Lo scenario

La controffensiva delle forze ucraine è reale, ma non sarà veloce

Kiev ha riconquistato alcuni centri a nord di Kherson e nel Donbass, mentre si prepara a una lunga campagna invernale per logorare gli invasori

La controffensiva delle forze ucraine è reale, ma non sarà veloce
Telegram @supernova_plus
Soldati issano la bandiera ucraina a Vysokopillia, nel nord della regione di Kherson

“La controffensiva su Kherson è fallita miseramente”. Lo ha scritto una settimana fa il ministero della Difesa russo, subito ripreso dalle agenzie di stato Interfax, Tass e Ria Novosti. Da lì il lancio, corredato da stime di centinaia o migliaia di vittime nell’esercito di Kiev, è rimbalzato con rapidi copia-incolla su tutto il network di propaganda russa in Occidente. In questi giorni, chiunque abbia scorso le pagine Facebook delle maggiori testate di informazione italiane, trovava il lancio ripetuto innumerevoli volte nei commenti a ogni post sul conflitto in Ucraina, presentato come realtà incontrovertibile a smentita delle fake news occidentali.

A distanza di sette giorni, non c'è nessun riscontro concreto a supporto di questa presunta disfatta, mentre molte fonti, anche russe, danno conto di un lento ma concreto avanzamento ucraino. L’ultimo report dell’Institute for the Study of War, il think tank statunitense che grazie a documentate analisi quotidiane su fonti aperte è diventato il principale punto di riferimento per monitorare l’andamento del conflitto, riferisce di “progressi verificabili” su almeno due direttrici nella regione di Kherson.

Una è da nord: la foto in questa pagina di una bandiera ucraina issata dai soldati in cima a un edificio è stata geolocalizzata da più analisti a Vysokopillya, poco a sud del confine tra la regione di Dnipro e quella di Kheson. Anche i blogger militari russi confermano il ritiro di Mosca da questa località.

Più a sud-ovest, sia le mappe tracciate degli analisti occidentali sia alcune di provenienza russa mostrano un cuneo ucraino di 10-15 km nel territorio controllato da Mosca, o come si dice in gergo militare, un saliente. Manca molto poco a raggiungere l'autostrada T2207, una delle più importanti arterie della regione. Prenderne il controllo metterebbe in ulteriore difficoltà la logistica degli occupanti, già compromessa dai numerosi attacchi delle ultime settimane ai ponti sul fiume Dnipro. Sono parecchie settimane che l'artiglieria ucraina, soprattutto grazie ai lanciarazzi multipli Himars forniti dagli Stati Uniti, colpisce infrastrutture e basi militari dietro le linee nemiche. Ogni giorno, anche oggi, appaiono in rete testimonianze fotografiche e video di questi attacchi.

La strategia sembra dare qualche frutto: i mercenari del gruppo Wagner, in questi giorni, starebbero lamentando di non ricevere abbastanza munizioni né sufficiente supporto da parte dell'aviazione.

“Ci vorrà tutto il tempo necessario”

Non è la cronaca di un'avanzata trionfale, come quelle che si sono viste nelle guerre mediorientali degli scorsi due decenni. Mosca continua ad avere una potenza di fuoco di gran lunga maggiore rispetto ai difensori, che si parli di artiglieria di terra o di aviazione. “Ci vorrà tutto il tempo necessario, nessuno si affretterà perché qualcuno si aspetta qualcosa di drammatico e eccitante”, ha detto al Washington Post Andriy Zagorodnyuk, un ex ministro della Difesa ucraino ora a capo del think tank Center for Defense Strategies di Kiev. Le analisi pubblicate recentemente dalla stampa anglosassone prefigurano tempi lunghi, anche oltre l'inverno.

“Funzionari ucraini affermano che l'offensiva sul fronte meridionale sta procedendo lentamente, ma dicono anche che è proprio questo il piano”, scrive il Wall Street Journal, “il successo dell'operazione può assumere molte forme, come confermano gli analisti occidentali. Anche senza recuperare rapidamente molto terreno, Kiev può ottenere progressi costringendo la Russia a rivelare la posizione delle sue unità e delle sue basi, mettersi sulla difensiva, dare segnali di debolezza. Kiev afferma di non avere né l'equipaggiamento né la manodopera per fare una rapida avanzata, ma i militari mirano a indebolire le forze russe colpendo dietro le linee nemiche posti di comando e depositi di munizioni. Kherson si trova sulla riva occidentale del fiume Dnipro, che le truppe russe devono attraversare per entrare, rifornirsi o lasciare la città. L'esercito ucraino afferma che i suoi attacchi ai ponti attraverso il Dnipro e il più piccolo fiume Inhulets a nord-est della città hanno in gran parte tagliato le linee di rifornimento alle forze russe nella città. Migliaia di soldati russi sulla sponda occidentale del fiume Dnipro sono ora quasi intrappolati, con l'Ucraina che afferma di aver danneggiato i ponti sul fiume a sufficienza da impedire l'attraversamento di veicoli pesanti”.

