Lutto

E' morto Tim Page, fotografo "folle" della guerra del Vietnam. Ispirò Coppola per "Apocalypse Now"

Psichedelico e amante del rischio fu interpretato da Dennis Hopper. Senza Page non avremmo visto quella guerra così da vicino

E' morto Tim Page, fotografo "folle" della guerra del Vietnam. Ispirò Coppola per "Apocalypse Now"
Express Newspapers/Getty Images
Il fotografo Tim Page (1944 - 2022) in Vietnam, nel 1966

E’ morto, all’età di 78 anni, il fotografo britannico Tim Page che, con libertà e senza paura, aveva registrato immagini intime dei combattimenti che hanno contribuito a cambiare il corso della guerra del Vietnam. 

La scomparsa, causata da un cancro, è avvenuta nella casa del fotografo a Fernmount, nel Nuovo Galles del Sud in Australia, e l’annuncio è stato dato dall'amico Mark Dodd.

Cinico, impavido e irriverente, Page si era avvicinato così tanto ai luoghi della guerra, da rimanere ferito per quattro volte. Arrivò in Vietnam nel 1965, all'età di 20 anni, e lì trascorse quattro anni a immortalare i combattimenti, diventando uno dei più noti fotoreporter della guerra. 

Page ha immortalato la polvere che volava sotto il rombo dei motori, la desolazione degli abitanti dei villaggi vietnamiti diseredati, le barelle cariche di soldati caduti. 

Ha attraversato il fronte in motocicletta ed è salito su elicotteri militari. Ha vissuto e raccontato la guerra in modo tanto personale e particolare da essere di ispirazione per il regista Francis Ford Coppola per il personaggio del fotografo di guerra drogato e amante del rischio interpretato da Dennis Hopper nel film del film "Apocalypse Now” (1979).

Le cronache raccontano che la casa di Page, nella vecchia Saigon (oggi Ho Chi Minh City), fosse il “quartier generale” di feste ininterrotte con musica rock, alimentate da enormi quantità di marijuana, Lsd e oppio, mentre gli album rock suonavano ad alto volume. 

Le sue immagini sono state pubblicate da "Life", "Time", "Paris Match" e da molte altre riviste internazionali.

Si racconta che, nel 1975 il cofondatore della rivista "Rolling Stone", Jann Wenner, volle inviare il giornalista Hunter S. Thompson a coprire gli ultimi giorni della guerra del Vietnam con Page. Thompson, noto per il suo dilagante uso di droghe e l'amore per le armi, rifiutò l'offerta, definendo Page troppo selvaggio persino per lui. 

 

Si guadagnò il rispetto dei soldati americani sul campo perché era vicino alla loro età e camminava a fianco di loro, anche nelle peggiori condizioni. Nel 1965, quando era con un distaccamento delle forze speciali, il campo-base fu attaccato una notte dai vietcong: Page sparò e uccise uno degli intrusi.        

Nel 1966, dopo che una granata esplose vicino a Page, fu portato in  ospedale dal suo più caro amico in Vietnam, il fotografo Sean Flynn,  figlio della star del cinema Errol Flynn. Frammenti della granata furono estratti dal volto di Page. L'anno successivo, dopo che una motovedetta era affondata sotto di lui e il suo capitano era stato ucciso, Page lasciò il Vietnam per curarsi. Dopo la guarigione delle ferite, coprì la Guerra dei Sei Giorni arabo-israeliana prima di tornare in Vietnam nel 1968.        

Nell'aprile del 1969, mentre era in missione per "Time" e "Life", Page era a bordo di un elicottero atterrato per soccorrere soldati americani feriti. Seguì un sergente che scendeva dall'elicottero per raccogliere i feriti. Il sergente calpestò una mina terrestre e perse entrambe le gambe. Page fu colpito sopra l'occhio destro da una scheggia che gli entrò nel cervello. Riuscì a cambiare l'obiettivo della sua macchina fotografica e a scattare qualche fotogramma prima di crollare nell'elicottero. Fu poi portato in un ospedale da campo e trasferito a Washington e infine a New York per una lunga riabilitazione. 

Gli anni '70, per Page, furono pieni di droghe e, nel 1979, tornò nella natia Inghilterra. 

La rivista "Time-Life", per cui lavorava come freelance quando fu quasi ucciso, lo risarcì di 125.000 dollari.       All'inizio degli anni '80, dopo essere tornato in Vietnam per la prima volta dopo oltre 10 anni, Page decise di istituire un memoriale per onorare i giornalisti che avevano perso la vita nel sud-est asiatico. 

Nel 1991 realizzò un documentario sulla ricerca di Flynn e Stone, concludendo che avevano vissuto fino a un anno prima di essere uccisi in Cambogia.

Nel 1997 Page e Horst Faas, fotografo vincitore del Premio Pulitzer per la guerra del Vietnam, pubblicano "Requiem" che contiene il lavoro di 135 fotografi morti in Indocina tra il 1945 e il 1975 e queste immagini di sono state esposte in musei negli Stati Uniti, in Europa e in Vietnam. Il libro ha vinto un George Polk Award per il giornalismo e la Medaglia d'oro Robert  Capa, consegnata dall'Overseas Press Club of America in onore del  famoso fotografo.     

Il fotografo di guerra britannico, Tim Page, 1995 Derek Hudson / Getty Images
Il fotografo di guerra britannico, Tim Page, 1995

Riguardo alla sua vita precedente alla fotografia, a partire dai 17 anni Page, figlio di genitori adottivi, girò il mondo lavorando in una birreria, come  cuoco e come contrabbandiere di hashish e sigarette. 

Non ha mai conosciuto l'identità della madre naturale e il suo padre biologico era nella marina britannica quando fu ucciso nella Seconda Guerra  Mondiale. I suoi genitori adottivi vivevano nel Kent, dove il padre  era un contabile e la madre una casalinga. A 17 anni lasciò loro lasciò un biglietto in cui diceva genitori che stava lasciando casa per  l'Europa "e forse la marina e quindi il mondo".