Bimba morta di stenti, Alessia Pifferi ha parlato: il papà della piccola Diana ora ha un nome

L’uomo, un italiano che la donna avrebbe conosciuto in maniera estemporanea, sarebbe all'oscuro

Bimba morta di stenti, Alessia Pifferi ha parlato: il papà della piccola Diana ora ha un nome
Ansa
Il funerale della piccola Diana Pifferi nella chiesa dei santi Pietro e Paolo a San Giuliano Milanese

Alessia Pifferi ha rivelato ai suoi avvocati il nome del padre di Diana, la figlia che ha abbandonato in casa per sei giorni facendola morire di stenti. A rivelarlo sono gli stessi legali. "Stamattina era più tranquilla e serena - spiega l'avvocato Solange Marchignoli, che difende la donna assieme a Luca D'Auria - e mi ha rivelato il nome del padre. Si tratta di una informazione che non dirò a nessuno, in quanto non ha alcuna rilevanza ai fini processuali".     

Gli inquirenti potrebbero, se necessario, decidere di convocare il padre, anche se al momento non ci sono interessi investigativi in tal senso.   

L'avvocato Marchignoli, oltre ad aver confermato che farà richiesta di incidente probatorio per le analisi del biberon e dell'altro materiale sequestrato, tra cui una boccetta di En, ha fatto richiesta di autorizzazione all'ingresso in carcere del professor Pietro Pietrini. Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica all'Università di Pisa, si tratta di uno dei due docenti incaricati dalla difesa di redigere una consulenza neuroscientifica e psichiatrica su Alessia Pifferi.

Secondo quanto diffuso da corriere.it, Alessia Pifferi si è confidata con i suoi avvocati e risulterebbe che il padre della piccola Diana è italiano e non sa nulla. In precedenza Alessia aveva sempre detto di non sapere neppure di essere incinta: probabilmente non voleva compromettere la relazione con il compagno. In alcune occasioni aveva anche negato di sapere quale fosse l’identità del padre biologico di Diana, la piccola di 18 mesi, morta di stenti dopo essere stata lasciata sola in casa per quasi una settimana. 

L’uomo in questione, un italiano che la donna avrebbe conosciuto in maniera estemporanea, non saprebbe di essere il padre della bimba. In quei mesi la 36enne Alessia Pifferi avrebbe tentato di tenere nascosta la sua gravidanza prima e il nome del padre poi, per evitare di mettere a repentaglio la relazione che in quel periodo stava riallacciando con il compagno, un 58enne di Leffe (Bergamo), e per sottrarsi al giudizio dei suoi familiari.

Durante il colloquio con i suoi legali, la donna è tornata poi a negare con forza l’ipotesi che abbia mai somministrato tranquillanti alla piccola Diana prima di abbandonarla per quasi una settimana nel lettino all’interno dell’appartamento della casa di corte di via Parea, nel quartiere Ponte Lambro di Milano. In attesa che si svolgano gli esami tossicologici sui reperti sequestrati nel bilocale – tra cui il biberon che la donna aveva lasciato alla bambina – prosegue il lavoro di analisi degli investigatori della squadra mobile sulle chat contenute nel telefonino della 36enne per individuare eventuali elementi utili a ricostruire i 18 mesi di vita della bambina. Durante questo lavoro sui dati finora non era uscito alcun elemento che potesse invece portare a individuare il possibile padre di Diana.