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Iran, il festival di Cannes scende in campo per Taraneh Alidoosti: "Sia subito rilasciata"

La prestigiosa istituzione cinematografica rende pubblico, sul suo account Twitter, un appello a sostegno dell'attrice premio Oscar per The Client

Iran, il festival di Cannes scende in campo per Taraneh Alidoosti: "Sia subito rilasciata"
instagram @taraneh_alidoosti
Taraneh Alidoosti

Il cinema scende in campo a difesa dei diritti del popolo iraniano. Il festival di Cannes chiede l'immediato rilascio della pluripremiata attrice Taraneh Alidoosti, arrestata sabato scorso in Iran dopo aver pubblicato immagini che la ritraevano senza l'hijab obbligatorio e aver sostenuto, nei suoi post sui social, le proteste innescate dalla morte della 22enne curda iraniana Mahsa Amini mentre era in custodia della polizia religiosa.

"In segno di solidarietà con la lotta pacifica che sta portando avanti per la libertà e i diritti delle donne, il @festival_cannes le estende il suo pieno sostegno", si legge su Twitter. Alidoosti, 38 anni, considerata una delle attrici più influenti nel Paese, ha recitato in vari film del regista iraniano Asghar Farhadi, tra cui Il Cliente, Oscar per il miglior film internazionale nel 2017, ed è stata a Cannes a maggio scorso per promuovere il film Leilàs Brothers. Il festival "condanna fermamente il suo arresto e chiede il suo rilascio immediato", si legge ancora nel tweet.

Diversi gli appelli a favore dell'attrice amata in Iran e nel mondo. A protestare contro il suo arresto, ci sono anche molti registi e cineasti iraniani che si sono ritrovati, per il secondo giorno consecutivo, fuori dal famigerato carcere di Evin a Teheran, rischiando essi stessi l'arresto. Alidoosti non è l'unica attrice detenuta per il coraggio di  prendere parte alla protesta del velo, a Evin c'è anche Hengameh Ghaziani e sempre lì sono rinchiusi registi iraniani di spicco come Jafar Panahi e Mohammad Rasoulof.

Non solo cinema, c'è apprensione per il destino della star anche da parte di altri autorevoli organismi come le Nazioni Unite. Un portavoce dell'Alto commissariato Onu per i diritti umani ha affermato di essere "seriamente preoccupato" per l'arresto dell'attrice iraniana "per aver semplicemente espresso le sue opinioni sulle proteste in corso e in particolare sull'esecuzione di Mohsen Shekari, il primo manifestante ad essere giustiziato nel contesto delle manifestazioni". Anche il gruppo pop britannico dei Pet Shop Boys ha twittato sul caso: "Il governo fascista iraniano ha recentemente giustiziato i manifestanti che Taraneh ha condannato". 

Ma gli appelli della comunità internazionale e dell'Europa rimangono inascoltati da Teheran che non allenta il pugno di ferro, anzi in una riunione del Consiglio supremo della magistratura, il capo della magistratura iraniana Gholamhossein Mohseni Ajaei ha chiesto che le condanne "definitive" dei manifestanti vengano eseguite "senza indugio". Sono almeno 11 quelle ufficiali secondo Amnesty International. Una enormità.