La guerra civile

Armenia-Azerbaigian, 135 soldati uccisi al confine. Lo spettro del gas sull'annoso conflitto

Dopo la tregua si piangono le vittime degli ultimi sanguinosi giorni di guerra al confine tra i due paesi, tra armeni e azeri. Al centro delle tensioni il controllo del Nagorno-Karabakh, territorio ricco anche di giacimenti di gas

Armenia-Azerbaigian, 135 soldati uccisi al confine. Lo spettro del gas sull'annoso conflitto
Ansa
Conflitto Armeni Azerbaigian, Azeri al funerale di massa del militare Sabuhi Ahmadov ucciso ieri

Dopo una settimana di sanguinosi scontri al confine tra Armenia e Azerbaigian, si piangono le vittime. L'Armenia ha dichiarato oggi che il numero dei suoi soldati morti con l'Azerbaigian è salito ad almeno 135. Lo ha detto il primo ministro armeno Nikol Pashinyan in una riunione di gabinetto, dopo i peggiori combattimenti dal 2020. "Purtroppo non è la cifra definitiva. Ci sono anche molti feriti".  

A ben guardare ci sarebbero delle similitudini con l'altra guerra più vicina all'Europa, perchè uno dei due stati, forse l'Azerbaigian, ha lanciato per primo l'attacco in territorio armeno, un attacco su vasta scala con bombardamenti sia su infrastrutture militari che civili, compresi droni e artiglieria. Il 13 settembre sono stati 105 i soldati armeni uccisi diversi i civili feriti. A essere maggiormente coinvolte negli scontri le città di Goris, Sotk e Djermouk in Armenia, e i distretti azeri di Dashkesan, Kelbajar e Lachin. 

La buona notizia è che la tregua è arrivata entro le 72 ore trovando il plauso della comunità internazionale, a cominciare dall'Onu, Usa e Turchia: "Accogliamo con favore la cessazione delle ostilità tra Azerbaigian e Armenia. Gli Stati Uniti restano impegnati a promuovere un futuro pacifico e prospero per la regione del Caucaso meridionale", ha scritto su Twitter il segretario di Stato Usa, Antony Blinken. Il timore, però, è che il cessate il fuoco non duri.
 

Un'immagine del conflitto Armenia Azerbaigian di mercoledì scorso Rainews24
Un'immagine del conflitto Armenia Azerbaigian di mercoledì scorso

Le tensioni mai sopite lungo la contesa frontiera tra i due Stati si sono acuite la scorsa settimana, quando l'Armenia ha accusato l'Azerbaigian di aver ucciso uno dei suoi soldati, in uno scambio di colpi di artiglieria nell'Est del Paese; accuse respinte da Baku che le ha definite "una menzogna". 

Sul fragile accordo pesano ora anche gli accordi recenti sul gas. Lo scorso luglio la presidente Ursula von der Leyen si recò nel Paese per stringere la mano a Ilham Aliyev, il leader dell’Azerbaigian, arrivato al potere nel 2003 dopo 10 anni di governo incontrastato del padre, la sua famiglia governa da 30 anni il paese, cercando di tenersi stretta l'autocrazia che la sostiene. Quella stretta di mano si è tradotta in aumento del 30% delle esportazioni di gas dai giacimenti azeri all’Europa attraverso il Tap: 10-12 miliardi di metri cubi diretti in Grecia e Italia entro il 2022 per sostituire le forniture russe. Inoltre, Bruxelles e Baku sono sulla buona strada per finanziare il raddoppio del gasdotto transadriatico”. 

A Mosca che da sempre monitora il conflitto, non sfugge l'importanza strategica della regione: il presidente russo Vladimir Putin durante il vertice della Sco a Samarcanda, salutando la nascita di "nuovi centri di potere" nel mondo, ha incontrato anche Aliyev. Ma anche Yerevan ha chiesto il suo aiuto per la cessazione delle ostilità.

I due vicini hanno combattuto due guerre - negli Anni '90 e nel 2020 - per il controllo del Nagorno-Karabakh, l'enclave armena dell'Azerbaigian. I separatisti armeni del Nagorno-Karabakh si sono staccati dall'Azerbaigian quando l'Unione Sovietica è crollata nel 1991, fatto che creò una forte instabilità nell'area causando 30 mila vittime. Nel territorio interno all’Azerbaijan la maggioranza della popolazione è armena. L’Azerbaijan chiede che l’Armenia riconosca la sua sovranità sul territorio, così come indicata dai confini internazionalmente accettati, mentre l’Armenia vuole garanzie di una maggiore indipendenza per i suoi connazionali che vivono nella regione.

Nell'autunno 2020, sei settimane di combattimenti hanno fatto oltre 6.500 morti e si sono concluse con un cessate il fuoco mediato dalla Russia. In base all'accordo, l'Armenia ha ceduto parti di territorio che controllava da decenni e Mosca ha schierato circa 2 mila peacekeeper per monitorare la fragile tregua. 

Nulla in confronto al "genocidio armeno" degli inizi del '900, in cui per mano turca morirono oltre un milione di persone. Fatto mai riconosciuto da Ankara.