Crisi di governo

Ultimatum Conte: risposte o siamo fuori. Pd: ritrovare il filo di questa maggioranza. Fdi: Al voto

Italia viva punta a raccogliere 100mila firme (per ora superata quota 70mila) per la petizione che punta al Draghi bis. Appello al premier a restare anche dai sindaci di molte città e diverse associazioni dii categoria

Mercoledì è alle porte - giorno clou in cui il premier Draghi parlerà alle Camere - ed è già un susseguirsi di appelli, attacchi, controrepliche e ultimatum per far rientrare la crisi che si è aperta dal momento in cui il premier ha presentato le dimissioni, respinte dal Capo dello Stato Sergio Mattarella . Il segretario del Pd, Enrico Letta, prova a tendere una mano agli alleati del campo largo e lancia, infatti, "un appello al M5S, perché sia della partita di mercoledì con la voglia di rilanciare" l'azione dell'esecutivo. 

L'ex premier segnala che l'Italia non vuole le elezioni il 25 settembre, chiede di ritrovare "il filo di questa maggioranza" e di evitare un avvitamento. E, ancora, avverte: "Se noi oggi fermiamo il percorso del governo Draghi, da coloro" in Europa "che hanno dato più di 200 miliardi di euro sarà interpretato come la solita e drammatica inaffidabilità italiana. E noi ci porteremo dietro lo stigma di questa scelta". 

Ma il presidente del M5S, Giuseppe Conte, sembra non voler sentirne parlare, e le sue dichiarazioni sembrano un preludio a un appoggio esterno, nel caso in cui non venisse data risposta ai 9 punti pentastellati. 

Il quadro è piuttosto variegato. La Lega non esclude a priori il voto anticipato. Un'opzione, quest'ultima, invece, chiesta a gran voce da Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che tuona: "Basta con l'accanimento terapeutico di questo Parlamento e con i governi che non raggiungono risultati".

Dal canto suo, Matteo Salvini ribadisce che "la Lega sceglierà per il bene dell'Italia, capricci e minacce li lasciamo ai signori del No, cioè ai 5Stelle, e ai loro amici del Pd". 

In una giornata di telefonate, anche con Silvio  Berlusconi, e incontri con i dirigenti del partito e i rappresentanti di alcune categorie, Salvini ribadisce l'impegno del Carroccio "per far uscire il Paese dallo stallo" e segnala che "la Lega conferma la propria responsabilità, nonostante le continue provocazioni e i ritardi". 

C'è di più. Luigi Di Maio, leader di Insieme per il futuro, la fa breve: "Se salta il governo Draghi, salta il tetto massimo al prezzo del gas europeo". E poi si scaglia contro "il teatrino della politica non molto onorevole tra veti e bandierine. Se giochiamo così, non andiamo da nessuna parte e allora vorrà dire che si guarderà al voto del 25 settembre".

Non finisce qui. Da Forza Italia si fa sentire il coordinatore nazionale Antonio Tajani, che assicura: "Noi abbiamo le idee molto chiare, non possiamo continuare a governare con i cinque stelle, la nostra presenza è alternativa alla loro. Se non ci sarà un altro governo Draghi senza i cinque stelle si tornerà a votare". La linea azzurra è chiara anche se, stando a quanto filtra, l'inquilino di Arcore non chiuderebbe definitivamente la porta alla ricomposizione della maggioranza, purché ci sia una sorta di abiura dei Cinquestelle sui temi più divisivi per far proseguire la legislatura. 

Intanto, Italia viva punta a raccogliere 100mila firme (per ora superata quota 70mila) per la petizione che punta al Draghi bis e il leader Matteo Renzi chiarisce: "Italia viva non si rassegna alla catastrofe voluta da Giuseppe Conte e dal M5S. A Draghi diciamo di andare avanti".

 Il quadro è tutt'altro che definito. Il segretario di Azione, Carlo Calenda, non le manda a dire:  "Forza Italia e Pd continuano a blandire i loro alleati populisti invece di chiedere insieme con forza a Draghi di restare e dare disponibilità a sostenere un'agenda riformista. La responsabilità di questa crisi è loro tanto quanto dei 5S e della Lega". 

Mentre il leader di Italia al centro, Giovanni Toti, lancia un appello rivolto anche agli altri governatori "affinché Draghi rimanga al suo posto", perché "servono stabilità e decisioni rapide".

L'appello dei sindaci a Draghi a non mollare: “Abbiamo bisogno di stabilità”

Concetti espressi anche dai sindaci delle principali città, da Giuseppe Sala (Milano) a Roberto  Gualtieri (Roma) passando per Antonio Decaro (Bari), Luigi Brugnaro (Venezia), Dario Nardella  (Firenze), Stefano Lo Russo (Torino) e Marco Bucci (Genova) che in una lettera aperta rivolta al  premier gli chiedono "di andare avanti", in quanto "ora più che mai abbiamo bisogno di stabilità,  certezze e coerenza". 

"Noi sindaci abbiamo 65 miliardi di euro di opere pubbliche da realizzare con i fondi del Pnrr in questi mesi. Qualsiasi rallentamento potrebbe essere fatale. Non possiamo perdere neanche qualche settimana". Cosi' il sindaco di Firenze Dario Nardella intervenendo nella tarda serata in diretta ai microfoni di Radio Leopolda per lo speciale "Avanti con Draghi".

"Una follia portare il Paese alle urne ora. È un momento troppo delicato, in cui Roma e l’Italia si giocano tutto per il loro futuro" dice a sua volta il primo cittadino di Roma Roberto Gualtieri intervenendo anche lui a Radio Leopolda. "Se oggi andiamo al voto perderemo gran parte dei soldi che abbiamo ottenuto in Europa. E ricordo la fatica che ci è voluta per ottenerli dato che ho trattato in prima persona a Bruxelles in qualità di ministro dell’Economia. Rischiamo un autogol clamoroso come Paese mandando ora a casa Mario Draghi", ha concluso Gualtieri.

Ma a chiedere a Draghi di restare in sella ci sono anche, fra gli altri, Federterme, Federfarma e un gruppo di associazioni della logistica.