Usa, dopo la crisi di aprile Joe Biden firma la legge per facilitare l'accesso al latte artificiale

L'emergenza nata nello stabilimento Abbott: una contaminazione batterica aveva causato decine di ricoveri di neonati e due decessi. Allestita negli scorsi mesi una vasta operazione per trasferire decine di tonnellate di prodotto con voli militari

Usa, dopo la crisi di aprile Joe Biden firma la legge per facilitare l'accesso al latte artificiale
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“Ho firmato il Formula Act trasformandolo in legge. È un provvedimento bipartisan che faciliterà l'acceso al latte artificiale per le famiglie americane”, twitta il presidente Joe Biden, postando anche una sua foto. Il capo della Casa Bianca, in isolamento perché positivo al Covid, firma il provvedimento che punta ad allentare l'emergenza latte in polvere negli Stati Uniti, facilitando le importazioni, dalle quali vengono sospesi i dazi.

Lo scorso 1° giugno il presidente statunitense aveva confessato di non aver saputo nulla “fino ad aprile” che l'emergenza del latte in polvere “fosse così seria”. Una situazione venutasi a determinare in seguito alla chiusura di uno stabilimento da parte della Food and Drug Administration, l’autorità federale incaricata della vigilanza su farmaci e prodotti alimentari in circolazione negli Stati Uniti. In quello stesso 1° giugno, infatti, Joe Biden aveva convocato una riunione urgente con i funzionari della Casa Bianca e gli amministratori delegati delle aziende produttrici di alimenti per l'infanzia, per affrontare con loro il tema.

Il perché dell’emergenza

All’origine della crisi, la chiusura di una fabbrica di Abbott Nutrition (Michigan) a febbraio, dopo che il latte artificiale prodotto nello stabilimento aveva fatto ammalare decine di neonati per una contaminazione batterica. Cosa che aveva spinto la FDA a decretare la chiusura dello stabilimento. L'amministrazione Biden ha valutato di adottare il Defense Production Act, una legge dell'era della Guerra Fredda, per aumentare la produzione interna di alimenti per lattanti.

Risale invece allo scorso 22 aprile il primo volo militare che, dalla base americana di Ramstein, in Germania, con a bordo 132 pallet di latte in polvere Nestlé (1,5 milioni di bottiglie), ha cercato di sopperire alla mancanza del prodotto. Un secondo volo militare, sempre in aprile, aveva portato oltre 30 tonnellate di prodotto in Indiana. Robert Ford, amministratore delegato di Abbot, l’azienda produttrice di latte artificiale, si era scusato in quell’occasione con le famiglie statunitensi per l’emergenza venutasi a creare, attraverso un articolo pubblicato sul Washington Post. Inizialmente causata da problemi nella catena di approvvigionamento e dalla mancanza di personale addetto alla produzione a causa della pandemia, la carenza si è poi aggravata a febbraio dopo la morte di due neonati