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Caso Regeni, nuova udienza. Il capo Affari Giustizia: "Dall'Egitto nessuna risposta"

Delusi i genitori del ricercatore: "E' emerso ancora una volta e con ulteriore chiarezza che le autorità egiziane non hanno, né hanno mai avuto, alcuna intenzione di collaborare. Auspichiamo dal governo un'adeguata reazione di dignità"

Caso Regeni, nuova udienza. Il capo Affari Giustizia: "Dall'Egitto nessuna risposta"
Ansa
Giulio Regeni

"Ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta dall'autorità egiziana in merito ai quattro imputati. L'ultima sollecitazione in ordine di tempo risale al 6 ottobre scorso. Gli egiziani non hanno risposto neanche alla richiesta di incontro che la ministra della Giustizia Marta Cartabia aveva chiesto nel gennaio scorso".

Questo il nodo centrale della dichiarazione di Nicola Russo, capo dipartimento per gli affari giustizia al ministero di via Arenula, ascoltato nel corso dell'udienza davanti al gup di Roma per l'omicidio di Giulio Regeni, avvenuto nel 2016, che vede imputati quattro appartenenti ai servizi segreti del Cairo accusati di aver rapito, torturato e ucciso il ricercatore friulano. Il giudice per le udienze ha aggiornato il procedimento al prossimo 13 febbraio rinnovando ai carabinieri del Ros le ricerche degli imputati.

Un ulteriore step giudiziario andato a vuoto, dopo molte vicende controverse, per le difficoltà di arrivare ad una fattiva collaborazione delle autorità egiziane con la giustizia italiana, al fine di far partire il processo.

I genitori di Giulio: “Auspichiamo una reazione di dignità”

"Se ce n'era bisogno è emersa ancora una volta e con ulteriore chiarezza che le autorità egiziane non hanno, né hanno mai avuto, nessuna intenzione di collaborare e si fanno beffe del nostro sistema di diritto", hanno dichiarato i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, assistiti dall'avvocato Alessandra Ballerini, al termine dell'udienza. "E' emerso anche che la richiesta del gennaio 2022 della ministra della Giustizia Cartabia di incontrare l'omologo egiziano non ha mai avuto alcun riscontro, e questo rifiuto non ha precedenti. Quindi anche alla luce di quanto dichiarato oggi dal funzionario del ministero della Giustizia ascoltato in udienza, auspichiamo in una adeguata reazione di dignità del nostro governo".

“Se ce ne era bisogno è emersa ancora una volta e con ulteriore chiarezza che le autorità egiziane non hanno, nè hanno mai avuto, nessuna intenzione di collaborare e si fanno beffe del nostro sistema di diritto”

Paola e Claudio Regeni

I genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, durante una conferenza stampa LaPresse
I genitori di Giulio Regeni, Claudio e Paola, durante una conferenza stampa

Fuori dal ministero di via Arenula la giornalista Angela Caponnetto ha intervistato l'avvocato della famiglia Regeni e raccolto alcune testimonianze.

 

In passato già l'avvocato della famiglia Regeni aveva lanciato un appello al Presidente del Consiglio Draghi.

Il Caso Giulio Regeni, la scomparsa e la cronaca dei processi

Il corpo dello studente di Fiumicello (Udine) Giulio Regeni, dell'Università di Cambridge, fu ritrovato il 3 febbraio del 2016, le sue tracce si erano perse il 25 gennaio: Giulio si trovava nella capitale egiziana per un periodo di ricerca e studio, presso l’Università americana. Stava concludento un dottorato di ricerca presso il Girton College ed in quel periodo svolgeva una ricerca, sui sindacati indipendenti egiziani. Il suo corpo senza vita - orrendamente mutilato - fu ritrovato in una scarpata, lungo l’autostrada che collega la capitale ad Alessandria, alla periferia del Cairo.

Sul corpo, le tracce della tortura
Sul cadavere del ricercatore, furono riscontrate contusioni e abrasioni, segni di tortura, fratture ossee: rotte tutte le dita delle mani e dei piedi, così come le gambe, le braccia e le scapole. La causa della morte fu attribuita ad una frattura ad una vertebra cervicale, l’autopsia rivelò anche un’emorragia cerebrale.

Inizialmente, la polizia egiziana prospettò una serie di ipotesi, tutte rivelatesi infondate per mancanza di elementi di prova: prima un incidente stradale, poi motivi personali dovuti a una fantomatica relazione omosessuale, infine ambienti legati allo spaccio di stupefacenti. Dopo una prima e formale disponibilità a collaborare da parte delle autorità egiziane, gli investigatori italiani volati al Cairo per svolgere i primi interrogatori si trovarono di fronte ad un muro.

Il rinvio a giudizio
Il 10 dicembre del 2020 la procura di Roma chiuse le indagini preliminari, ed il 25 maggio del 2021 erano stati rinviati a giudizio quattro ufficiali del servizio segreto interno egiziano: il generale Tariq Sabir, i colonnelli Athar Kamel e Usham Helmi e il maggiore Magdi Sharif. Tra i reati contestati, sequestro di persona pluriaggravato, concorso in lesioni personali gravissime e omicidio. Nonostante il rinvio a giudizio, i quattro ufficiali risultano irreperibili. 

Corte d'assise cancella il processo
Il processo però viene cancellato: dopo 7 ore di camera di consiglio, il 14 ottobre del 2021, i giudici della III corte d'Assise di Roma hanno deciso che il dibattimento non può avere inizio "perché non esiste la prova che i quattro agenti egiziani conoscano l'esistenza del processo a loro carico". 
Gli atti dell'inchiesta sono tornati dunque al giudice per l'udienza preliminare, che sta nuovamente tentando di notificare agli imputati il procedimento a loro carico, per poi essere in grado di rinviarli nuovamente a giudizio.

Giulio Regeni (Ansa)
Giulio Regeni