Cronaca di un genocidio annunciato

Brasile, la strage degli ultimi indios amazzonici: Lula manda l'esercito

Nell'Amazzonia brasiliana, l’invasione illegale dei cercatori d’oro provoca un’emergenza sanitaria nel territorio degli Yanomami. Il governo Lula passa all'azione: intervengono le forze armate

Brasile, la strage degli ultimi indios amazzonici: Lula manda l'esercito
IBAMA via AP
Brasile, minatori illegali cacciati dalle terre indigene

E' qualcosa di più di un'operazione di ordine pubblico. E' il tentativo di arginare un genocidio.

Quando i primi soldati brasiliani sono arrivati giorni fa nella più grande riserva indigena amazzonica, quella degli indios Yanomami, si sono trovati di fronte allo scenario di una catastrofe umanitaria: malattie, fame, acque inquinate, foresta ridotta in cenere. 
E' il risultato della lenta ma inesorabile invasione dei cercatori d'oro, illegali e ben armati, nelle terre che la legge brasiliana riconosce ad uso esclusivo dei nativi: un'area grande come il Portogallo, tra gli stati di Roraima e Amazonas. Gli Yanomani, che vivono in queste foreste da migliaia di anni, sono ora circa 30mila. I minatori irregolari, secondo le stime, sono più di 20mila: usano i machete per farsi strada, le armi per cacciare gli indigeni, il mercurio per separare l'oro. 

Il mercurio allo stato volatile entra nel ciclo dell’acqua, torna a terra attraverso le piogge e contamina il suolo e le falde acquifere, devastando l’ecosistema e compromettendo la salute di chiunque vi venga in contatto. Molti dei nativi espulsi dalle loro terre presentano sintomi di avvelenamento, oltre ad altre infezioni, malaria e denutrizione. Un rapporto pubblicato ieri dal ministero brasiliano della Salute rivela che i minatori illegali hanno invaso e smantellato con la forza quattro centri medici operativi in questo territorio enorme. Un altro ambulatorio è nella città di Boa Vista ed è qui che sono stati trasferiti i casi più gravi: circa 700 Yanomami, un numero tre volte superiore alla capacità del centro.

I minatori, detti garimpeiros, provengono solitamente dalle regioni più povere del Brasile, come lo stato del Maranhao nel Nordest del Paese. Si muovono attraversando la selva in sandali, portano le loro poche cose in uno zaino, dormono nelle tende. Ma sono armati. E la loro attività è alimentata da logistiche sofisticate, alimentate da investitori che nella foresta non mettono mai piede ma ne traggono lauti profitti: piste d'atterraggio illegali per trasportare materiali e persone, aerei ed elicotteri con le matricole modificate o registrate a compagnie di facciata, reti di comunicazione clandestine, distribuzione illegale di carburanti e così via.

Il governo dell'ex presidente Jair Bolsonaro li aveva lasciati fare, promettendo anzi di legalizzare sia l'estrazione mineraria che il disboscamento della foresta.

Ora il nuovo presidente, Luiz Inácio Lula da Silva, ha deciso di cambiare politica: ha preso una delle prime decisioni forti del suo mandato e ha spedito le forze armate a contrastare la strage silenziosa degli indios. Un'operazione che potrebbe durare mesi. Il governo federale ha prima dichiarato lo stato di emergenza sanitaria per i nativi e poi bloccato lo spazio aereo sopra la riserva per impedire ai garimpeiros di ricevere rifornimenti e armi.

Brasile, minatori illegali cacciati dalle terre indigene AP Photo/Edmar Barros
Brasile, minatori illegali cacciati dalle terre indigene

Nel primo intervento, l'Agenzia brasiliana per l'Ambiente Ibama con il supporto della Guardia nazionale ha sequestrato o distrutto un aeroplano, un elicottero, un bulldozer, baracche e hangar, fucili, barche, tonnellate di cibo e carburante, generatori, frigoriferi, antenne di comunicazione. Molti minatori hanno deciso di abbandonare l'impresa e tornare nelle città.

Nelle ultime ore, anche il ministro della Difesa Jose Mucio Monteiro e i comandanti delle forze armate sono arrivati nello stato di Roraima per sovraintendere all'operazione. "Ci preoccupa in primis la questione umanitaria, dobbiamo risolvere la situazione degli indios, le malattie, ritirare le persone che sono isolate e non possono uscire" dai loro villaggi, ha dichiarato il ministro.

"Questa operazione arriva fin troppo tardi", dice Sarah Shenker, numero uno della ONG Survival International: "E' assolutamente vitale che le autorità espellano i minatori dalle zone indigene e li tengano fuori: hanno devastato le vite degli Yanomani troppo a lungo, causando indicibile miseria e distruzione. Ci vorranno anni prima che i nativi e la loro foresta riescano a riprendersi".
 

Brasile, protesta degli indigeni che chiedono migliori condizioni sanitarie Ap Photo
Brasile, protesta degli indigeni che chiedono migliori condizioni sanitarie