Non solo esecuzioni

Iran, le milizie mirano ai volti dei manifestanti: decine di giovani colpiti agli occhi

Almeno 200 persone hanno perso un occhio o la vista a causa della dura repressione delle proteste ordinata dagli ayatollah, molti i post sui social che documentano tali violenze, fatti considerati crimini contro l'umanità

Iran, le milizie mirano ai volti dei manifestanti: decine di giovani colpiti agli occhi
Instagram @faribakarimita
Giovani colpiti agli occhi in Iran

Pallottole letali e non, lacrimogeni, proiettili "pellet" (pallini di metallo), manganelli, usati dalle forze di sicurezza sui manifestanti, spesso pacifici, che negli ultimi mesi partecipano alla massiccia protesta antigovernativa iraniana.  

Sono oltre 500, a oggi, le persone che hanno perso la vita a causa della dura repressione messa in atto dagli ayatollah, e sono almeno 200, soprattutto giovani e giovanissimi (l'età media di chi manifesta è sui 20 anni), i manifestanti che hanno subito gravi lesioni agli occhi dopo essere stati colpiti dalle Guardie della Rivoluzione o dalla milizia basij, incaricati di mantenere l'ordine e lo status quo della teocrazia sciita al potere nella Repubblica islamica dal 1979.

Il numero esatto di lesioni traumatiche agli occhi dei manifestanti non è noto. Inchieste condotte dal New York Times e da IranWire hanno esaminato le cartelle cliniche di alcune delle vittime e hanno consultato medici e avvocati, che hanno denunciato casi di traumi oculari, globi rotti, nervi ottici recisi e retine danneggiate, atti che, secondo alcuni, potrebbero configurarsi come crimini contro l'umanità.

A nulla è servito l'appello dell'Associazione iraniana di oftalmologia di avvertire le autorità competenti sulle conseguenze delle ferite causate da fucili da caccia e pistole paintball. Molti manifestanti avevano frammenti di metallo o gomma conficcati nella testa. I rapporti citano i medici degli ospedali di Teheran e della provincia occidentale del Kurdistan, area da cui proveniva l'eroina simbolo della protesta Mahsa Amini dove la repressione è stata particolarmente intensa. Altre inchieste hanno evidenziato come le pallottole mirassero soprattuto al viso e ai genitali.  

Tuttavia sono stati loro, le ragazze e i ragazzi iraniani della protesta cominciata col rifiuto del velo obbligatorio, a postare per primi sui social le gravi ferite agli occhi o la perdita di quest'ultimi, uno o due a seconda dei casi. 

Ghazal Ranjkesh prima e dopo essere stata colpita dai proiettili "pellet" Instagram @faribakarimita
Ghazal Ranjkesh prima e dopo essere stata colpita dai proiettili "pellet"

Un post divenuto particolarmente virale quello di Ghazal Ranjkesh, una studentessa di giurisprudenza della città meridionale di Bandar Abbas, che su Instagram ha pubblicato una foto del suo bellissimo sguardo prima e dopo la scarica di pellet. Ranjkesh racconta che il 15 novembre scorso stava tornando a casa con sua madre, quando un agente di polizia le ha sparato un proiettile di metallo in faccia a distanza ravvicinata. "Avevo degli occhi molto belli, me lo dicevano tutti". "L'ultima immagine che il mio occhio destro ha registrato è stata la faccia sorridente di un uomo mentre mi sparava", ha scritto la giovane sulla sua pagina Instagram. Ma io sono più di questo". 

Eppure scrive ancora la giovane "Sono sopravvissuta e devo vivere; perché ho una storia che non è ancora finita. Perché non ho ancora visto il giorno che 'devo' vedere". In molti le hanno scritto in segno di solidarietà definendola “eroina” dell'Iran.

Ali Mohammadi è stato colpito tre settimane fa da un proiettile ad Hamadan, a Sud-est di Teheran in una zona a maggiornaza curda. “La libertà è più importante della luce degli occhi” aveva scritto l'attivista Arin Bakhtiari, che ha riportato gli accadimenti del giorno in cui è stato ferito Alì. Anche lui considerato dagli amici “eroe dell'Iran”, due giorni fa ha postato un'altra foto di sè in cui prova nostalgia per quel suo occhio sinistro distrutto solo perchè manifestava nelle strade.

 

 

Giovani colpiti agli occhi in Iran Instagram @faribakarimita
Giovani colpiti agli occhi in Iran

Ma la repressione non risparmia nessuno, neanche i bambini. Benita una bambina di 5 anni e mezzo “deve vedere il mondo con un occhio solo per il resto della sua vita”, ha detto a IranWire un parente stretto che vuole restare nell'anonimato. Colpita da circa 20 pallini di metallo sparati dalla polizia. L'intera famiglia sarebbe stata messa sotto pressione dalle autorità per non diffondere la storia della povera bimba. La nonna di Benita ha detto che nessuno dovrebbe chiamarli, perché qualcuno è andato a casa loro e controllano tutto".  Il fatto accaduto ad Afsaneh una sera in cui la polizia si è scontrata con i manifestanti nel vicolo che porta al condominio dove abita il nonno di Benita: “I bambini stavano giocando quando all'improvviso hanno sentito un rumore”.

Bimba ferita in Iran Web
Bimba ferita in Iran

I birdshot sono piccoli pallini di metallo, la loro dimensione varia da 1,75 mm a 5,8 mm. La portata effettiva dei "colpi di uccello" è di circa 45 metri. Una pistola paintball ha un serbatoio ad aria compressa che spara proiettili. Quest'arma è stata ampiamente utilizzata nelle recenti proteste e ci sono state segnalazioni di agenti di sicurezza che usano pallini di metallo o gomma dura invece di proiettili di paintball. Sono state pubblicate immagini di pistole paintball prodotte dalla società statunitense TippMann e utilizzate per reprimere le proteste.

Pellet Web
Pellet

Oltre a colpire gli occhi, secondo le ong che si occupano di diritti umani, la repressione ha fatto altri 5000 feriti in generale, 20000 arresti e 500 vittime di cui 70 sono bambini. 

Il pugno duro della Repubblica islamica sulla protesta è stato fortemente criticato dal mondo occidentale in questi mesi scatenando l'ira degli ayatollah che si sono scagliati contro Europa e Usa accusandoli di interferire negli affari interni dell'Iran. Teheran ha duramente contestatol'emendamento recentemente approvato dal Parlamento europeo che chiede l'inserimento delle Guardie della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni ritenute terroriste dall'Unione europea a causa della repressione delle proteste. Per ora l'iniziativa si è arenata “serve” una sentenza di un tribunale di un paese membro per procedere, ha detto Joseph Borrell.

Eppure nonostante questo, Teheran è convinta che "I nemici sono stati sconfitti nonostante i loro tentativi di utilizzare i recenti disordini in Iran per destabilizzare il paese". Lo ha affermato il vice comandante delle Guardie della rivoluzione iraniana, il contrammiraglio Ali Fadavi. "I nemici non hanno smesso di essere ostili nei confronti della Repubblica islamica per un solo giorno nei quarant'anni passati", ha aggiunto il militare, come riporta Irna. In questi mesi, Teheran ha regolarmente accusato Stati Uniti, Europa e Israele di sostenere le proteste con l'obiettivo di indebolire il grande Paese del Medioriente.