La protesta del velo

Otto giorni di protesta contro il regime, ancora repressione e sangue in Iran: oltre 700 arresti

La repubblica islamica spaccata tra chi difende il Corano e chi lo brucia. Lezioni universitarie online per due settimane. Elon Musk libera internet, il mondo della cultura a sostegno della lotta per la libertà delle donne

Otto giorni di protesta contro il regime, ancora repressione e sangue in Iran: oltre 700 arresti
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Iran, una ragazza si taglia i capelli in segno di protesta contro il velo imposto alle donne nella Repubblica islamica dell'Iran. L'hijab è obbligatorio per tutte le donne a partire dai 9 anni, dagli anni 80 e cioè da quando è tornato all'esecutivo il governo dei conservatori di maggioranza sciita

Otto giorni di disordini in Iran per la protesta del velo.  Nonostante un'imponente contro manifestazione pro-governo e a favore dell'hijab, sono tornate le proteste degli oppositori del governo conservatore per la morte della 22enne curda Mahsa Amini, arrestata a Teheran dalla polizia morale e poi morta in un ospedale in circostanze ancora tutte da chiarire. 

La protesta si pone come una minaccia alle fondamenta dell'attuale governo conservatore al potere, a maggiornaza sciita.

La polizia iraniana ha arrestato "739 rivoltosi, tra cui 60 donne" nella sola provincia di Guilan nel nord del paese. Lo ha riferito sabato l'agenzia di stampa Tasnim citando il generale Azizollah Maleki, capo della polizia provinciale di zona. 

Il presidente Raisi ha detto in sede Onu di aver chiesto l'apertura di un'inchiesta, ma ha anche negato un'importante intervista alla Cnn perchè l'intervistatrice - non una qualsiasi ma Christiane Amanpour - non indossava il velo. E non sembra molto lontana quella di Oriana Fallaci all'Ayatollah Khomeini del 1978, in cui la giornalista del Corriere della Sera si tolse il velo alla fine del confronto in aperta polemica con il leader islamico d'allora.

La televisione di Stato IRIB dice che le vittime sono 35, mentre l'ong Iran Human Rights, con sede a Oslo, parla di 50 persone rimaste uccise nelle proteste dalla morte della giovane, avvenuta il 16 settembre. Secondo Amnesty International,  tra le vittime ci sarebbero anche 4 bambini. 

La Repubblica islamica dell'Iran sembra spaccarsi in due tra chi difende il Corano e chi lo brucia, insieme all'hijab. In migliaia hanno voluto seguire l'appello delle autorità e hanno così solcato, oltre alle strade della capitale, anche le piazze di altre città tra cui Ahvaz, Isfahan, Qom e Tabriz, inneggiando tra l'altro alle forze dell'ordine. "La grande manifestazione del popolo iraniano che condanna i cospiratori e i sacrileghi contro la religione", perché dicono che "sostenere la fine del velo è fare politica alla maniera americana". 

Mentre con gli stessi numeri gli oppositori anti-velo si radunano in diversi quartieri della capitale dopo le manifestazioni pro-governo.  Gli studenti di diverse università, tra cui quella di Teheran, hanno continuato a radunarsi anche oggi per condannare la morte di Mahsa. Le manifestazioni si tengono nel primo giorno di apertura delle università e delle scuole, mentre il governo ha annunciato che le lezioni universitarie si terranno online per almeno due settimane. 

La Bbc, in farsi, ha pubblicato immagini di agenti di polizia in uniforme che mirano direttamente ai manifestanti e sparano su di loro. Il regime ha arrestato un numero imprecisato di persone tra cui l'attivista Majid Tavakoli e la giornalista Nilufar Hamedi.

L'eco della protesta arriva in Europa, con manifestazioni spontanee di sostenitori come a Berlino e a Bologna.

La battaglia per i diritti civili iraniana si combatte ovviamente anche sui social. Negli ultimi giorni, però, è diventato più difficile seguire ciò che accade, viste le restrizioni che le autorità impongono a Internet. A partire da mercoledì, il governo ha iniziato a limitare internet, con interruzioni che vanno dal pomeriggio alla mattina presto rendendo difficile per i manifestanti, i giornalisti e gli attivisti che utilizzano i social media condividere foto, video e informazioni. L'hastag #OpIran è virale con oltre 4 milioni di tweet postati. 

A sostegno della battaglia civile iraniana interviene anche Anonymous, il popolare profilo di attivisti-hakers in rete scrive: “Dear Iranians, do not panic, you will have access to digital communication”.

Un arresto da parte della polizia morale Twitter
Un arresto da parte della polizia morale

In un tweet il Segretario di Stato Antony Blinken promette aiuto per liberare i social dal divieto governativo, e Elon Musk gli risponde subito dicendo di aver attivato il servizio satellitare Starlink per aiutare gli iraniani ad accedere a Internet. L'Ad di Space X aveva già messo a disposizione Starlink per l'Ucraina. 

"L'Iran deve porre fine all'uso della violenza contro le donne che esercitano i loro diritti fondamentali. Bisogna trovare i colpevoli della morte di Mahsa", "Le donne devono essere libere di indossare quello che vogliono", ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre. E anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha lodato "la lotta coraggiosa delle donne contro l'oscurantismo" durante la sua visita al Palazzo di Vetro.

Su Instagram interviene anche il mondo dello spettacolo e della cultura a favore della libertà delle iraniane: ecco il post della cantate iconica Patty Smith.