Il futuro delle agenzie di stampa secondo Marco Durante, presidente del gruppo LaPresse

Intervista all'amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi editoriali italiani, affiliato al colosso internazionale AP

Il futuro delle agenzie di stampa secondo Marco Durante, presidente del gruppo LaPresse
LaPresse
Marco Durante

Dottor Durante, cosa sarà delle agenzie di stampa tra dieci anni?

Guardi, rispondere alla sua domanda e più facile che insegnare ad un bambino a camminare: la globalizzazione ha creato una netta rottura tra le agenzie specializzate solo nel testuale e quelle che invece negli anni hanno costruito testi foto video a distribuzione mondiale e archivi poderosi.

 

E quindi, quale sarà la data del Big Bang?

È fuori discussione che tra meno di 5 anni chi non avrà una struttura mondiale di testi foto e video a distribuzione capillare sarà destinato a chiudere o vendere.

 

Vendere a chi? Chi comprerebbe una struttura con costi alti e ricavi sempre più bassi senza immagine statica (fotografica) e in movimento (video)?

Nessuno, assolutamente, ed è impensabile vedere delle aggregazioni perché noi italiani la vediamo sempre uno diverso dall’altro. Ma, come sempre, noi Italiani siamo indietro, a parte Ansa, che ha da sempre una parte fotografica ma appalta all’esterno il video con una copertura minima a livello nazionale; le altre nulla. Ed è un peccato perché avere competitor all’altezza arricchisce il mercato. Purtroppo, per arrivare a livelli medi e costruire un’area competitiva, ci vogliono investimenti e molti anni. Parliamo dell’Italia senza pensare che non stiamo pensando a livello mondiale.

 

E invece sul video come siamo messi?

Sul video, che è il presente e il futuro, cominciano adesso a muoversi alcune agenzie ma, prima di arrivare a una produzione mondiale e capillare italiana, ci vogliono molti soldi e molto tempo e soprattutto molti archivi video digitalizzati. Noi ad esempio abbiamo più di 60 milioni di foto digitalizzate dal 1911 e video che partono dal 1995, tutto digitalizzato: difficile competere con una struttura così grande. I microfoni che si vedono in giro delle varie agenzie sono solo un’operazione di marketing per essere riprese.

 

Cosa succerà in futuro?

Mi sembra di aver fatto capire che chi ha solo il testuale e non presiede Paesi e continenti esteri con giornalisti italiani è destinato alla chiusura. Anche per chi non possiede come noi una distribuzione capillare mondiale in tempo reale. Per gli altri, conterà quante risorse economiche faranno e soprattutto con quale velocità e se solo per l’Italia o per il mondo intero.

 

Le tv, i siti internet, come si comportano con il video?

I broadcaster o i newspapers hanno fame di video in tempo reale dei fatti del mondo, oltre chiaramente quelli italiani con zainetti, e noi mi pare che in Italia superiamo i 35. In Italia abbiamo Rai, Mediaset, La7, Sky e il nuovo colosso Discovery a cui facciamo anche i tg, mentre una struttura interna divisa per aree crea le clip di tutto il materiale grezzo che arriva dal mondo e dall’Italia. Questa parte è molto importante poiché pochi sanno che la pubblicità che precede i video su Internet, chiamata prerol, è la più pagata in assoluto.

 

Lei mi sta dicendo che un sito, più video ha, più guadagna?

No, sto dicendo che quel tipo di pubblicità viene pagata molto di più e che se hai molti video, hai certezze di guadagnare di più, ma poi contano altri fattori fondamentali: la linea editoriale o il SEO (Search engine optimization).

 

E voi, come vi siete attrezzati?

Vorrei, se me lo permette, finire di spiegare l’area che si occupa del video grezzo e del video clip: oltre a questo, abbiamo circa un centinaio di radio a cui facciamo il radiogiornale o 4 o 6 o 8 volte al giorno con il meteo, e sempre questo dipartimento si occupa dei siti Italiani LaPresse.it e Olycom.it appena partito. Ma abbiamo una peculiarità: in ogni paese dove andiamo, apriamo un sito fatto dal posto con giornalisti, e quindi abbiamo Lapresse.us; è in partenza quello della Spagna e quello di Hong Kong. Tutto questo è controllato dalla supervisione del direttore Alessia Lautone e dal condirettore Nicola Assetta.

 

Quindi, come vi siete organizzati?

