Il caso

Un caso di poliomielite a New York. Le autorità sanitarie USA: "Il primo in quasi un decennio"

Il 24 ottobre 2019 l'Oms aveva dichiarato che il poliovirus di tipo 3 era stato eradicato. A distanza di tre anni in diversi Paesi del mondo si registrano casi

Un caso di poliomielite a New York. Le autorità sanitarie USA: "Il primo in quasi un decennio"
Reuters
Caso di poliomielite trovato nel sobborgo di New York City. Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie

Un caso di poliomielite a New York, il primo da quasi un decennio. Lo riportano la Cnn e la Associated Press che citano le autorità sanitari statunitensi.

Il paziente viene descritto come un “giovane adulto” che vive nella Contea di Rockland. Da circa un mese avrebbe accusato alcuni sintomi, tra i quali la paralisi. 

Non ha viaggiato all'estero ma secondo le autorità sanitarie potrebbe aver sviluppato la malattia da un ceppo derivato dal vaccino, forse da qualcuno che si è esposto ad un vaccino vivo attenuato. Una pratica che non è in uso negli Stati Uniti.

Il paziente non è più considerato contagioso ma gli esperti ora cercano di ricostruire la dinamica dell'infezione e di capire se altre persone sono state esposte.
 

Una minaccia che ritorna

Prima le autorità sanitarie del Malawi che, il 17 febbraio scorso, hanno accertato il caso di una bambina di 3 anni infettata dal poliovirus e rimasta paralizzata. Poi il focolaio di polio in Ucraina iniziato nel 2021 e tutt'ora in corso nel Paese. L'Organizzazione mondiale della sanità ha infatti espresso “preoccupazione per la salute del popolo ucraino nell'escalation della crisi”. E poi in primavera il caso in Israele, il primo dal 1989.

Il 24 ottobre 2019 l'Oms aveva dichiarato che il poliovirus di tipo 3 era stato eradicato, 4 anni prima era stata rilasciata una certificazione per il poliovirus di tipo 2. Al momento la poliomielite da poliovirus di tipo 1 rimane endemica in Afghanistan e Pakistan, dove rappresenta un'emergenza sanitaria.

Cos'è la poliomielite

La poliomielite è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. Descritta per la prima volta da Michael Underwood, medico britannico, nel 1789, la poliomielite è stata registrata per la prima volta in forma epidemica nell’Europa di inizio XIX secolo e poco dopo negli Stati Uniti. La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli Stati Uniti nel 1952 con quasi 58mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi. Il virus si trasmette da persona a persona principalmente per via oro-fecale o, meno frequentemente, da un comune veicolo di diffusione come possono essere l'acqua o cibi contaminati. La malattia è causata da tre tipi di polio-virus (1,2 e 3), appartenente al genere enterovirus, che in alcuni casi può invadere il sistema nervoso, distruggendo le cellule neurali colpite nel giro di poche ore e causando una paralisi che può diventare, nei casi più gravi, totale. Attualmente, il poliovirus selvaggio è endemico soltanto in Pakistan e Afghanistan: il suo rilevamento al di fuori di questi due Paesi "dimostra il continuo rischio di diffusione internazionale della malattia fino a quando ogni angolo del mondo non sarà libero da Wpv1", scrive l'Oms.

Soggetti a rischio e fattori di rischio

La polio colpisce soprattutto i bambini sotto i cinque anni di età. Non sono chiari i motivi che portano un individuo a sviluppare la forma più grave di polio, ma tra i fattori di rischio l’Oms cita: immunodeficienza, gravidanza, rimozione delle tonsille, iniezioni intramuscolari, esercizio fisico vigoroso e/o esagerato, ferite o lesioni.

Sintomi e trattamento

La polio nella stragrande maggioranza dei casi è del tutto asintomatica o dà sintomi tipici di una gastroenterite. Solo in un caso su 100-200 porta ad una paralisi, che può essere temporanea o permanente, e può riguardare una parte (una gamba) o tutto il corpo. Il 5-10% dei pazienti che vanno incontro a paralisi muore.

Terapia

Non esistono cure per la poliomielite, se non trattamenti sintomatici che possono solo in parte minimizzare gli effetti della malattia. L’unica strada per evitare potenziali conseguenze è la prevenzione tramite vaccinazione. Esistono due tipi di vaccini diversi: quello “inattivato” di Salk (IPV), da somministrare con iniezione intramuscolo, e quello “vivo attenuato” di Sabin (OPV), da somministrare per via orale. Il vaccino di Sabin, somministrato fino ad anni recenti anche in Italia, ha permesso di eradicare la poliomielite in Europa ed è raccomandato dall’Organizzazione mondiale della sanità nella sua campagna di eradicazione della malattia a livello mondiale. L’obiettivo dell’Oms è infatti quello di eliminare completamente la presenza della malattia, seguendo il successo ottenuto con il vaiolo nel 1980. In Italia, per decisione della Conferenza Stato Regioni nel 2002, dopo l’eradicazione completa della polio in Europa, l’unica forma di vaccino somministrato è quello inattivato.