Mondiali di Calcio

Il presidente dell'Iran alla squadra: "Grazie. Avete portato al popolo la dolcezza della vittoria"

"Le buone preghiere della nazione - ha continuato Raisi - vi guideranno nel proseguimento di questo cammino". Alcuni media di opposizione accusano: "Calciatori oggi costretti a cantare l'inno"

Il presidente dell'Iran alla squadra: "Grazie. Avete portato al popolo la dolcezza della vittoria"
AP Photo/Vahid Salemi
Iran, comizio di Ebrahim Raisi durante le manifestazioni davanti all'ambasciata americana

Un cambio di orientamento netto in Iran dopo la vittoria della squadra guidata dal ct Carlos Quiroz sul Galles. Tutt'altri toni dai media nazionali rispetto all'esordio da dimenticare contro l'Inghilterra, caratterizzato peraltro dal silenzio dei calciatori sulle note dell'inno. Un modo per sottolineare il supporto degli atleti alle proteste per la libertà delle donne in patria.  

"I dragoni sono caduti in ginocchio davanti ai ghepardi iraniani", ha titolato in apertura il sito dell'agenzia ufficiale Irna. "I ghepardi - fa eco l'agenzia Isna - sono tornati ai Mondiali dando la caccia ai dragoni".

Titoli in scia con le parole cariche di enfasi pronunciate dal tecnico portoghese a fine partita: "Siamo riusciti a restituire - ha evidenziato - il nostro orgoglio e il nostro prestigio, riconquistando la nostra dignità'".

Il presidente iraniano, Ebrahim Raisi, ha diffuso un messaggio di "ringraziamento" ai membri "laboriosi e zelanti" della nazionale, che "hanno portato al popolo la dolcezza della vittoria". "Le buone preghiere della nazione vi guideranno nel proseguimento di questo cammino", ha aggiunto Raisi nel messaggio diffuso dai media di Stato.

Dopo la sconfitta contro l'Inghilterra e il silenzio sull'inno, i calciatori della nazionale erano stati fortemente criticati dall'ala ultraconservatrice in patria, tanto che il giornale Kayhan li aveva definiti "traditori". 

Oggi hanno intonato l'inno, ma quasi a labbra serrate, tra i sospetti fondati che siano stati oggetto di pressioni e minacce.  Maziar Bahari, fondatore del sito di notizie Iran Wire, ha affermato che i giocatori sono stati chiaramente costretti a cantarlo. "La versione piu' timida mai vista dell'inno della Repubblica islamica. I giocatori - ha denunciato Bahari  - sono stati minacciati di dover cantare".