Come a Capitol Hill nel 2021

Brasile, i sostenitori di Bolsonaro assaltano i palazzi delle istituzioni, scontri con la polizia

Migliaia di persone hanno sfondato le transenne e invaso gli edifici che ospitano il Parlamento, il governo e la Corte suprema, tornati sotto il controllo della polizia. Lula convoca oggi una riunione di emergenza. Rimosso il governatore di Brasilia

Brasile, i sostenitori di Bolsonaro assaltano i palazzi delle istituzioni, scontri con la polizia
Ap
Brasile. Assalto dei palazzi del potere

Con sinistri echi che rimandano all’assalto al Congresso di Washington del 6 gennaio 2021, a Brasilia è andato in scena qualcosa di molto simile: migliaia di sostenitori dell’ex presidente Jair Bolsonaro (circa 10-15 mila persone, dicono fonti oculari), scontrandosi con la polizia, hanno invaso il palazzo del Congresso nazionale, nella capitale brasiliana. Sono stati presi d'assalto anche altri palazzi delle istituzioni del Paese, come la Corte Suprema, il Palazzo Planalto (sede del governo) e quello del Tribunale supremo federale. 

E, proprio a proposito di questi ultimi edifici, secondo informazioni confermate, la polizia brasiliana ne ha ripreso il controllo. Lo riferisce O Globo, aggiungendo che le forze di sicurezza sono ancora impegnate a far sgomberare i sostenitori di Bolsonaro dal Parlamento. La polizia militare del Distretto Federale ha riferito di aver già arrestato almeno 200 rivoltosi che hanno invaso gli edifici. Il ministro della Giustizia Flavio Dino ha parlato anche di 40 bus sequestrati che si sono diretti a Brasilia. Ed ha poi aggiunto che sono stati identificati anche "tutti i finanziatori di tali autobus. Ci sono ancora persone, in questo momento, su Internet, che parlano di continuità degli atti terroristici. E non saranno in grado di distruggere la democrazia brasiliana”. Dino ha infine detto che l'assedio dei “bolsonaristi” è stato un “atto di terrorismo”, di "golpismo" e “Bolsonaro è politicamente responsabile”.

Le forze di sicurezza hanno espulso i bolsonaristi sparando bombe lacrimogene. Gli assalitori sono ancora concentrati sul prato dell'Esplanada dos Ministerios, dietro un cordone allestito dai militari, secondo quanto riferisce sempre O Globo.

Il presidente della Corte suprema federale - dopo gli attacchi vandalici - ha deciso la rimozione del governatore del distretto federale di Brasialia, Ibaneis Rocha. Lo riporta O Globo. Ieri Ibaneis aveva rilasciato un video in cui si scusava con Lula per gli eventi. Il presidente brasiliano lo aveva accusato di non aver preso le misure necessarie per impedire l'invasione e il saccheggio delle istituzioni democratiche. Sempre ieri lo stesso Rocha aveva annunciato la destituzione del suo segretario alla Sicurezza, Anderson Torres.

Come mostrano alcune immagini circolate sui social, vestiti con magliette verdeoro, i sostenitori dell’ex capitano dell’esercito brasiliano, sconfitto alle ultime elezioni da Luiz Inácio Lula da Silva, hanno percorso le rampe che danno accesso al Palazzo presidenziale, nel tentativo di occupare il tetto del moderno edificio progettato da Oscar Niemeyer.

Testimoni oculari hanno detto che all'offensiva, realizzata al grido di “pulizia generale!” e cantando l'inno nazionale brasiliano, hanno partecipato almeno 10-15 mila persone.

La polizia militare ha sparato proiettili di gomma e stordenti dagli elicotteri per disperdere i manifestanti. Lo riportano i media locali. Tutte le finestre del primo piano del Senato sono state distrutte e alcuni dei manifestanti sono entrati al secondo piano. L'intervento di due elicotteri della Polizia federale e militare del Distretto federale è avvenuto nei confronti dei manifestanti raccolti sulla piazza dei Tre Poteri. Il portale di notizie Metropoles ha pubblicato un video in cui si osservano i velivoli che sparano a più riprese gas stordenti e anche proiettili di gomma. Grazie a questa azione, un certo numero di manifestanti si sono allontanati dalla piazza dirigendosi verso la sede del Tribunale supremo.