Il Financial Times ha ospitato un'analisi significativamente intitolata “L'Ucraina si prepara a una lunga campagna invernale”, a firma di Lawrence Freedman, professore emerito del King's College di Londra, considerato il decano degli studi strategici britannici. “C'è molto terreno da coprire - scrive Freedman - il fronte è lungo circa 350 km, da Zaporizhzhia, dove la Russia gioca ancora un gioco pericoloso attorno a una centrale nucleare, all'obiettivo più pregiato, la città occupata di Kherson. Sebbene l'Ucraina abbia raggiunto un equilibrio di forza più favorevole e possa aver equiparato i russi nel sud, una forza superiore è generalmente considerata necessaria per avere una forza irresistibile che possa penetrare le linee russe. Mosca sta ricorrendo a misure disperate per avere più uomini in prima linea e gran parte del suo equipaggiamento è vecchio e inaffidabile. Ma non mancano potenza di fuoco, aerei e artiglieria. L'Ucraina ha un vantaggio in attrezzature sempre più moderne e capaci, sebbene in molte aree sia ancora ridotta".

L'Ucraina, secondo Freedman, non replicherà le tattiche attuate dai russi nella conquista di Mariupol o Severodonetsk, basate su intensi sbarramenti di artiglieria per indebolire i difensori, distruggendo conseguentemente i centri urbani. Kiev non vuole arrivare a combattere strada per strada a Kherson, riducendola in macerie. “Questa campagna non è semplicemente diretta alla riconquista del territorio, ma a fiaccare la volontà della Russia di continuare con una guerra futile e costosa”, scrive ancora Freedman, mentre il Cremlino conta di infliggere perdite elevate a Kiev e erodere il sostegno delle cancellerie occidentali. Tuttavia, “in questa battaglia di volontà rimane una differenza fondamentale: mentre gli ucraini stanno combattendo per sopravvivere come stato indipendente, i russi stanno lottando per mantenere un territorio ostile. Solo loro hanno la possibilità di abbandonare la guerra e tornare a casa”.

In questa prospettiva, una variabile tanto importante quanto difficile da valutare è la consistenza dell'arsenale russo, e conseguentemente per quanto tempo Mosca possa ancora proseguire la sua “operazione speciale” con questa intensità. Mercoledì scorso il media russo indipendente The Insider ha scritto che “entro la fine dell'anno la Russia sarà quasi priva di proiettili, artiglieria e veicoli corazzati. Per la Russia, sei mesi di guerra hanno portato non solo a colossali e insostituibili perdite di manodopera, ma anche a un enorme spreco di armi e attrezzature militari: i missili guidati sono già molto scarsi, i proiettili per artiglieria e veicoli blindati saranno esauriti entro la fine dell'anno e lo stato dell'aviazione militare preclude una campagna aerea su vasta scala. A causa delle sanzioni, la Russia non può continuare la piena produzione industriale di armi e ricostituire le sue scorte di armi, che si stanno rapidamente esaurendo”. Se queste stime si riveleranno corrette, passati i duri mesi invernali, nella primavera 2023 il conflitto potrebbe cambiare di segno. 

E il Donbass?

Da aprile a giugno, Mosca ha concentrato i suoi sforzi sul Donbass, arrivando a completare o quasi la conquista della regione di Donetsk. Ci si attendeva un copione simile nella regione di Luhansk, con la presa di città come Kramatorsk e Sloviansk, ma finora non è successo, nonostante l'artiglieria russa non abbia mai smesso di colpire duramente questi e altri centri. Negli scorsi due mesi la linea del fronte ha registrato cambiamenti minimi, pressoché irrilevanti. L'ultimo aggiornamento dell'intelligence britannica quantifica gli avanzamenti russi nell'ordine di un chilometro a settimana. È presto per avere certezze, ma ci sono i primi segnali che qualcosa potrebbe cambiare. Il sito di Bbc News ha pubblicato giovedì un reportage dell'inviato Quentin Sommerville, che è riuscito a intervistare i soldati ucraini che combattono su questo fronte, e ha dato conto di una crescente convinzione che la strategia adottata a sud potrebbe essere replicata anche lì. Le ultime notizie potrebbero indicare che ciò stia cominciando a succedere: l'Institute for the Study of War ha verificato che le forze ucraine hanno attraversato il fiume Siversky Donets e riconquistato Ozerne, un piccolo centro circa 20 km a est di Sloviansk. Bisognerà attendere qualche giorno per capire se sia un episodio isolato o l'inizio di un'inversione di tendenza anche in quest'area.