La guerra civile

Libia, violenti scontri e una trentina di vittime. Tripoli resta al primo ministro Dbeibah

Scontri tra i più violenti degli ultimi anni nella capitale, tra le due opposte fazioni che tengono il Paese nella guerra civile in attesa di un accordo su nuove elezioni

Libia, violenti scontri e una trentina di vittime. Tripoli resta al primo ministro Dbeibah
AP Photo
Libia, un uomo guarda attonito le macerie dopo gli scontri di Tripoli avvenuti nella notte tra il 27 e il 28 agosto

La luce del giorno illumina le macerie della battaglia armata di Tripoli cominciata venerdì sera tra i sostenitori dei governi rivali, scontri tra i più violenti degli ultimi due anni avvenuti nella capitale. Secondo il ministero della Sanità del governo di Unità Nazionale, i morti sono almeno 32 morti e 159 i feriti. 

Le auto bruciate nelle strade sono il segno che la guerra civile che a intermittenza, da 11 anni squassa la Libia, ha avuto un nuovo capitolo doloroso. Solo un mese fa l'assalto al Parlamento di Tobruk. Un paese ancora nel caos in attesa di elezioni è devastato dalla rivalità tra due idee contrapposte di governo e cioè da una parte le milizie fedeli al premier nominato dal parlamento, Fathi Bashagha, e dall'altra quelle che sostengono il primo ministro riconosciuto dall'Onu, Abdel Hamid Dbeibah.  I filo-Bashaga già insediati nella capitale, sono guidati dalla "Brigata dei rivoluzionari di Tripoli" capitanata da Haitem Tajouri, mentre i pro-Dbeibah sono sostenuti dalla "Forza di supporto alla stabilizzazione" di Abdelghani Al-Kikli, detto "Ghnewa". 
 

"I gruppi armati pro-Bashagha guidati da Haitem Tajouri sono stati sconfitti nel centro di Tripoli mentre le brigate di Juwaili di Zintan resistono ancora nel sud di Tripoli", scrive su twitter il sito Libya Observer dando un quadro parzialmente positivo per il premier Abdel Hamid Dbeibah che in serata si fa selfie con i suoi sostenitori mentre visita le aree degli scontri a Tripoli in segno di vittoria sugli aggressori.

"Chiediamo a tutti gli uomini e alle donne libiche, a Tripoli e in tutte le città di assumere una posizione seria contro chiunque voglia iniziare una guerra per ottenere o preservare un guadagno personale", aveva chiesto il primo ministro Abdul Hamid Dbeibah all'inizio degli scontri.

Libia, il giorno dopo gli scontri a Tripoli nella notte tra il 27 e il 28 agosto AP Photo
Libia, il giorno dopo gli scontri a Tripoli nella notte tra il 27 e il 28 agosto

I combattimenti scatenati dal tentativo di Bashagha di prendere il controllo della capitale sono culminati nella notte. La Capitale è stata nel caos per ore, sette i punti della città che hanno visto l'uso di armi pesanti, "distrutti edifici pubblici e privati", ha riportato Al Jazeera. Quattro veicoli delle forze pro-Bashagha sono stati distrutti da un attacco con droni pilotati dalla sala operativa delle milizie di Dbeibah. 

Dalla parte di Bashagha, ci sarebbe l'ombra del generale Khalifa Haftar anche se non vi è prova che l'esercito nazionale libico abbia sostenuto la presa della Capitale. Il generale aveva tentato invano di conquistare Tripoli tra l'aprile 2019 e il giugno 2020 nell'ambito anche di diversi appetiti e appoggi internazionali che minano il Paese sin dalla morte del colonnello Gheddafi avvenuta nel 2011. Russia, Egitto ed Emirati, Francia, più o meno apertamente sostengono l'est haftariano in cui è finora relegato Bashagha, mentre soprattutto la Turchia, l'Algeria e gli Emirati proteggono e sostengono Dbeibah.

Bashagha già in maggio aveva tentato invano di entrare a Tripoli, con quella che aveva definito "la grande pesca" , una operazione "militare" contro le milizie di Dbeibah, il cui governo è "strenuamente attaccato al potere" nonostante il parlamento lo abbia dichiarato decaduto già a febbraio. Il premier insediato dall'Onu per organizzare le elezioni nel dicembre scorso, poi slittate sine die, ha accusato Bashagha di aver rifiutato negoziati per organizzare la tornata elettorale entro la fine dell'anno.