Siamo almeno 8 anni avanti agli altri, abbiamo un grande testo con esclusive e molte citazioni dai vari giornali, anche perché abbiamo assunto diversi giornalisti che oggi sfiorano le cento unità, ma soprattutto ho preso un direttore che è una macchina da guerra in perfetta sintonia con l’editore, con gli stessi obbiettivi. Poi, differentemente da tutti gli altri, abbiamo la parte fotografica che occupa un palazzo intero con gli archivisti: fanno ricerche e digitalizzano di continuo foto e video, abbiamo più di 60 milioni di foto digitalizzate, negli anni ho comprato tantissimi archivi e quando posso ne aggiungo uno. Ricordo ancora quando, verso la fine del 1999, diedi ai fotografi le macchine digitali, le prime pesanti e che potevano fare anche i video: tornavano in azienda dicendomi che erano derisi dai colleghi, li prendevano in giro, ma noi mandavamo ai giornali una partita di 100 foto e gli altri 10, era una bella differenza…

 

Ma allora lei è una specie di indovino?

Mi fa sorridere. Diciamo che i più mi riconoscono il merito di arrivare un secondo prima degli altri, gli invidiosi dicono invece che sono stato solo fortunato. Comunque vada, per me va bene. Ma ai giovani dico: studiate, perché nulla è regalato.

 

Torniamo a quello che lei definisce il business più importante oggi e per il futuro: il video…

Su questo siamo imbattibili per i prossimi 25 anni, aver digitalizzato la storia del mondo dal punto di vista video, usare costantemente gli zainetti, rende tutto più facile: ricevere in tempo reale le news mondiali, siamo nel presente ma con un piede al futuro. Le faccio un esempio: con queste teche abbiamo fatto un programma in seconda serata su Sky sui reali in 4 puntate per due anni, il 20 settembre in prima serata su Rai 1 uscirà la documentazione voluta dal direttore Zappi “Sofia”. Chiaramente tutto quello che la gente non ha visto è tenuto nelle varie teche italiane ed estere di AP, il 24 gennaio 2023 per la ricorrenza di un grande uomo che ha lasciato un grande vuoto, l’avvocato Agnelli, andremo su Rai 1 in prima serata.

 

Ma tutti parlano della vostra distribuzione…

Sì, è vero, è una cosa che nessuno è in grado di fare, siamo in grado di distribuire in tutto il mondo testi, foto e video e dare un ritorno al cliente di quanti pubblicati ha avuto nelle 48 ore successive.

 

Direi che Ap è fondamentale, come vi intersecate?

Ho avuto e ho la fortuna di avere un’amicizia con il presidente della nostra svolta Gery Pruit, che dal 1 gennaio 2022 ha passato la mano all’attuale presidente Daisy Veerasingham, le voglio bene e glielo dico sempre: è una donna unica, una donna decisa che si pone obbiettivi e li porta a casa, ci troviamo bene insieme, siamo uguali nell’approccio. A fine maggio ero a New York, dove abbiamo la sede centrale a Liberty street, siamo stati a cena una sera e abbiamo parlato di espansione. 48 ore dopo LaPresse entrava nel mercato spagnolo in prima linea e ci integravamo nelle varie aree per dare un servizio migliore ai clienti. LaPresse ha mandato in giro nei vari Paesi del mondo dei giornalisti assunti in Italia e li ha inviati nei vari Paesi come corrispondenti, se abbiamo bisogno di copertura video e foto e distribuzione anche satellitare usiamo AP, potenziamo, rispettiamo le regole e i clienti sono felici di apparire in tutto il mondo.

 

Una macchina da guerra, insomma…

No, ho solo dato un futuro a questo mondo lavorando fuori degli schemi comuni…

 

Come definirebbe LaPresse/Ap oggi?

Lo dicono le classifiche che trova in giro, date dai giornali e tv di tutto il mondo: “Prima agenzia multimediale al mondo”.

 

E degli altri?

Molti sono dietro, molti chiuderanno e molti si salveranno ma dovranno investire.

 

L’ultima cosa, mi sembra che lei a sessant’anni, da un aereo all’altro, da un paese all’altro, è sempre sul pezzo. Tra un po’ è Ferragosto e lei sta lavorando mentre tutti sono in ferie….

Prima di tutto vorrei chiarire un concetto basilare: tutto il mondo lavora ad agosto, solo noi italiani chiudiamo come se questo mese non esistesse. È finita l’epoca in cui la Fiat chiudeva e tutti in spiaggia. L’anno passato, il 16 agosto, ho incontrato a Washinton l’ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, dott.ssa Zappia. All’estero siamo derisi per questa nostra concezione ormai preistorica, tutto il mondo spalma le proprie ferie in 12 mesi.

 

Non le manca la sua famiglia?

Tantissimo, sono la cosa a cui tengo di più: mia moglie con i suoi due figli e la più grande, Vittoria, che dopo essersi laureata in America, con mille possibilità di accettare contratti sul posto, ha deciso di lavorare per una grande azienda a Londra del gruppo Mediaset.

 

Giuro, ultima domanda: LaPresse/Ap dove arriverà?

Bè, direi che siamo già arrivati, siamo stati veloci e concreti, dobbiamo continuare su questa strada senza distrarci con il continuo confronto e con la fiducia e la stima che ci ha portato fin qui.