Ha il più alto numero di profughi in Africa e più grandi nel mondo

Alto Commissariato Onu per i Rifugiati: per il Congo occorre solidarietà come per Ucraina

Una situazione sempre più vicina al collasso. Il governo ha chiesto il rientro del portavoce missione Onu

Alto Commissariato Onu per i Rifugiati: per il Congo occorre solidarietà come per Ucraina
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Cong, Unhc: serve solidarietà internazionale come per Ucraina

Fuggire. È questo l’imperativo per un milione di persone in Congo che negli ultimi sei mesi, sono state costrette a lasciare la loro casa e la loro terra. Fuggire alle violenze nell'est del Paese alla violenza dei gruppi armati. È la stima fatta dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati, Unhcr.

Gli attacchi sono avvenuti a colpi di arma da fuoco o di machete nel territorio di Djougou nella provincia di Ituri, nei territori di Fizi e Mwenga nella provincia del Sud Kivu, e nei territori di Masisi e Rutshuru nella provincia del Nord Kivu.

Con oltre mezzo milione di rifugiati e oltre 5,6 milioni di sfollati, la Repubblica Democratica del Congo ha la più grande popolazione di profughi del continente africano e una delle più grandi al mondo. Una crisi umanitaria tra le più gravi nei confronti della quale l'Unhcr chiede la stessa attenzione, compassione riservata a quella in Ucraina. "Mentre gli aiuti internazionali – sottolinea l’Agenzia dell’Onu- si concentrano su alcune crisi mondiali come quelle in Siria, Afghanistan  e, ora l’Ucraina, altre emergenze, molte in Africa, non sono riuscite ad attirare gli stessi livelli di attenzione, supporto e risorse". 

In questo scacchiere internazionale sempre più ad alta tensione, in Africa e nei paesi “deboli” i prezzi di cibo e carburante stanno aumentando vertiginosamente, il che riduce le risorse umanitarie. Un caso oltre al Congo è l’Yemen dove 19 milioni di persone stanno già rimanendo senza cibo e 7,5 milioni potrebbero ritrovarsi sull’orlo della carestia. In questa parte di mondo i riflettori, però sono spenti.

Oggi, l'82% degli sfollati interni in Congo non potrà ricevere un'assistenza adeguata. ''Le donne – sottolinea l'agenzia Onu - saranno costrette a dormire nelle chiese, nelle scuole e negli stadi, sotto le stelle, o torneranno nelle loro case nonostante il rischio di essere rapite  dai gruppi armati''. Per questo l'Unhcr ha rivolto un appello urgente alla comunità internazionale affinché ''agisca ora e sostenga chi ha un disperato bisogno di aiuto". 

In questo clima il governo congolese ha chiesto alle Nazioni Unite la partenza in "il prima possibile" del suo portavoce per la Repubblica Democratica del Congo (Rdc),secondo una missiva visionata dall'Afp.   "Il governo apprezzerà (...) molto che vengano date disposizione affinché Mathias Gillmann lasci il territorio congolese il prima possibile", ha scritto il ministro degli Esteri, Christophe Lutundula, al capo della missione Monusco. Affermazione fatte dal portavoce secondo le quali "Monusco non aveva i mezzi militari per affrontare l'M23 sono all'origine dell'attuale tensione", ha detto una fonte governativa all'Afp riferendosi alle incursioni del gruppo ribelle "Movimento 23Marzo". 

Dal 25 luglio manifestanti inferociti hanno saccheggiato strutture della missione Onu presente nella Rdc dal 1999.Quattro caschi blu sono stati uccisi a Butembo e almeno 28 manifestanti sono morti a Goma, Butembo e Kanyabaonga (NordKivu). Altri quattro sono stati freddarti a Uvira (Sud Kivu)durante la dispersione di un corteo, secondo un rapporto ufficiale. Monusco è una delle più grandi missioni delle Nazioni Unite dispiegate nel mondo con circa 14.000 soldati in diverse città dell'est.

Un paese, il Congo dove va ricordato l'impegno di un nostro connazionale Luca Attanasio. Nel 2017 a soli  40 anni, si insediò come capo missione a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, alla cui guida è riconfermato nell'ottobre 2019 come ambasciatore straordinario e plenipotenziario. Attanasio era impegnato in varie emergenze sociali del continente africano, e attivo in molti programmi di aiuto promossi dalla Comunità di Sant'Egidio, nel 2020 ha ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace «per il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli». Un lavoro spezzato il 22 febbraio 2021 nell’agguato dove fu ucciso con del Carabiniere Vittorio Iacovacci.