"Science Translational Medicine"

Speranze dalla ricerca contro il cancro: un "vaccino" che può istruire il sistema immunitario

Studio italiano sull'azione di un "vaccino" che usa un adenovirus che invece di produrre anticorpi contro un virus produce antigeni specifici di un certo tipo di tumore

Speranze dalla ricerca contro il cancro: un "vaccino" che può istruire il sistema immunitario
(Pixabay)

C’è un nuovo tassello nella conoscenza di come il sistema immunitario combatte il cancro, e soprattutto come possa essere aiutato a farlo: il gruppo della dottoressa Luigia Pace, direttrice del laboratorio Armenise- Harvard di immunoregolazione dell’Irccs Candiolo ha pubblicato uno studio su Science Translational Medicine sull’azione di un “vaccino” che usa un adenovirus che invece di produrre anticorpi contro un virus produce antigeni specifici di un certo tipo di tumore.

Promettenti, che nella scienza vuol dire ancora da dimostrare su grandi numeri, i risultati della piccola sperimentazione fatta su 12 pazienti con un tumore del colon del tipo MSI in fase metastatica condotto negli USA da Nouscom: cancro che con l’immunoterapia già regrediva nel 40% dei casi.

Da sempre la scommessa dei ricercatori, coi vaccini terapeutici, è stata di poter trattare il cancro come fosse un virus che attacca l’organismo: in una prima fase il sistema immunitario riconosce le cellule mutate e le elimina, ed è un processo che avviene ogni giorno, costantemente in ognuno di noi.

Quando invece per una serie di condizioni create dallo stesso tumore, che “si nasconde” al sistema immunitario questo meccanismo non funziona più si ha il cancro, e le metastasi. Ed il sistema immunitario risulta indifferente o addirittura “alleato” del tumore, con alcune sue parti.

Trattare il tumore come un virus vuol dire mostrare al sistema immunitario quali parti colpire: e questo è il meccanismo su cui si basa l’immunoterapia, un altro è “sbloccare” i freni del sistema immunitario rendendolo di nuovo attivo contro le cellule mutate.

Ovviamente il tumore non se ne sta con le mani in mano, e reagisce cercando di sfuggire o adattandosi: con l’immunoterapia le guarigioni ci sono, ma molto più frequenti sono le cronicizzazioni.

Finora i risultati ottenuti con i “vaccini” a vettore virale non sono stati granché, quasi sempre deludente la scommessa di portare nella cellula e quindi esporre al sistema immunitario non una ma molteplici mutazioni riscontrate nel tumore, permettendo ai linfociti e agli altri strumenti del sistema immunitario una azione concentrica: in questo caso, secondo i risultati diffusi dal gruppo di Candiolo, non solo si è compreso il meccanismo con cui l’adenovirus istruisce le cellule immunitarie, ma i risultati si sono ottenuti, seppure in associazione con farmaci immunoterapici inibitori dei checkpoint (anti PD-1).

Al momento, nelle 12 persone, la risposta sarebbe stata “efficace”.

“Fino ad ora il meccanismo con cui i vaccini adenovirali istruiscono il sistema immunitario a colpire le cellule tumorali non era noto”, ha detto la direttrice del laboratorio Armenise-Harvard di Candiolo, Luigia Pace.

Adesso è ragionevole pensare che presto potremo avere una terapia anticancro basata sui vettori adenovirali, una opzione terapeutica concreta per l’oncologia”.

Importante ricerca di base che promette nel futuro una nuova via per l’immunoterapia.