Aveva minacciato di dar fuoco all'istituto di credito

Libano: liberati gli ostaggi nella banca di Beirut, il sequestratore è stato arrestato

L'uomo, un 42enne correntista della filiale della Federal Bank, ha sequestrato clienti e dipendenti per ottenere lo sblocco del suo conto corrente. Alla fine li ha liberati dopo che l'istituto di credito gli ha concesso metà dei risparmi depositati

Libano: liberati gli ostaggi nella banca di Beirut, il sequestratore è stato arrestato
Reuters
Beirut, la sede della banca dove è avvenuta la presa in ostaggio

Rientrato l'allarme a Beirut dopo la presa in ostaggio di alcune persone nella filiale di una banca: il sequestratore ha rilasciato tutti gli ostaggi dopo circa sei ore ed è stato allontanato dall'istituto di credito dalle forze di sicurezza, che poi lo hanno arrestato. Nessuno dei clienti e degli impiegati dello sportello ha riportato ferite. Secondo le prime informazioni, non confermate, il sequestratore si sarebbe arreso dopo che la banca ha accettato di consegnargli solo una parte del capitale di 210 mila dollari che chiedeva venisse sbloccato.

Quelle vissute questa mattina nella capitale libanese sono state ore d'angoscia: l'uomo, armato, identificato come Bassam al-Sheikh Hussein, 42 anni, è entrato nella filiale della Federal Bank, nella centralissima via Hamra, e ha preso in ostaggio alcuni impiegati, chiedendo che venisse sbloccato il suo conto corrente congelato, come accade per gran parte dei conti correnti libanesi, da quando nel novembre del 2019 il sistema bancario è stato ufficialmente dichiarato fallito.

Secondo quanto riportano fonti di polizia, all'interno della filiale, l'uomo è rimasto asserragliato con un'arma in pugno e con una tanica di benzina, minacciando di dar fuoco ai locali dell'istituto di credito. In strada, intanto, una folla di persone si era radunata per esprimere solidarietà all'uomo, spinto sul lastrico come la maggioranza dei risparmiatori libanesi. Dal novembre del 2019 il cartello delle banche del Paese, d'accordo con la Banca centrale, ha congelato quasi tutti i conti correnti e i risparmi in valuta pesante (dollaro, euro) dei correntisti.

Fuori dalla filiale si era schierata anche la polizia anti-sommossa per timore - hanno riferito i media - di manifestazioni e disordini. Dopo qualche ora, il sequestratore aveva rilasciato uno degli ostaggi, un anziano cliente, dopo una trattativa con le forze di sicurezza. In alcuni video circolati sui social media si sono visti due poliziotti negoziare con il sequestratore attraverso la cancellata chiusa della filiale. Al sequestratore veniva chiesto di rilasciare “almeno uno dei clienti”.

L'uomo, con addosso una t-shirt nera, pantaloncini jeans e un paio di ciabatte infradito ai piedi, ha risposto respingendo la richiesta, mentre camminava avanti e indietro al centro dell'ingresso della filiale, brandendo un'arma da fuoco puntata però verso il basso.

Un gesto disperato per curare il padre morente

Il fratello del sequestratore riferisce ai media locali che l'uomo chiedeva che venissero sbloccati i suoi risparmi, del valore di 210 mila dollari statunitensi, fermi da tre anni come gran parte dei conti bancari in valuta pesante. “Mio fratello non è un mascalzone, è un uomo perbene. Nostro padre è in fin di vita in ospedale e non sappiamo come pagare le sue cure” aveva detto in una intervista alle tv libanesi. “Sarebbe stato disposto a costituirsi se la banca gli avesse dato soldi per le spese mediche di nostro padre. Dice di essere pronto a darsi fuoco se non riceverà quello che gli spetta" aveva aggiunto. E sul fatto che l'uomo fosse armato, aveva risposto così: “Mio fratello non è entrato armato in banca. Deve averla trovata all'interno. È entrato solo con la tanica di benzina”.

 

La crisi economica in Libano

L'episodio di oggi rispecchia la drammatica situazione in cui versa l'economia, e di conseguenza la società, del Paese dei cedri. Non è la prima volta, infatti, che un episodio del genere si verifica all'ombra della peggiore crisi economica del Libano dove, secondo l'Onu, l'80% della popolazione residente è stata ridotta in stato di povertà dall'élite al potere, responsabile del default finanziario palesatosi nell'autunno del 2019 e ufficializzato dal governo nel marzo del 2020. La lira locale si è svalutata di più del 95% rispetto al dollaro statunitense.

"Ciò che ci ha portato a questa situazione è l'incapacità dello Stato di risolvere questa crisi economica" ha affermato Dina Abou Zor, avvocatessa di difesa dell'Unione dei risparmiatori. “Questo ha portato le persone a prendere in mano la situazione”, ha aggiunto l'avvocatessa. A gennaio, il proprietario di una caffetteria ha ritirato con successo 50 mila dollari in una filiale di una banca nel Libano orientale dopo aver tenuto in ostaggio il personale dell'istituto di credito e aver minacciato di ucciderlo.