Consiglio Ue a Bruxelles

L'Unione europea ha raggiunto un accordo sul gas, senza il tetto al prezzo di importazione

Anche l'Italia fa dietrofront: per Cingolani "sarebbe una sanzione". Intesa su riduzione obbligatoria della domanda di elettricità, tetto sugli extraprofitti dei produttori, contributo di solidarietà. Commissione verso il superamento dell'indice Ttf

L'Unione europea ha raggiunto un accordo sul gas, senza il tetto al prezzo di importazione
Alexandros Michailidis / European Union
Dopo il vertice di oggi sull'energia, il Consiglio tornerà a riunirsi la settimana prossima a Praga per discutere ulteriori misure

"Il price cap al gas non è sul tavolo oggi". Lo aveva messo subito in chiaro Jozef Sikela, ministro dell'Industria della Repubblica Ceca presidente di turno dell'unione, arrivando stamane al Consiglio straordinario sull'energia a Bruxelles, e così è stato: “È un'opzione legittima però richiede un intervento radicale sui mercati”, chiarisce al termine della riunione la commissaria europea Kadri Simson. 

La proposta a lungo sostenuta dall'Italia di fissare un prezzo massimo a tutte le importazioni dunque non ha trovato consenso oltre a quello dei quindici stati, tra i quali Francia e Spagna, che hanno indirizzato alla Commissione una richiesta in questo senso. A opporsi, tra gli altri, Belgio, Lussemburgo, Austria e soprattutto Germania: secondo Berlino c'è il rischio che l'Europa venga tagliata fuori dalle forniture e il gas, soprattutto quello liquefatto, finisca su altri mercati. Il governo tedesco ha preso la strada di un pacchetto di aiuti da 200 miliardi di euro che include un tetto nazionale ai prezzi del gas: saranno le casse federali a colmare il divario tra prezzo “calmierato” e costo effettivo. Una misura che paesi ad alto debito come l'Italia non potrebbero permettersi. Valuti la commissione se "sia compatibile e congruente con le regole Ue o possa generare distorsioni nel mercato interno", ha invitato la ministra spagnola per la Transizione ecologica, Teresa Ribera. La portavoce della Commissione, Arianna Podestà, ha chiarito che “sta agli Stati membri valutare se misure specifiche costituiscono aiuti di Stato che dovranno essere notificati alla Commissione", che è “pronta a valutarle nella maniera più rapida possibile”.

A metà mattinata, a Consiglio ancora in corso, un tweet ufficiale della presidenza ceca dell'Unione ha dato conto di un “accordo politico” raggiunto in Consiglio “sulle misure per mitigare i prezzi elevati dell'elettricità: riduzione obbligatoria della domanda di elettricità, massimale sui ricavi di mercato dei produttori di elettricità inframarginali”, i cosiddetti extraprofitti,  e "contributo di solidarietà dei produttori di combustibili fossili". 

Per il taglio ai consumi si prevede sia del 10% della domanda di elettricità, con una quota del 5% nelle ore di punta, tra dicembre 2022 e marzo 2023. Sugli extra-ricavi si prevede un tetto di 180 euro a megawatt per le grandi compagnie energetiche che producono elettricità da fonti a basso costo come rinnovabili, nucleare e carbone. Le compagnie dell'oil&gas dovrebbero poi versare una tassa sulla base dei profitti straordinari realizzati nel 2022, calcolati sulla base degli ultimi 4 anni a partire dal 2018. 

"Siamo in guerra energetica con la Russia, che ha anche forti effetti sulla nostra industria. È necessaria un'azione dell'Ue urgente e coordinata. Il Consiglio ha chiesto oggi un'ulteriore azione immediata a livello dell'Ue", ha detto il ministro ceco Sikela alla conferenza stampa conclusiva. 

La Commissione: per il price cap servirebbe un forte taglio dei consumi, sì a un nuovo indice che sostituisca quello di Amsterdam

"Questo inverno per noi non sarà facile e il prossimo sarà ancora più duro. Oggi abbiamo fatto un altro passo in avanti per affrontare questa crisi dell'energia”, ha tirato le somme la commissaria Simson, "il Consiglio ha adottato misure di emergenza in tempo record, ma questa rapidità sta diventando la nuova normalità. Nell'attuale situazione un'intervento sul mercato è necessario per ridurre il costo dell'acquisto del gas nell'Unione e quindi della generazione dell'energia a partire dal gas.

