25 novembre: le storie di donne dimenticate

Afghanistan: una bimba di 9 anni venduta per 2.200 dollari

Secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, più di 18 milioni di afghani non sono in grado di nutrirsi ogni giorno

Afghanistan: una bimba di 9 anni venduta per 2.200 dollari
Mohammad Noori/Anadolu Agency via Getty Images
Donne afghane

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è anche un giorno di riflessione sulle donne che nel mondo subiscono abusi, stupri. Che vengono uccise, vendute, barattate come merce. Vivono lontane da noi quindi sono “invisibili”. Non le possiamo toccare, non ci possiamo parlare eppure esistono.

Oggi, 25 novembre, è giusto ricordare anche loro, dimenticate perché la loro nazione non è, al momento, al centro dell’attenzione. Perché ci sono altre situazioni più urgenti. Intanto loro continuano a vivere e morire.

Come le donne, le ragazze, le bambine dell’Afghanistan sotto la “morsa” dei Talebani.

In quella lontana terra, chiusa tra le montagne, si vive la più grande crisi umanitaria del mondo.

Secondo i dati dell’Organizzazione per l’alimentazione e l’agricoltura, più di 18 milioni di afghani non sono in grado di nutrirsi ogni giorno. Questo numero è destinato a salire a quasi 23 milioni. A causa della fame donne e bambini stanno diventano la merce di scambio per il cibo. E una ricerca condotta da Unicef, l’Agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, punta il dito contro il fenomeno delle spose bambine, in netto aumento. Tra i casi peggiori che arrivano dalle cronache locali c’è la vendita di una bambina di 6 anni e di un piccolo di 18 mesi, dati via rispettivamente per 3.350 dollari e 2.800 dollari. In un altro rapporto, una bimba di 9 anni è stata comprata per circa 2.200 dollari sotto forma di pecore, terra e contanti. Come avvertono anche le Nazioni Unite “i divieti talebani che impediscono alle donne di svolgere la maggior parte dei lavori retribuiti hanno colpito proprio le famiglie dove le donne erano le colonne portanti. Anche nelle aree in cui le donne possono ancora lavorare – come l’istruzione e l’assistenza sanitaria – potrebbero non essere in grado di soddisfare i requisiti talebani e sono costrette a compiere tali gesti”. 

Già da novembre 2021, l’Unicef ha riferito che i matrimoni precoci sono in aumento in Afghanistan. Nonostante la legge vieti di sposare minori sotto i 15 anni (e ancora al di sotto dello standard di 18 raccomandato a livello internazionale), sono scambi ampiamente praticati dalle famiglie. Secondo le analisi dell’organizzazione, il matrimonio precoce ha conseguenze devastanti sulla salute di una ragazza per via degli abusi fisici e sessuali ed equivale a una forma di schiavitù moderna. I matrimoni combinati intrappolano le donne in un ciclo di povertà. 

L’incertezza unita all’aumento della povertà ha spinto molte ragazze nel mercato del matrimonio.

Senza accesso alla contraccezione o ai servizi di salute riproduttiva, quasi il 10% delle ragazze afghane di età compresa tra 15 e 19 anni partorisce ogni anno, secondo il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa).

Molte sono troppo giovani per essere in grado di acconsentire al sesso e affrontare complicazioni durante il parto a causa dei loro corpi non sviluppati. I tassi di mortalità legati alla gravidanza per le ragazze di età compresa tra 15 e 19 anni sono più del doppio del tasso per le donne di età compresa tra 20 e 24 anni.

Bambine afghane a scuola Bilal Guler/Anadolu Agency via Getty Images
Bambine afghane a scuola

Storie di ordinaria violenza

La Cnn e la BBC hanno fatto reportage. Una specie di viaggio all’inferno, nelle province più povere e ha racconto racconti di padri che acquistano i tranquillanti per “far dormire i figli” per evitare che chiedano il cibo. La fame si placa con le benzodiazepine.

E la fame, la povertà si “domina” vendendo le proprie bambine in cambio, come abbiamo detto, di pecore, terra e contanti.  

Una delle storie raccolte è quella di Parwana Malik, una bambina di 9 anni. L’uomo che vuole comprarla, con una folta barba bianca, dice di avere 55 anni, ma per Parwana è solo “un vecchio” che la picchierà e la costringerà a lavorare nella sua casa. 

I suoi genitori dicono di non avere scelta, in quanto per anni hanno vissuto di stenti in un campo di sfollati nella provincia nordoccidentale di Badghis, solo grazie ad aiuti umanitari e lavori umili che permettevano loro di guadagnare pochi dollari al giorno

I leader talebani di Badghis, in uno dei “soliti” proclami verbali, affermano che distribuiranno cibo per impedire alle famiglie di vendere le proprie figlie. “Una volta attuato questo piano, se continuano a vendere i loro figli, li metteremo in prigione”, ha detto Mawlawai Jalaludin, un portavoce del dipartimento di giustizia dei talebani, sperando che questa volta alle parole possano seguire in fretta i fatti.
“È assolutamente catastrofico”, ha affermato Heather Barr, direttore associato della divisione per i diritti delle donne di Human Rights Watch. “Finché una ragazza va a scuola, la sua famiglia è coinvolta nel suo futuro. Non appena una ragazza perde l’istruzione, all’improvviso diventa molto più probabile che si sposi”. E aumentano così le violenze sulle donne.

Torturata a morte, per vendetta. 

Una fine orribile per Hameya. A ucciderla è stato lo stesso marito che l’aveva sposata sei mesi prima. Una tragedia nella tragedia. A riportare la vicenda è il Daily Mail. Hameya era stata data in sposa in nome del tradizionale “badal”, lo scambio delle figlie fra due famiglie a scopo matrimoniale. Il “badal”, spiega ancora il quotidiano britannico, consente a entrambe le famiglie di ridurre il costo del matrimonio evitando di pagare una dote.
Dopo il tragico epilogo delle nozze dell’altra bambina scambiata con Hameya e uccisa dal marito, lo sposo di Hameya avrebbe quindi iniziato a torturarla per vendetta, finendo per ucciderla.

 


 

Donne afghane Victor J. Blue/Bloomberg via Getty Images
Donne afghane