La vittoria alle primarie

Elly Schlein, l' "underdog" con cui il Pd prova a voltare pagina

La vittoria con il 53,8% contro il 46,2% di Bonaccini ha rovesciato il voto degli iscritti. Al lavoro con "spirito unitario", dicono nel partito. Il passaggio di consegne con Letta. Fioroni lascia: "Non è più il Pd che ho fondato"

Elly Schlein, l' "underdog" con cui il Pd prova a voltare pagina
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Elly Schlein

Metodo e visione. Lavoro, ambiente, diritti. Partire da qui per ricominciare. Elly Schlein, neo segretaria del Partito Democratico, nel suo primo discorso da leader indica punti di partenza e obiettivi; ha davanti a sé una sfida complessa, determinante per le sorti del partito nato nel 2007 e in cerca di una rinnovata identità.  Il risultato di ieri, una vittoria con il 53,8% contro il 46,2% di Stefano Bonaccini, che ha smentito le previsioni e disatteso la volontà degli iscritti (il cui voto a maggioranza qualche giorno fa aveva decretato la vittoria di presidente della regione Emilia-Romagna) segna una svolta definitiva nel segno della discontinuità: il “popolo delle primarie” (più di un milione le persone ai gazebo) ha consegnato ai dirigenti Dem una indicazione chiara, la volontà di rottura con vecchi schemi e la necessità di un cambiamento radicale che coinvolga tutte le anime del partito, vincitori e vinti. Anche per questo il compito della Schlein, classe 1985, scelta come prima donna alla guida del Pd, definita l' "underdog" della sinistra, sarà tutt'altro che facile. C'è da ricostruire un tessuto identitario, logorato da tensioni interne e da una crisi con l'elettorato che deve essere superata. “Ringrazio il popolo democratico, un popolo che si è riunito e ha risposto alla chiamata. Ora la responsabilità e non tradire questa fiducia e avere l'ossessione di riportare al voto i tanti che si sono astenuti negli ultimi anni” ha detto la neo segretaria. Con un avvertimento: "Saremo un problema per il governo di Giorgia Meloni. Daremo un contributo a organizzare le opposizioni a difesa dei poveri, contro un governo che li colpisce, saremo a difesa della scuola pubblica nel momento in cui il governo tace davanti a una aggressione squadrista. Staremo a fare e barricate contro ogni taglio alla sanità".

Fair play da parte della presidente del Consiglio: "Congratulazioni a Elly Schlein  e complimenti al Pd per la mobilitazione dei suoi elettori nel congresso. Spero che l'elezione di una giovane donna alla guida di via del Nazareno possa aiutare la sinistra a guardare avanti e non indietro". Nel suo discorso Elly Schlein ha tracciato le linee del programma del suo Pd. "Il popolo democratico è vivo, c'è ed è pronto a rialzarsi con una linea chiara". E con la voce rotta dall'emozione la neo segretaria ha festeggiato: "Ce l'abbiamo fatta, insieme abbiamo fatto una piccola grande rivoluzione, anche questa volta non ci hanno visto arrivare". 

Ma il ribaltone uscito dal voto dei gazebo non può però non avere strascichi sugli equilibri interni da ristabilire; il fatto che per la prima volta non diventi segretario il candidato più votato nei circoli dagli iscritti porta inevitabilmente a un riassetto tra le correnti e una riflessione su quello che sarà il futuro posizionamento all'interno del centrosinistra, a cominciare dalla partita delle alleanze e dal rapporto con il M5s.  L'ipotesi, sostenuta ad esempio da Goffredo Bettini in un post su Facebook, è quella di uno spostamento a sinistra: "Si mette a capo del partito, per la prima volta, una donna e una femminista; si dà un segno di radicale innovazione, anche tenendo conto della giovanissima età di Elly Schlein; si è espressa, in forme diverse, una spinta a collocare il Pd più a sinistra" ha scritto il dirigente Pd. Insomma un partito di sinistra-centro, dove per le componenti più centriste, a cominciare dagli ex Popolari, comincia una fase diversa. C'è inoltre il tema della politica estera che, con la guerra in corso in Ucraina, deve essere presto affrontato. Quale sarà la posizione sullo stop alle forniture di armi? La risposta è uno dei primi nodi da sciogliere sulla questione.

