Guerra energetica

Gazprom avverte l'Europa: con l'inverno il prezzo del gas potrebbe aumentare di un altro 60%

Secondo la compagnia statale russa il prezzo del gas potrebbe superare i 4.000 dollari per 1.000 metri cubi, poiché le esportazioni e la produzione della società continuano a diminuire a causa delle sanzioni occidentali

Gazprom avverte l'Europa: con l'inverno il prezzo del gas potrebbe aumentare di un altro 60%
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Alla base dell'impennata della quotazioni del gas sul mercato non ci sarebbero comunque solo i problemi, veri o utilizzati strumentalmente dai russi, derivanti dalle sanzioni europee alla Russia, ma anche la crescita dei prezzi spot in Asia e la chiusura di alcuni impianti di produzione in Norvegia per manutenzione già programmata e anche l'incremento delle temperature e il contemporaneo calo dell'energia eolica in Europa.

Continua la corsa dei prezzi del gas in Europa. La compagnia di gas statale russa Gazprom ha avvertito che i prezzi del gas in Europa potrebbero aumentare del 60% e arrivare a oltre  4.000 dollari per 1.000 metri cubi questo inverno, poiché le esportazioni e la produzione della società continuano a diminuire a causa delle sanzioni occidentali decise a causa della guerra in Ucraina iniziata da Mosca stessa. Lo ha dichiarato la compagnia russa in una nota riportata dall'agenzia Tass.

Secondo quanto riferisce Gazprom, il costo del gas sul mercato spot in Europa ha raggiunto i 2.500 dollari per mille metri cubi, e quindi tenendo conto di una tale tendenza, secondo stime prudenti, in inverno il costo potrebbe superare i 4.000 dollari.

I flussi di gas dalla Russia, il principale fornitore d'Europa, stanno raggiungendo livelli sempre più bassi quest'anno, nei primi sette mesi e mezzo del 2022 il colosso russo Gazprom ha ridotto le esportazioni di gas verso l'Europa del  36,2%, afferma la compagnia. 

Alla base dell'impennata della quotazioni attuali del gas sul mercato non ci sarebbero comunque solo i problemi, veri o utilizzati strumentalmente dai russi, derivanti dalle sanzioni europee alla Russia,  ma anche la crescita dei prezzi spot in Asia e la chiusura di alcuni impianti di produzione in Norvegia per manutenzione già programmata e anche l'incremento delle temperature e il contemporaneo calo dell'energia eolica in Europa.