Iran

La protesta delle donne che minaccia gli ayatollah. Tra i 1200 arresti, 20 giornalisti. Chi sono?

Di notte si protesta, si bruciano hijab e ci si taglia i capelli, di giorno le città sono sotto la "sorveglianza" della Guardia rivoluzionaria iraniana. 76 i morti. Onu: "molto preoccupati". E spunta un'altra ragazza con la coda

La protesta delle donne che minaccia gli ayatollah. Tra i 1200 arresti, 20 giornalisti. Chi sono?
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WomenInJournalism - giornaliste arrestate Iran

La repressione violenta della polizia non ferma la protesta delle donne iraniane che di giorno in giorno si trasforma in una sfida sempre più radicale al regime degli ayatollah e innalza il livello di tensione tra Teheran e molti paesi occidentali. Alla decima notte di disordini, dopo la morte in una caserma della 22enne curda Mahsa Amini, arrestata dalla polizia morale perché indossava il velo in maniera "scorretta", gli arresti sono arrivati a 1.200 e i manifestanti uccisi sono 76, secondo il gruppo basato a Oslo, fondato da esuli iraniani, Iran Human Rights.

Fermati anche 20 giornalisti, ha denunciato l'organizzazione americana indipendente Committee to Protect Journalists (Cpj) e Reporter Senza Frontiere. Tra gli arrestati, la coraggiosa giornalista Nilufar Hamedi, che ha visitato l'ospedale dove Mahsa Amini era in coma e ha contribuito ad allertare l'opinione pubblica mondiale sulla sua sorte, e la fotoreporter Yalda Moaiery, resa famosa da una foto iconica delle proteste del novembre 2019. Mentre oltreoceano fa ancora notizia il gesto di non indossare il velo di Christiane Amanpour davanti al presidente Raisi che ha mandato a monte l'intervista della Cnn.

La fotoreporter iraniana Yalda Moayeri Twitter
La fotoreporter iraniana Yalda Moayeri

Fermati anche numerosi attivisti e avvocati, tra cui l'eminente attivista per la libertà di parola Hossein Ronaghi arrestato e trasferito nel carcere di Evin. Qui si trovano anche i suoi avvocati, arrestati dopo avergli fatto visita. Gli arresti si aggiungono alle severe restrizioni all'utilizzo di siti Internet, Instagram e WhatsApp. "Prendendo di mira i giornalisti dopo aver limitato l'accesso a WhatsApp e Instagram, le autorità iraniane stanno inviando un chiaro messaggio: non ci deve essere copertura delle proteste", ha affermato Reporter sans Frontieres in una nota. 

Minacciati anche chi, tra le personalità dello spettacolo e della cultura, scende in campo a sostegno della protesta, come il regista iraniano Asghar Farhadi che su Istagram ha postato il suo sgomento per le violenze.
 

 

La giuornalista Nilufar Hamedi @Sima_Sabet/Twitter
La giuornalista Nilufar Hamedi

Le Nazioni Unite hanno chiesto alle autorità iraniane "di garantire i diritti a un giusto processo e di rilasciare le persone arbitrariamente" arrestate nel contesto delle proteste scoppiate nel paese dopo la morte della giovane mahsa amini. "Molti iraniani sono stati uccisi, feriti e detenuti durante le proteste", ha affermato a Ginevra la portavoce dell'Alto commissario Onu per i diritti umani, Ravina Shamdasan. "Siamo molto preoccupati per la risposta violenta delle forze di sicurezza alle proteste", ha aggiunto evocando "l'apparente uso non necessario e sproporzionato della forza contro i manifestanti." Le armi da fuoco non devono mai essere usate per disperdere una manifestazione", ha ricordato. La portavoce ha espresso preoccupazione anche per "i commenti di alcuni leader che diffamano i manifestanti e per l'interruzione dei servizi di comunicazione. "Chiediamo alle autorità di ripristinare completamente l'accesso a internet", ha affermato.

 

La notte è scandita dall'urlo della folla: "Donne, vita, libertà", nelle piazze e nelle strade mentre le donne sventolavano i loro hijab e li bruciavano in falò improvvisati sotto il naso della polizia in assetto antisommossa che ha sparato proiettili di gomma e proiettili veri, usato i manganelli e scatenato i cannoni ad acqua. Le proteste, le più violente degli ultimi tre anni, sono cresciute di intensità dopo l'uccisione, domenica, di Hadith Najafi, la "ragazza con la coda"

Anche se si rincorrono voci sulla possibilità che quella donna coi capelli legati, divenuta simbolo delle manifestazioni, non sia lei. “Sono io la ragazza che coraggiosamente si lega i capelli e va alle proteste. Non sono Hadis Najafi, ma combatto per tutte le Hadis e le Mahsa. Non abbiamo paura che ci uccidiate”, ha detto nel video ripreso da BBC farsi in cui riappare facendosi la coda con l'elastico prima di allontanarsi nella notte di protesta.

La protesta fa rumore anche fuori dai social, ma le autorità iraniane non allentano la morsa della repressione, accusando i paesi occidentali di fomentare la rivolta. "I rivoltosi dovrebbero sapere che la sicurezza del nostro paese è la nostra linea rossa e la polizia la salvaguarderà, con tutti i mezzi", è il monito lanciato dal capo della polizia Hossein Ashtari. Il capo della magistratura iraniana, l'ultraconservatore Gholamhossein Mohseni Ejei, ha avvertito che "la magistratura affronterà con decisione e con forza i "mercenari nemici".

Il ministro degli esteri Hossein Amir Abdollahian ha affermato che "in Iran c'è una piena democrazia" e che le immagini diffuse dai social e dalle tv internazionali che ritraggono agenti delle forze di sicurezza sparare su manifestanti sono "artefatte", il suo portavoce Nasser Kanani in un messaggio su Instagram si è scagliato contro l'Occidente accusandolo di “strumentalizzare” la rivolta: "I paesi occidentali e gli Stati Uniti che affermano di essere sostenitori del diritto del popolo iraniano dovrebbero lasciare i loro slogan falsi e squallidi e porre fine alle loro sanzioni tiranniche e disumane contro l'Iran".

Questo mentre Hossein Nouri Hamedani, uno dei massimi sostenitori della guida suprema Ali Khamenei, ha invitato ad "ascoltare le richieste del popolo" e "mostrare sensibilità nei confronti dei loro diritti". 

Intanto, Unione europea e Stati Uniti stanno valutando ulteriori sanzioni contro l'Iran. Lo riferisce il Guardian. Josep Borrell, alto rappresentante Ue per la Politica estera, ha condannato l'uso sproporzionato della forza da parte dell'Iran e ha affermato che tutte le opzioni saranno sul tavolo alla prossima riunione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione prevista per il 17 ottobre.