Il presidente brasiliano Lula da Silva oggi ha convocato una riunione di emergenza dei 27 governatori. Ieri - subito dopo aver appreso dei disordini - aveva invece tenuto una riunione d'emergenza con i ministri dell'esecutivo. Lula si trovava ad Araquara, nello Stato di San Paolo, in visita ad alcune aree alluvionate. Alla riunione hanno partecipato i ministri della Difesa, della Giustizia e dei Rapporti istituzionali. Lo riportano i media locali. Il Presidente brasiliano subito dopo si recato a Brasilia dove ha visitato i tre palazzi che sono stati violati: "Potete essere certi che queste cose non si ripeteranno, cercheremo di scoprire chi ha finanziato tutto questo” ha dichiarato.

Lula ha definito l'attacco alle istituzioni democratiche del Brasile “vandalo e fascista”. Il capo dello Stato ha decretato l'intervento delle forze federali. “Tutti i responsabili saranno individuati e giudicati, queste persone devono essere punite in modo esemplare” ha poi aggiunto Lula. “Valutiamo la possibilità” di schierare “l'esercito per far sgomberare”. Il presidente brasiliano ha anche ordinato la chiusura del centro di Brasilia, dove si trovano gli edifici amministrativi e governativi, per 24 ore, in attesa che la Guardia nazionale ripristini l'ordine, riporta la Bbc. Lula si è poi scagliato contro la polizia del Distretto Federale in un tweet: “La polizia del Distretto Federale deve fare la sicurezza nel Distretto Federale e non l'ha fatto. Per incompetenza e malafede delle persone che si occupano della sicurezza del Distretto Federale”.

Il presidente del Senato, Rodrigo Pacheco, ha ripudiato gli “atti di terrorismo” visti a Brasilia e ha affermato che i golpisti devono “subire immediatamente tutto il rigore della legge”. Pacheco ha anche detto di aver parlato al telefono con il governatore di Brasilia, Ibaneis Rocha. “Ho parlato poco fa, per telefono, con il governatore del Distretto Federale, Ibaneis Rocha”, che lo ha informato che “sta concentrando gli sforzi di tutto l'apparato di polizia per controllare la situazione”, aggiungendo che “le forze di sicurezza del Distretto Federale sono impegnate insieme oltre al contingente di polizia di cui dispone il Parlamento”.

Le forze dell’ordine erano state costrette a usare gas lacrimogeni per disperdere la folla. L'area intorno al Congresso era stata transennata dalle autorità, ma i “bolsonaristi” - che si rifiutano di accettare l'elezione di Lula - sono riusciti a sfondare i cordoni di sicurezza e alcune decine di loro sono saliti sulla rampa del complesso monumentale per occupare il tetto della struttura.

“Il disordine è inconcepibile e la mancanza di rispetto per le istituzioni è inaccettabile. Ho stabilito che tutti i membri della Polizia Militare e della Polizia Civile agiscano con fermezza affinché l'ordine venga ripristinato con la massima urgenza. Il vandalismo e la depredazione saranno combattuti con il rigore della legge” ha scritto su Twitter Anderson Torres, ex ministro della Giustizia e delle Pubblica sicurezza del governo Bolsonaro, attualmente segretario di Pubblica sicurezza del Distretto federale. Intanto, l'organo che rappresenta il Paese di fronte alla Giustizia, l'Advocacia Geral da Uniao (Agu), ha appena presentato una richiesta di arresto immediato di Anderson Torres. A seguito dell'assedio ai palazzi del potere, il governatore Ibaneis Rocha ne aveva deciso l'esonero.

La deputata Joice Hasselmann ha twittato: “Bolsonaristi radicali che istigano al golpe militare stanno cercando di invadere il Congresso nazionale”.

I sostenitori dell'ex presidente hanno fatto irruzione nella sede del Parlamento e nell'edificio del Planalto, sede dell'esecutivo e, secondo quanto riporta il canale Cnn Brasile, anche nell'edificio del Tribunale supremo elettorale (Tse). A Palazzo Planalto, nel piazzale dove si trovano la sede della residenza presidenziale, il Parlamento brasiliano e della Corte suprema, sono “stati rotti i vetri delle finestre”. I manifestanti sono giunti sul posto dopo aver sfondato un blocco delle forze di sicurezza al termine di una prevista manifestazione a sostegno dell'ex presidente.

I sostenitori di Bolsonaro non accettano la vittoria di Lula alle ultime presidenziali e centinaia di loro si sono accampati davanti al Quartier generale dell'esercito, a Brasilia, già il giorno dopo il secondo turno delle elezioni, il 30 ottobre scorso.

