Il nuovo capo delle operazioni militari in Ucraina

Chi è Valery Gerasimov, il teorico della "guerra ibrida"

Il generale, finora capo di Stato maggiore generale delle Forze armate russe, è l'uomo che siede alla destra del presidente Putin e, insieme al ministro della Difesa Shoigu, uno dei tre ad aver pianificato fin dall'inizio l'invasione in Ucraina

Chi è Valery Gerasimov, il teorico della "guerra ibrida"
ALEXANDER NEMENOV/AFP via Getty Images
Valery Gerasimov, 67 anni, è nato l'8 settembre 1955 nella città di Kazan, sul fiume Volga, capitale dell'etnia tartara.

Valery Gerasimov prende il posto di Sergei Surovikin come nuovo comandante dell'operazione speciale russa in Ucraina. Surovikin rimane suo vice, insieme al comandante delle forze di terra, Oleg Salyukov, e al vice capo di stato maggiore Alexei Kim, ha scritto oggi l'agenzia Ria Novosti. 

La decisione è stata motivata dal ministero della Difesa russo a causa della "espansione delle dimensioni dei compiti" e alla necessità di una "maggiore efficienza". 

Chi è Valery Gerasimov

Il generale Valery Gerasimov, fino ad adesso capo di Stato maggiore generale delle Forze armate della Russia, è stato fin dall'inizio della guerra l'uomo che siede alla destra del presidente Vladimir Putin, e una delle sole tre persone, insieme al presidente e al ministro della difesa Shoigu, che hanno pianificato i dettagli della guerra fin dal suo inizio. 

Parlare di Valery Gerasimov significa parlare di guerra ibrida, dunque della discussa dottrina “Gerasimov”, la teoria elaborata dall'alto ufficiale che prevede di attaccare l'avversario non solo sul piano militare ma anche su quello economico, cognitivo, tecnologico e informatico facendo largo ricorso a procedure non convenzionali.

La teoria della “guerra ibrida”

Sul campo di battaglia post-moderno per Gerasimov, alle tradizionali unità di manovra e di supporto logistico è preferibile schierare piccole unità flessibili ed estremamente mobili, rapide nell’azione e, magari, prive di insegne e distintivi che possano ricondurre alla loro appartenenza e nazionalità, le cosiddette “forze speciali”.

Disinformazione, armi psicologiche, difesa degli interessi fuori dal proprio territorio sono le nuove parole d’ordine nel quadro di una cosiddetta “autodifesa attiva”, perché la "dottrina Gerasimov", almeno per Mark Galeotti, colui che per la prima volta l'ha presentata come tale, non sarebbe una dottrina offensiva ma un compendio su come la Russia deve difendersi nel nuovo contesto internazionale. Insomma in scena entrano gli hackers, i signori della cyber war, con il compito di colpire i centri nevralgici dell’economia, della società, della politica di uno Stato.

Valery Gerasimov OZAN KOSE/AFP via Getty Images
Valery Gerasimov

Valery Gerasimov, 67 anni, è nato l'8 settembre 1955 nella città di Kazan, sul fiume Volga, capitale dell'etnia tartara.

Ha iniziato la sua carriera militare nel 1977 con il Gruppo Nord delle Forze armate russe.I suoi primi incarichi sono nei distretti militari dell'Estremo Oriente e del Baltico, per diventare capo di stato maggiore della 58ª armata nel distretto militare del Caucaso settentrionale nel 1999, poco prima che scoppiasse la seconda guerra cecena.

Durante la sua permanenza in Cecenia, è stato personalmente coinvolto nell'arresto di Yury Budanov, un colonnello dell'esercito successivamente condannato per l'omicidio di una ragazza cecena. Ciò che condusse la giornalista Anna Politkovskaja, aspra critica del conflitto ceceno e probabilmente per questo poi assassinata nel 2006, a descriverlo come "un uomo che è stato in grado di preservare l'onore di un ufficiale" durante la guerra.

Ed è proprio nel secondo conflitto ceceno, avviato da Vladimir Putin, che le doti militari di Gerasimov si fanno particolarmente notare e la sua carriera riceve grande impulso.

