Assemblea generale Onu

Il segretario di Stato vaticano: "Fine all'ipocrisia delle armi, evitare la guerra e non prepararla"

Il cardinale Parolin si sofferma sulle crisi migratorie, causate anche dagli effetti del cambiamento climatico, "segno del nostro fallimento". Cita anche la crisi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia e invita all'impegno per un esito pacifico

Il segretario di Stato vaticano: "Fine all'ipocrisia delle armi, evitare la guerra e non prepararla"
@Ap
Pietro Parolin all'Assemblea generale dell'Onu

Le emergenze climatiche sono segno del nostro fallimento”: insiste molto sul tema della difesa dell’ambiente e del contrasto al cambiamento climatico il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, nel suo discorso pronunciato oggi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, in corso a New York.

Il prelato ha anche sottolineato il ruolo che il Vaticano svolge a tutela dell'ambiente, in linea con quanto affermato oggi ad Assisi da Papa Francesco. Il discorso chiude una settimana di intensa attività diplomatica nell'ambito dell'Assemblea Generale: due giorni fa il segretario di Stato vaticano ha avuto modo di incontrarsi con il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

Evitare la guerra piuttosto che prepararla

“È tempo di mettere fine all'ipocrisia degli armamenti, di parlare di pace e deporre le armi” ha aggiunto il titolare della diplomazia vaticana, virando sui temi caldi all’attenzione dell’assise internazionale, proseguendo: “Invece di sperperare ingenti somme di denaro per gli equipaggiamenti militari, sarebbe molto più saggio investire nell'evitare la guerra, piuttosto che nel prepararla. A questo proposito, una priorità dovrebbe essere l'educazione perché – ha detto ancora il prelato, citando le parole di papa Francesco – è il veicolo principale dello sviluppo umano, che rende gli individui liberi e responsabili. Il Covid ha già interrotto l'istruzione di milioni di studenti, sono urgenti investimenti mirati per rimetterci in carreggiata verso un futuro più luminoso”.

Per evitare un disastro nucleare, impegnarsi seriamente per un esito pacifico

Ogni minaccia di fare ricorso alle armi nucleari è ripugnante ed è da condannare inequivocabilmente” ha continuato Pietro Parolin, sottolineando che “la Santa Sede ha seguito con profonda preoccupazione la situazione alla centrale di Zaporizhzhia e ricordando il Protocollo di Ginevra, che proibisce gli attacchi contro le centrali elettriche nucleari se c'è la possibilità di rilascio di agenti nocivi per la popolazione civile. Per evitare un disastro nucleare, è fondamentale impegnarsi seriamente per trovare un esito pacifico al conflitto”.

Migrazione mista, fenomeno globale

La più grande crisi di rifugiati in Europa dalla Seconda guerra mondiale non fa che aumentare i milioni in Africa, Medio Oriente e Asia che sono stati costretti a fuggire dal loro Paese di origine a causa di conflitti e guerre, in cerca di un futuro migliore per se stessi e le loro famiglie” ha messo in guardia, ancora, Pietro Parolin, osservando che “molti altri sono spinti a lasciare le  proprie case a causa della fame, della povertà e degli effetti del cambiamento climatico. La migrazione mista è un fenomeno globale, che deve essere affrontato di conseguenza”.

Il titolare della diplomazia vaticana ha infine ripreso i temi del discorso pronunciato per commemorare il 30° anniversario della Dichiarazione sui diritti delle persone appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e linguistiche. In quell’occasione, Parolin aveva detto che “affermare la propria identità e vivere in pace con gli altri sono le aspirazioni che in tutto il mondo condividono tutte le minoranze etniche, religiose e linguistiche; quindi la loro difesa non può non rispettare principi quali la tutela dell'esistenza, la non esclusione, la non discriminazione e la non assimilazione”.