Intanto, la prima forte scossa arriva da Giuseppe Fioroni, ex dirigente della Margherita e tra i fondatori del Pd, che annuncia di lasciare il partito: "Io auguro buon lavoro a Schlein che legittimamente sta costruendo un partito non di centrosinistra ma di sinistra. Non è un caso che rientrano quelli di sinistra, Speranza, Bersani, che erano usciti perche il Pd sembrava troppo di centro. Io credo che però questo che questo soggetto politico che Schlein vuole costruire sia distante e distinto dal Pd che fondai insieme con tanti amici dei popolari e della Margherita nel 2007" dice. "Non è un caso che sabato 25 con tanti amici popolari e altri amici abbiamo lanciato la piattaforma 'Popolare-Tempi nuovi'. Non vogliamo fare un nuovo partito - aggiunge - ma rilanciare le idee del popolarismo partendo dal basso. Assistiamo a  una marginalizzazione dei popolari in tutti i soggetti".

E non è un caso che, anche a questo proposito, nel Terzo Polo già ci si prepara alla possibile scissione dei Dem. "L' esigenza nel Paese di una casa riformista più larga, più solida e nettamente alternativa ai populisti sarà più urgente che mai".  Anche Maria Elena Boschi vede nella vittoria della Schlein l'apertura di una "stagione molto interessante per i riformisti". Mentre Elena Bonetti, vice presidente della Federazione Azione-Italia Viva, commenta su Twitter:  "E' un altro passo avanti, al di là delle posizioni, per le donne e i partiti del nostro Paese, che hanno bisogno di leadership femminile e stanno cambiando". 

Nel Pd, le prime reazioni, indicano l'intenzione di procedere nel segno di uno “spirito unitario" con l'augurio di “buon lavoro”.  Così le capigruppo Debora Serracchiani e Simona Malpezzi, così "Il senatore ed ex ministro Graziano Delrio. "Le scissioni sono una sciagura, sempre. E di solito sono il frutto di errori di entrambe le parti. In Emilia-Romagna si dice 'per fare un fosso ci vogliono due rive'. Se il Pd non tradisce la sua ispirazione originaria e conserva il suo valore, che è fatto di diverse culture e sensibilità, io rischi non ne vedo. La campagna delle primarie è stato un confronto molto sereno. Ognuno si sentirà a casa sua se si faranno scelte condivise".  Tra i suoi sostenitori, il primo a parlare è stato Dario Franceschini, ex segretario del partito e più volte ministro della Beni culturali, che ha parlato di "Un'onda travolgente cui nessuno credeva. Un'onda di speranze, di rabbia, di orgoglio, di entusiasmo" e dell'inizio "davvero una nuova storia". Di pagina nuova parla Walter Verini: “Il Pd con Elly Schlein segretaria può e deve scrivere una pagina nuova. Con tanta parte del Paese. Con l'aiuto sincero e leale di tutti iscritti ed elettori. Con quello di Bonaccini. Insieme. Radici Pd e 'sguardo dritto e aperto nel futuro' ”.

Una linea conciliante che è la stessa manifestata subito da Stefano Bonaccini: "Elly è stata più capace di intercettare una richiesta di rinnovamento. Sento la responsabilità di darle una mano. Io sono a disposizione", ha detto il presidente dell'Emilia Romagna. E in vista del passaggio di consegne, con il segretario uscente Enrico Letta, che gli ha fatto gli auguri affermando che "Riuscirà laddove io non ce l'ho fatta", la stessa Schlein ha chiamato il partito all'unità: "Da domani lavoreremo insieme nell'interesse del paese. Lavoreremo per l'unità, il mio impegno è di essere la segretaria di tutte e di tutti, per tornare a vincere" ha detto Schlein. 

A sancire la vittoria il voto delle grandi città: Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, ma anche Palermo e Napoli hanno fatto pendere l'ago della bilancia a favore dell'ex animatrice di "Occupy Pd", il movimento di protesta contro i 101 franchi tiratori che in Parlamento nel 2013 fermarono la corsa di Romano Prodi verso il Quirinale. Da allora sono passati dieci anni, diverse segreterie -  Renzi, Martina, Zingaretti, Letta - e Schlein, che aveva lasciato il Pd nel 2015, otto anni dopo torna sulla scena da protagonista, a sopresa, l' "underdog”, con cui provare a voltare pagina. Una volta per tutte.