"Sii autentico. I tuoi amici per davvero"

BeReal, l’app che promette la verità batte Tik Tok

Lanciata nel 2020 da Alexis Barreyat, promette tutto: la verità contro i filtri, l’antiscroll contro l’addiction da notifica e la Fomo, il circolo di amici contro gli ansiogeni e stressanti occhi giudicanti degli sconosciuti

BeReal, l’app che promette la verità batte Tik Tok
Bereal Youtube / Frame video
Bereal App

È già lì, nel nome: BeReal. Your friends for real, ‘Sii autentico. I tuoi amici per davvero’, la mission dell’app che ha spodestato TikTok dal primo posto della classifica dei download settimanali negli Usa. 

La promessa, così cruciale in pubblicità e in politica, fa la differenza anche nel mercato ipersaturo dell’offerta degli app store. Novità e freschezza, contro la noia e le parabole di sviluppo che al centro delle timeline prima o poi mettono i dollari.

BeReal, l’app francese lanciata nel 2020 da Alexis Barreyat, promette tutto: la verità contro i filtri, l’antiscroll contro l’addiction da notifica e la Fomo, il circolo di amici contro gli ansiogeni e stressanti occhi giudicanti degli sconosciuti.

Lo fa funzionando in mode semplice e - secondo alcuni - piuttosto noioso: una volta al giorno, senza un orario stabilito, l’app richiede all’utente di postare entro 120 secondi una foto scattata simultaneamente dalle fotocamere frontale e posteriore dello smartphone. Il preavviso inesistente azzera le possibilità di organizzare un qualsiasi glamour artificiale, e così tornano le istantanee ancorate alla quotidianità: l’ufficio, la scuola, la passeggiata con il cane, la spesa, lo studio, il commuting, il divano con la tv. Solo una volta caricate le foto è possibile vedere quelle dei propri amici che hanno ricevuto identico alert nello stesso momento, e ognuno può commentare con un RealMoji (un selfie ‘vero’) condiviso. Tutto sparisce dopo un giorno.

Per ora l’operazione detox va forte, anche grazie a una campagna pubblicitaria piuttosto energica ed efficace condotta da BeReal nei campus americani, che permetterà tra l’altro all’azienda di irrobustirsi presto con nuovi finanziamenti. Che però sono quelli dei soliti noti della Silicon Valley, che diversificano il portafoglio investendo nella freschezza salvo poi passare all’incasso, di solito ‘gentrificando’ l’esperienza d’uso degli utenti per mezzo degli algoritmi

Inoltre c’è la questione del palato: fino a che punto ci interesserà seguire le vicende anti-fake dei nostri amici alle prese con la realtà, così vera ma pure così tediosa? Non solo siamo ormai totalmente abituati a fruire la realtà sotto forma di effetto, ma il fake se lo chiami fiction è un cibo che ci nutre da sempre. Certo oggi è un cibo ultra-processato e Instagram - il regno dei filtri e dell’irrealtà - può ‘avvelenare’ (lo riconoscono anche dalle parti di Meta), ma la solita minestra riuscirà a diventare un evento nella “società estetica” che ci abita un ritocco alla volta?

V.M.