Tensione internazionale

Il giallo delle esplosioni sottomarine di Nord Stream 1 e 2

Le perdite di gas nel mar Baltico potrebbero essere la conseguenza di esplosioni provocate da sommozzatori o da un sottomarino. Borrell: “L'Europa prepara una forte risposta al deliberato sabotaggio”

Il giallo delle esplosioni sottomarine di Nord Stream 1 e 2
Danish Defence Command via AP
Fuga di gas nel Mar Baltico dai gasdotti Nord Stream 1 e 2

Sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda. 
L'oggetto del contendere, in questo caso, sono i due gasdotti Nord Stream 1 e 2, che portano in Europa il gas russo. Tempi e modi di come si siano danneggiati con alcune perdite sottomarine, sembrerebbero non lasciare dubbi. Tanto che ormai si parla esplicitamente di sabotaggio: “L'Ue ritiene che le perdite di questa settimana da due gasdotti sottomarini tra Russia e Germania non siano una coincidenza, ma che si tratti di un atto deliberato”, ha dichiarato l'Alto commissario per la Politica estera dell'Ue, Josep Borrell. E si fanno due ipotesi. Le perdite potrebbero essere “la conseguenza di esplosioni provocate da sommozzatori o da un sottomarino. L'Europa prepara una forte risposta al deliberato sabotaggio”, continua Borrell. Insomma, se si tratta di atto deliberato, “cui prodest” verrebbe da chiedersi?

La risposta sembrerebbe fin troppo facile, basta guardare come ha reagito la Borsa di Amsterdam questa mattina. La quotazione del gas in avvio di negoziazioni è salita a 207 euro al MWh, in aumento dell'11% rispetto alla chiusura di ieri. Ci vorranno una o due settimane a riparare i danni, poi tutto tornerà come prima. Ma potrebbe trattarsi di una sorta di avvertimento. Il ministro della Difesa danese Morten Bodskov ha dichiarato all'emittente nazionale Tv2: "Non è un incidente, è stato pianificato, e si tratta di esplosioni molto grandi". Ma c'è chi è stato ancora più esplicito. Le esplosioni "potrebbero essere un avvertimento", ha detto questa mattina in un intervento radiofonico la presidente del Parlamento lituano Viktorija Čmilytė-Nielsen. Per la presidente non sarebbe un caso che le esplosioni abbiano avuto luogo proprio nel giorno in cui il Primo ministro danese Mette Frederiksen e il ministro norvegese dell'Energia Terje Aasland si trovavano in Polonia per l'inaugurazione del gasdotto Baltic Pipe, un'opera che mira a rendere polacchi ed europei maggiormente indipendenti dalle forniture russe. Una dichiarazione esplosiva che poi ha cercato diplomaticamente di mitigare: "Prima di giungere a delle conclusioni sarà tuttavia necessario attendere i risultati delle indagini". Indagini che però si annunciano già foriere di ulteriori tensioni, ancor prima di cominciare. Il Cremlino, in tarda mattinata, fa sapere infatti che: "E' stupido e assurdo" incolpare la Russia per quel che è successo. E, attraverso il portavoce del presidente russo Vladimir Putin, Dmitry Peskov, fa sapere - con una velina passata all'agenzia stampa Ria Novosti - che Gazprom, in qualità di proprietario del gasdotto, dovrebbe “prendere parte alle indagini”. Una risposta che viene dai piani alti del potere, proprio perché è in atto un'escalation di dichiarazioni e di contromisure nel classico stile della guerra fredda. Risponde anche Berlino, affrettandosi a far sapere attraverso la ministra della Difesa tedesca, Christine Lambrecht, che: "La nostra Marina contribuirà con la sua esperienza alle indagini. Il presunto atto di sabotaggio degli oleodotti del Mar Baltico ci mostra ancora una volta che dipendiamo da infrastrutture critiche, anche sott'acqua". E Borrell aveva peraltro già dichiarato che: “Questi incidenti non sono una coincidenza e ci riguardano tutti. E qualsiasi interruzione deliberata delle infrastrutture energetiche europee è assolutamente inaccettabile e sarà accolta con una risposta solida e unita".

Insomma, benché il danno sarà presto riparato e si tornerà agli approvvigionamenti di gas abituali, il nervo è scoperto e ha fatto squillare i telefoni delle principali cancellerie. Un tubo di ferraglia sepolto negli abissi del Mar Baltico ha improvvisamente riportato Europa, Stati Uniti e Russia ai toni che si usavano durante la guerra fredda, mandando messaggi più o meno espliciti sulle possibili nefaste conseguenze rispetto ad azioni ritenute provocatorie.