La repressione

In Iran oltre 100 a rischio esecuzione. Onu: "Pena di morte usata come arma contro i cittadini"

Il bilancio dell'ong Iran Human right secondo cui tra chi rischia l'esecuzione della pena capitale ci sono anche diversi minori. La Bbc parla anche di "morti sospette" come quella di un giornalista rilasciato che dopo si sarebbe "suicidato"

In Iran oltre 100 a rischio esecuzione. Onu: "Pena di morte usata come arma contro i cittadini"
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Iran, un'immagine simbolica degli arresti e delle condanne a morte per impiccagione durante la protesta iniziata nel settembre 2022

109 manifestanti arrestati che rischiano di essere condannati a morte e giustiziati in Iran, tra loro anche minori. E' la stima della ong con sede ad Oslo Iran Human Rights che sottolinea come i processi avvengano a porte chiuse e senza tutela legale.

La ong sottolinea inoltre che il numero potrebbe essere anche maggiore perchè le autorità di Teheran esercitano pressioni sulle famiglie dei condannati affinchè non rendano pubbliche le loro vicende. Nell'elenco reso pubblicata dalla ong, la maggior parte dei manifestanti hanno tra i 20 e i 30 anni e alcuni sono minorenni. 

L'Iran "sta usando la pena di morte come arma per punire la popolazione che esercita i suoi diritti di base, come quello di organizzare o partecipare a manifestazioni, e schiacciare il dissenso in diretta violazione del diritto internazionale sui diritti umani", ha detto l'Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk. "L'Iran ha superato la linea rossa, il punto di non ritorno, cominciando a eseguire le condanne a morte. L'Italia è contraria alla pena di morte", torna a ribadire il ministro degli Esteri Antonio Tajani che di recente ha convocato l'ambasciatore iraniano "chiedendo con grande fermezza la sospensione della pena di morte e il dialogo fra autorità politiche e manifestanti - aggiunge - tanto è vero che c'è stata una reazione indispettita da parte del regime", ha detto a Radio Anch'io.

Ieri un altro bilancio ha reso ancor più dolorose le notizie che arrivano dalla Repubblica islamica dell'Iran: secondo Hrana sono 519 le vittime della violenta repressione delle proteste in corso da oramai quattro mesi innescata dalla morte di Mahsa Amini la 22enne curda, avvenuta mentre era in custodia della polizia morale per aver indossato l'hijab in modo scorretto. Tra le vittime ci sono 70 minori e 68 membri delle forze di sicurezza, mentre sul piano delle condanne a morte sono altre 4 quelle già emesse dalla magistratura.

In particolare c'è preoccupazione per altri due giovani a rischio esecuzione: Mohammad Ghobadlou, 22 anni e Mohammad Boroughani, 19 anni. Uno è accusato della morte di un agente di polizia mentre l'altro di avere incendiato l'edificio di una prefettura durante le dimostrazioni con in mano un coltello. "La loro esecuzione è stata fermata per 'procedimenti legali incompleti'", ha fatto sapere il media Mizan. In molti compresi i familiari dei condannati, si sono radunati davanti al carcere di Rajaeishahr a Karaj dopo che si era diffusa la notizia di un loro trasferimento in celle di isolamento per essere successivamente impiccati in pubblico. Immagini che le autorità mostrano nel tentativo di fermare le proteste col terrore, come già accaduto per l'impiccagione pubblica di Majidreza Rahnavard.

Mohsen Jafarirad giornalista iraniano - (Iran) @twitter
Mohsen Jafarirad giornalista iraniano - (Iran)

Sempre secondo Hrana sarebbero almeno 19000 i manifestanti arrestati in questi ultimi mesi di proteste. Tra loro c'è anche chi riesce a uscire, ma non per vivere. E' il caso divenuto virale sui social del giornalista Mohsen Jafarirad che si sarebbe "suicidato" dopo essere stato scarcerato. Lo riferisce la Bbc persian in base ad alcuni report provenienti dal Paese. La morte del reporter 36enne, critico cinematografico e documentarista, è stata resa nota dal collega Hoshang Golmakani direttore della rivista Film Amrooz, su Instagram che si è chiesto come mai una persona che riottiene la libertà si tolga la vita subito dopo: "Suicidio dopo la libertà. Qualche settimana fa, durante i disordini a Karaj, Moshen èstato arrestato mentre si recava a casa sua. Poi è stato rilasciato", ha raccontato Golmakani. 

Non sarebbe il primo suicidio dopo il rilascio dalle carceri iraniane e qualcuno lo collega al fatto che ai detenuti sono date forti dosi di famaci e sostanze psichedeliche che tra gli effetti collaterali, quando si smette, generano anche pensieri suicidi.  Secondo il sito Al Arabiya in lingua farsi Jafarirad era riuscito, dopo due settimane di prigione, a convincere le forze di sicurezza della sua non partecipazione alle proteste, ma una volta scarcerato è tornato a casa e si è suicidato prendendo delle pillole.  La Bbc parla di “morti sospette”.

Agli arrestati si aggiunge una detenuta eccellente: Faezeh Hashemi Rafsanjani, figlia dell'ex presidente, in carica per 9 anni dal 1989 al 1997, è stata condannata a cinque anni di prigione. La procura di Teheran l'aveva incriminata per "propaganda contro il sistema" già a settembre e "per incitamento ai disordini" durante le proteste per la morte di Mahsa Amini.

Ma il clero guidato dall'ayatollah Ali Khamenei alza il tiro ordinando alla polizia di rafforzare il pugno duro. "La polizia ha recentemente ricevuto una direttiva dal pubblico ministero che ordina di agire con fermezza contro qualsiasi violazione dell'uso del velo", ha detto Abdolsamad Khoramabadi, il sostituto procuratore, citato dall'agenzia di stampa Mehr. In questo contesto, "i tribunali devono condannare i trasgressori non solo con multe, ma anche con ulteriori sanzioni come l'esilio, l'interdizione dall'esercizio di una determinata professione e la chiusura delle sue attività", ha aggiunto Khoramabadi. Le misure si applicano a chiunque non rispetti l'obbligo di indossare il velo, come una donna ma anche un ristoratore o un commerciante che accoglie una cliente senza hijab. Dopo l'inizio del movimento di protesta a metà settembre, sempre più donne stanno uscendo a capo scoperto, senza provocare alcuna reazione da parte della polizia. All'inizio di gennaio, però, i media locali hanno riferito che la polizia ha ripreso a monitorare l'uso dell'hijab dentro le automobili, inviando messaggi al proprietario della macchina con a bordo una donna non velata. "L'assenza di velo è un reato flagrante e la polizia deve arrestare i responsabili e assicurarli alla giustizia", ha detto il sostituto procuratore. Nelle ultime settimane la giustizia ha chiuso diversi caffè e ristoranti per aver servito clienti senza hijab. 

Ma la paura non ferma la protesta: oggi l'atleta iraniana di taekwondo Nahid Kiani, vincitrice di medaglie di bronzo ai Campionati asiatici 2016 eai Giochi asiatici 2018, ha pubblicato una immagine sui social che la ritrae senza hijab, il velo islamico. Prima di lei diverse le atlete a cui non è mancato lo stesso coraggio, una su tutte Elnaz Rekabi, che ha poi "pagato" il gesto con la distruzione della sua casa di famiglia.