Conflitto israelo-palestinese

Israele, il premier Lapid propone la soluzione dei "Due Stati" nel suo discorso all'Onu

Nonostante gli "ostacoli, un "accordo con i palestinesi, basato sui ‘due stati per due popoli’, è cosa giusta da fare per garantire la sicurezza e l'economia di Israele. Netanyahu: "Un discorso fatto di debolezza e di disfattismo"

Israele, il premier Lapid propone la soluzione dei "Due Stati" nel suo discorso all'Onu
ONU
"Ancora oggi, una grande maggioranza di israeliani sostiene questa visione di una soluzione a due Stati e io sono uno di loro. Abbiamo solo una condizione: che un futuro stato palestinese sia pacifico", ha aggiunto Lapid.

Il primo ministro israeliano Yair Lapid  ha ribadito, nel suo intervento all'Assemblea generale dell'Onu, il suo sostegno alla creazione di uno Stato palestinese "pacifico". "Nonostante gli "ostacoli", un "accordo con i palestinesi, basato sui ‘due stati per due popoli’, è la cosa giusta da fare per garantire la sicurezza e l'economia di Israele e per dare un futuro ai nostri bambini", ha aggiunto Lapid, che nel suo Paese è nel pieno della campagna elettorale per le elezioni politiche del 1 novembre. 

"Ancora oggi, una grande maggioranza di israeliani sostiene questa visione di una soluzione a due stati e io sono uno di loro. Abbiamo solo una condizione: che un futuro stato palestinese sia pacifico", ha aggiunto Lapid, il cui discorso all'ONU , trapelato ore prima in Israele, era già stato criticato dai suoi oppositori politici. I negoziati di pace israelo-palestinesi sono in stallo dal 2014. 

Il discorso rappresenta una svolta netta nella politica estera del governo israeliano. L'attuale strategia del governo Lapid è stata finora di di sostenere l'economia palestinese senza intraprendere un nuovo processo di pace con il leader dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas, 87 anni, che dovrebbe parlare venerdì all'Assemblea generale.

Da Israele, sulla base delle anticipazioni, commenti molto negativi sono già giunti non solo dall'opposizione nazionalista, ma anche da diversi ministri.

 

Netanyahu: "Un discorso fatto di debolezza e di disfattismo"

"Un discorso fatto di debolezza e di disfattismo": questa la implacabile stroncatura giunta da Benyamin Netanyahu (Likud).  "Dopo che il governo da me guidato ha rimosso dall'agenda internazionale la questione dello Stato palestinese - ha affermato Netanyahu -, Lapid l'ha riportato alla ribalta, gettandoci in un baratro".   "Noi - ha proseguito - non consentiremo che uno Stato 'Hamas-stan' sia costituito presso le città israeliane di Kfar Saba, Natanya e Petach Tikwa. Lapid mette in pericolo il nostro futuro e la nostra esistenza". 

 

Il partito Likud, principale partito di opposizione, ha espresso forte contrarietà: dopo che Lapid "ha formato il primo governo israelo-palestinese, ora vuole stabilire uno stato palestinese al confine tra Kfar Saba, Netanya e l'aeroporto Ben-Gurion e consegnare i territori della nostra patria ai nostri nemici", ha reso noto. "Per anni Netanyahu è riuscito a rimuovere la questione palestinese dall'agenda mondiale e Lapid ha riportato Abu Mazen in prima linea in meno di un anno", ha insistito il partito Likud in una nota.

Anche nello stesso governo di transizione guidato da Lapid (nell'imminenza delle elezioni politiche di novembre) si sono sollevate voci critiche. "Lapid rappresenta solo se stesso con questa presa di posizione", ha avvertito la ministra degli interni Ayelet Shaked, una esponente della destra nazionalreligiosa. "Uno Stato palestinese rappresenta un pericolo per Israele".

Anche il ministro della giustizia Gideon Saar (leader di una nuova formazione laica centrista) ha affermato che "uno stato terroristico in Giudea-Samaria (Cisgiordania) minaccia la nostra sicurezza. La maggior parte del popolo israeliano e dei suoi rappresentanti lo impediranno".

Colto di sorpresa e del tutto contrario all'iniziativa di Lapid anche l'ex premier Naftali Bennett: "Non c'è alcuna logica di riportare a galla il progetto dello Stato palestinese. Siamo nel 2022 e non nel 1993 (anno degli accordi di Oslo, ndr). Anche i nostri amici non si aspettano da noi che facciamo compromessi sulla nostra sicurezza e sul nostro futuro".