzione ha fatto notare che sono “necessarie le garanzie nell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale nel settore investigativo per evitare la delega all’algoritmo di attività potenzialmente incidenti sulla libertà personale”. 

"Per quanto riguarda il giornalismo, si è avuto modo, in particolare, di sottolineare come l'esigenza informativa vada soddisfatta nel rispetto del criterio di essenzialità, ma soprattutto senza indulgere a forme di spettacolarizzazione del dolore o sensazionalismo, suscettibili di pregiudicare ulteriormente la condizione delle vittime e dei loro familiari".