Tra il 2003 e il 2005 il generale Gerasimov è capo di stato maggiore del distretto militare dell'Estremo Oriente. Durante la sua permanenza viene rimproverato per alcune epidemie di massa scoppiate tra i coscritti, apparentemente l'unico segno nero sul suo record di carriera.

Ha poi continuato a servire come comandante dei distretti militari che coprono San Pietroburgo e Mosca, prima di diventare vice capo di stato maggiore. Il 23 dicembre del 2010 è nominato vice capo di stato maggiore delle forze armate. È l’ultimo passo prima della nomina, il 9 novembre 2012, sempre ad opera di Vladimir Putin a capo di stato maggiore delle forze armate russe, incarico ricoperto ancora oggi. 

E' interessante notare che la nomina arriva pochi giorni dopo quella di Sergei Shoigu a ministro della Difesa. Il duo ancora oggi è percepito come uno dei più fedeli seguaci di Putin.

A volte descritto come “l’uomo che non ride mai”, Gerasimov è sposato e ha due figli, un maschio e una femmina, che non cita mai nelle sue dichiarazioni pubbliche e che riesce con qualche successo a tener lontano dalle attenzioni della stampa.

La guerra in Ucraina  

Non sorprende che il Cremlino, all'inizio della guerra, abbia deciso di mettere sotto i riflettori Shoigu e Gerasimov. Agli occhi di Putin, sono gli architetti della campagna di successo per annettere la Crimea nel 2014, della strategia militare russa in Siria e del sostegno ai ribelli filo-russi nella regione del Donbass.

Quando il 24 febbraio Putin decide di attaccare l’Ucraina, su Gerasimov si diffondono però diverse voci contraddittorie. Il 26 febbraio, per alcuni, l'alto ufficiale sarebbe stato infatti allontanato da una riunione dallo stesso Putin, alcune fonti parlano addirittura di un suo “commissariamento” dall’esercito e di una destituzione de facto.

Il 29 aprile invece, un segnale di senso opposto, il capo di stato maggiore, secondo alcune fonti ucraine, è presente fisicamente nel Donbass, a coordinare, prendendosi qualche rischio, le operazioni sul campo di battaglia e non invece da Mosca. 

La nomina di Gerasimov (e il parziale siluramento di Surovikin) dietro le quinte

Gerasimov, dall'inizio visto come il principale architetto dell'azione russa in Ucraina, è stato anche ampiamente accusato per le varie battute d'arresto militari di Mosca. Tra i suoi critici c'è quel Yevgeny Prigozhin, uomo d'affari milionario con stretti legami con Putin e appaltatore del Gruppo Wagner, che sta conquistando un ruolo sempre più importante nei combattimenti in questa fase nel Donbass e che ha accusato Gerasimov di incompetenza. 

Tale critica è stata condivisa anche dal leader ceceno, Ramzan Kadyrov, che ha dispiegato truppe dalla sua regione a combattere in Ucraina e ha ripetutamente esortato il Cremlino ad alzare la posta nel conflitto. Le critiche di Prigozhin e Kadyrov nei confronti di Gerasimov sono salite al culmine a settembre, quando le truppe russe sono state costrette a ritirarsi dalla regione ucraina nord-orientale di Kharkiv a causa della rapida controffensiva ucraina. Kadyrov ha accusato in particolare Gerasimov di coprire il suo protetto, il colonnello generale Alexander Lapin, che era a capo delle truppe in ritirata dalla regione di Kharkiv. 

Nonostante tali attacchi, Lapin è stato promosso a capo di stato maggiore delle forze di terra all'inizio di questa settimana. La sua promozione insieme alla nuova nomina di Gerasimov sembrano segnalare che Prigozhin e Kadyrov hanno poca influenza sul processo decisionale del Cremlino nonostante la loro crescente attività pubblica. Quello che sembra certo è che la retrocessione al ruolo di n. 2 del generale Surovikin nel comando delle forze militari generali in Ucraina segnala che, sebbene Putin non fosse del tutto soddisfatto del suo comando, nutre ancora fiducia nell'esperienza del generale. Subito dopo la nomina di Surovikin in ottobre, le truppe russe si sono ritirate dalla città meridionale di Kherson sotto il peso di una controffensiva ucraina.