“Non c'è ancora un consenso su come limitare la capacità della Russia di finanziare la guerra in Ucraina - ha poi ammesso Simson - il gas che arriva dai gasdotti copre i 2/3 del nostro consumo, poi avremo bisogno di gas liquefatto, ma i prezzi nell'Unione sono più alti che in Asia o altrove, questo si spiega con la natura del Ttf”, il mercato di Amsterdam a cui fa riferimento l'Europa, “che può aggiungere il 30% del prezzo del gas. Abbiamo cominciato i lavori per sviluppare un nuovo indice dei prezzi dell'Unione che rifletta meglio la realtà di oggi e non gonfi i prezzi”.

La Commissione, dice ancora Simson, ha a “volontà di stabilire un massimale per il gas utilizzato per la generazione elettrica”, ma per quanto riguarda la richiesta di “un massimale generalizzato per le importazioni”, ossia appunto del price cap, “avrebbe un effetto sui prezzi però comporterebbe la sospensione del mercato del gas” e "creerebbe un rischio per l'approvvigionamento, questa misura drastica dovrebbe essere adottata affiancata da requisiti non negoziabili, per esempio un impegno vincolante degli stati membri a risparmiare la domanda oltre l'attuale 15%. Abbiamo avuto una discussione franca su questo aspetto, i pareri sono divergenti ma siamo tutti d'accordo sul fatto che il mercato non funziona e abbiamo bisogno di misure efficaci. La Commissione collaborerà con gli stati membri e svilupperà queste idee prima del Consiglio della settimana prossima (il 6-7 a Praga, ndr). Questo lavoro sarà la base di una proposta legislativa che presenteremo rapidamente”.

Cingolani: possibile mediazione su un “tetto con forchetta”

“Credo che quell'argomento", cioè il tetto globale al prezzo delle importazioni di gas, "sia abbastanza fuori scena”, ha confermato  a margine del Consiglio il ministro italiano per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Sarebbe solo "una sanzione", ha detto, considerando che "ormai la Russia fornisce una percentuale abbastanza bassa del gas totale europeo" e rispetto ai rialzi delle quotazioni "credo che l'effetto sul prezzo medio sarebbe basso". Anche il suo omologo tedesco Robert Habeck, entrando in consiglio, aveva usato il termine “sanzione”.

"La commissione ha riconosciuto la spinta da parte degli Stati membri, ancora più dei 15 iniziali, e il presidente (del Consiglio Ue) ha appena concluso dicendo che ci sarà presto una proposta", ha poi spiegato Cingolani, "noi conteremmo in questa settimana di fornire alla Commissione una lista con dei punti che dovrebbe consentire alla Commissione di costruire una proposta legislativa accurata, lunedì ci sarà un incontro con gli Stati membri più energivori e quindi continueremo nelle prossime ore e il nostro obiettivo è quello di mandare questi punti prima della riunione dei primi ministri al Consiglio informale di Praga del 6 e 7". Lo strumento su cui si lavora a livello europeo per la crisi del gas è un “tetto con forchetta”, ha proseguito il ministro, “bisogna realizzare e trovare un range tra un minimo e un massimo in cui ci possa sempre essere una variazione. Dopo quello che è successo al Nord Stream si è rinforzata l'idea di un'Europa unita che deve dare una risposta chiara. Dopodiché ci sono circostanze nazionali che sono diverse e su questo va fatto il lavoro dei prossimi giorni”

Cingolani ha poi negato che ci siano tensioni con Berlino: "Vi posso garantire che abbiamo lavorato con la Germania veramente al meglio di quello che potevamo. Non so se questo fondo tedesco aiuta ed è una soluzione oppure può rappresentare un aiuto di Stato, ovviamente noi non conosciamo i dettagli di fondo però oggi il ministro è stato molto chiaro, ha detto noi stiamo sostanzialmente creando abbiamo un portafoglio per sussidiare i cittadini e imprese in difficoltà. Anche l’Italia ha stanziato fino a 60 miliardi per sussidiare le fasce più deboli dopodiché noi l’abbiamo fatto nel tempo, in modo scaglionato. Insomma tutti stiamo cercando da una mano a cittadini e imprese".