20° Congresso del Partito comunista

Xi apre il Congresso del Partito: "La riunificazione con Taiwan ci sarà". Anche a costo della forza

La replica di Taipei:"Nessun compromesso su sovranità e democrazia". Nel suo discorso d'apertura, il presidente cinese difende la sua politica zero-Covid, la lotta alla corruzione e il Pil in crescita ma non cita l'amico Putin né la guerra in Ucraina

Xi apre il Congresso del Partito: "La riunificazione con Taiwan ci sarà". Anche a costo della forza
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Cina, Xi Jinping apre il XX Congresso del Pcc

Duro botta e risposta tra Pechino e Taipei sulla questione dell'indipendenza di Taiwan, mentre è il corso il 20° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese (Pcc). Nel discorso d'apertura il presidente cinese non ha perso tempo e ha inviato un duro avvertimento all'isola dichiarando che Pechino non prometterà mai di rinunciare all'uso della forza per la "riunificazione" dell'isola con la madre patria cinese.

Oggi Taipei, tramite il portavoce dell'ufficio presidenziale, Chang Tun-han, risponde che non accetterà nessun compromesso sulle questioni di sovranità e sulla democrazia e ribadisce che il confronto militare con la Cina non può essere un'opzione percorribile. 

Ma il 69enne leader cinese si è detto determinato a perseguire l'obiettivo della riunificazione "con tutti i mezzi necessari": in fondo ha sottolineato, le misure adottate dopo le grandi proteste a Hong Kong nel 2019 hanno ripristinato l'ordine e garantito che sia governata da patrioti.  Pechino vorrebbe, dunque, applicare lo stesso "sistema" su Taiwan. E non manca di lanciare un chiaro monito agli Stati Uniti:  "Risolvere la questione di Taiwan è un problema dei cinesi, che sarà risolto dai cinesi".  Brucia ancora la la crisi aperta con la visita di Nancy Pelosi all'isola lo scorso agosto.

Xi ha chiarito che le sue parole sono rivolte "unicamente alle forze esterne ed ai pochi separatisti che vogliono l'indipendenza, in nessun modo si intende prendere di mira i nostri compatrioti di Taiwan" verso i quali, afferma, "abbiamo sempre mostrato rispetto ed attenzione,  lavorando per il reciproco beneficio".

Taipei, ha detto a gran voce il portavoce della presidente Tsai Ing-wen, respinge fermamente il modello ”un Paese, due sistemi", in vigore a Hong Kong e che Pechino vorrebbe applicare anche a Taiwan. "La sovranità territoriale, la democrazia e la libertà non possono essere compromesse", è volontà del popolo di Taiwan ha proseguito il portavoce, stigmatizzando il confronto militare e rimarcando la disponibilità a trovare con Pechino, "un metodo reciprocamente accettabile per mantenere la pace e la stabilità nello Stretto di Taiwan".

 

 

Cina, Xi Jinping apre il XX Congresso del Pcc GettyImages
Cina, Xi Jinping apre il XX Congresso del Pcc

“Ci aspettano tempi difficili”, apre così il suo discorso programmatico il presidente cinese rivolgendosi ai delegati nella Grande Sala del Popolo foderata di rosso per l'occasione, vicina a Piazza Tienanmen. "Le ruote della storia stanno marciando verso la riunificazione e il ringiovanimento della grande nazione cinese, a completa riunificazione deve essere realizzata e può essere senza dubbio raggiunta", ha detto Xi Jinping raccogliendo il più forte applauso dai 2300 delegati venuti da ogni angolo della Repubblica popolare, dirigenti che guideranno il partito per il prossimo quinquennio. 

Il presidente ha, quindi, avvertito di "potenziali pericoli" e vorrebbe che la Cina sia "preparata agli scenari peggiori". "Dobbiamo adattarci e prepararci a resistere a venti forti, acque mosse e persino tempeste pericolose", sottolineando che i prossimi cinque anni saranno cruciali, anche a livello internazionale, dove avverranno "cambiamenti globali che non si vedevano da un secolo". 

Un discorso quello di Xi Jinping, durato circa 100minuti, che a sentirlo bene tocca le corde divenute sensibili delle autocrazie, in cui però Xi Jinping si è guardato bene dal menzionare, nemmeno indirettamente, la guerra in Ucraina e la sua amicizia considerata dai due leader "senza limiti" con il presidente Vladimir Putin e la turbolenta scena internazionale in merito alla guerra.  Nessuna menzione a quei Paesi che "la pensano allo stesso modo", come fatto in passato per sottolineare i rapporti internazionali vantati da Pechino, in risposta alle accuse di isolamento.  

Prima di tutto c'è la politica zero-Covid, con controlli alle frontiere, chiusure, test di massa e quarantena obbligatoria, nonostante la crescente frustrazione della popolazione e le ricadute economiche: "Abbiamo dato priorità alle persone e alle loro vite sopra ogni altra cosa, lanciando una guerra a tutto campo contro il virus". 

Poi le rassicurazioni economiche frutto indiscutibile della cultura marxista e del Pcc e dei mandati precedenti da Mao a Deng, partito che "ha portato la Cina dal rialzarsi ed essere prospera a diventare forte", il Pil cinese è salito da 54.000 miliardi di yuan a 114.000 miliardi (circa 16.000 miliardi di dollari), pesando per il 18,5% dell'economia mondiale (+7,2%). puntare allo sviluppo "di altà qualità", tra "hi-tech di alto livello e meccanismo di innovazione tecnologica".  

Infine la lotta alla corruzione che ha eliminato "gravi pericoli latenti" all'interno del partito comunista e dell'esercito, la campagna contro "tigri, mosche" e "volpi", ha permesso di eliminare "i gravi pericoli latenti all'interno del partito, lo Stato e l'esercito". Chi lo critica, invece pensa, che l'iniziativa è stata usata per frenare ed eliminare oppositori e il dissenso all'interno del partito.

Insieme a un vasto parterre di ex-presidenti, dopo settimane di assenza dalla scena pubblica, è riapparso in pubblico anche l'ex vice primo ministro cinese, Zhang Gaoli, per la prima volta dopo le accuse della campionessa di tennis, Peng Shuai, di molestie sessuali in un post sui social cinesi.

Non vi è dubbio che quello che si apre oggi sarà il Congresso della consacrazione di Xi Jinping come segretario generale del Partito, presidente della Repubblica Popolare e capo delle Forze Armate per un inedito terzo mandato, in controtendenza alle norme che avevano garantito la stabilità della politica cinese degli ultimi quarant’anni. Dal 2018 è stato eliminato il limite di due mandati per la presidenza, cosa che permetterebbe a Xi Jinping di governare a vita e di divenire il leader più longevo dai tempi di Mao Zedong.  

Il presidente cinese sembra voler completare la sua opera di accentramento del potere, trasformando nei dieci anni di presidenza le strutture e i processi burocratici del partito e dello stato.  Il Congresso ratifica ogni decisione prese in precedenza dai vertici del partito, e c'è chi attende di capire se il presidente, in carica dal 2013, abbia intenzione di inserire un possibile erede fra i sette membri del Comitato permanente del Politburo, l’organo esecutivo ristretto attraverso cui il Partito governa la Cina.  Nel 2017 contravvenendo a tutte le aspettative non aveva presentato nessuno che potesse sostituirlo: una chiara indicazione della volontà di proseguire al comando. Potrebbe oggi ripetere la stessa scelta, e non sembra voler porre scadenze alla propria leadership.

Esercitazioni militari cinesi nei pressi di Taiwan Lin Jian/Xinhua via AP
Esercitazioni militari cinesi nei pressi di Taiwan