E proprio l'ex Presidente Bolsonaro - tramite tweet - ha condannato quanto avvenuto: "Le manifestazioni pacifiche, sotto forma di legge, fanno parte della democrazia. Tuttavia, i saccheggi e le invasioni di edifici pubblici come avvenuti oggi, così come quelli praticati dalla sinistra nel 2013 e nel 2017, sfuggono alla regola" ha aggiunto.

“Respingo le accuse, senza prove, a me attribuite dall'attuale capo di Stato del Brasile. Durante tutto il mio mandato, ho sempre rispettato la Costituzione, rispettando e difendendo le leggi, la democrazia, la trasparenza e la nostra sacra libertà” ha poi replicato - sempre tramite social - Bolsonaro rispondendo così alle accuse arrivate da Brasilia dal Presidente Lula subito dopo i violenti attacchi dei suoi sostenitori alle istituzioni brasiliane. L'ex presidente è attualmente in Florida dal 30 dicembre scorso, poco prima dell'insediamento di Luiz Inàcio Lula da Silva, tenutasi il 1 gennaio. Bolsonaro ha già visitato la Florida nel 2020 e in quell'occasione ha soggiornato al club di Mar-a-Lago dell'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Palm Beach. 

Condanne unanimi sono arrivate anche dall'estero: gli Usa, la Spagna, la Francia, la vicina Argentina, sono tanti in questi minuti i governi e le rappresentanze diplomatiche che condannano il gesto violento.

"Quanto accade in Brasile non può lasciarci indifferenti. Le immagini dell'irruzione nelle sedi istituzionali sono inaccettabili e incompatibili con qualsiasi forma di dissenso  democratico. E' urgente un ritorno alla normalità ed esprimiamo solidarietà alle Istituzioni brasiliane". Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni.

Anche il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani scrive su Twitter: “Sto seguendo con preoccupazione quanto sta accadendo in Brasile. Ogni atto di violenza contro le istituzioni democratiche deve essere condannato con grande fermezza. I risultati elettorali vanno sempre e comunque rispettati”. 

Il presidente Usa Joe Biden ha definito "terribile" l'attacco ai palazzi del governo brasiliano. Biden ha fatto questo commento, rispondendo alle domande dei giornalisti nel corso della sua visita in Texas, tra El Paso e Juarez, al confine con il Messico, per l'emergenza migranti.

“La violenza non ha posto in una democrazia. Condanniamo fermamente gli attacchi alle istituzioni del potere esecutivo, legislativo e giudiziario a Brasilia, che sono anche un attacco alla democrazia. Non c'è giustificazione per questi atti”. Così, in un tweet, l'incaricato d'affari dell'ambasciata americana a Brasilia, Douglas Koneff. “Condanniamo gli attacchi di oggi alla Presidenza, al Congresso e alla Corte Suprema del Brasile. Usare la violenza per attaccare le istituzioni democratiche è sempre inaccettabile. Ci uniamo al presidente Lula nel sollecitare la fine immediata di queste azioni”. Lo ha scritto su Twitter il segretario di Stato americano, Antony Blinken.

“La volontà del popolo brasiliano e delle istituzioni democratiche deve essere rispettata. Il presidente Lula può contare sull'immancabile appoggio della Francia”. Così in un tweet il presidente francese Emmanuel Macron.

“Condanna assoluta dell'assalto alle istituzioni democratiche del Brasile. Pieno sostegno al presidente Lula Da Silva, democraticamente eletto da milioni di brasiliani attraverso elezioni giuste e libere” scrive in un tweet il presidente del Consiglio Ue, Charles Michel. “Profondamente preoccupata per quanto sta accadendo in Brasile. La democrazia deve essere sempre rispettata. Il Parlamento europeo sta dalla parte del governo Lula e di tutte le istituzioni legittimamente e democraticamente elette”. Lo scrive in un tweet la presidente dell'Eurocamera Roberta Metsola.

Il presidente argentino Alberto Fernandez ha affermato che l'attacco avvenuto oggi alle sedi delle istituzioni democratiche del Brasile rappresenta un “tentativo di colpo di Stato”.

L'Onu ha condannato gli atti antidemocratici avvenuti in Praca dos Tres Poderes. In una nota, l'Onu ha chiesto alle autorità brasiliane di dare priorità al ripristino dell'ordine e alla difesa della democrazia.